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An Ethological Approach to Dependent and Oppositional-Defiant Personality Disorders.

(Italian language) Un approccio etologico ai Disturbi Dipendente ed Oppositivista-Provocatore della Personalità.

As an alternative to other explanatory hypotheses on the Personality Disorders, the author proposes an ethological one, according to which, in the absence of other determinant organic or environmental or psychological factors clinically detectable or by tests, the Dependent Disorder derives from a Neuro-Endocrine System genetically inherited and programmed, for the purpose of the individual survival, to use the strategy of dependence on protective figures, typical of the infantile phase of the psychophysical development of normal individuals, and, on the contrary, the Oppositional-Defiant Disorder, from a S.N.-E. inherited and programmed to use the independence strategy, typical of the adolescent phase.

In alternativa ad altre ipotesi esplicative dei disturbi della personalità, l’autore ne propone una etologica, secondo la quale, in assenza di altri fattori organici od ambientali o psicologici determinanti, rilevabili clinicamente o con test, il Disturbo Dipendente deriva dall’avere ereditato un Sistema Neuro-Endocrino programmato geneticamente, ai fini della sopravvivenza individuale, all’uso della strategia della dipendenza da figure protettive, tipica della fase infantile dello sviluppo psicofisico degli individui normali, ed, all’opposto, il Disturbo Oppositivo-Provocatore, dall’avere ereditato un S. N.-E. programmato all’uso della strategia dell’indipendenza, tipica della fase adolescenziale.

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I DD. SS. MM., in passato, hanno fatto descrizioni (qui riportate in sintesi) delle persone con Disturbo Dipendente della Personalità come caratterizzate dalla percezione di sé stesse come incapaci di funzionare autonomamente, da sentimenti di solitudine, dalla necessità pervasiva ed eccessiva di cercare persone dalle quali essere accudite e protette e, conseguentemente, dal timore di separarsi da loro e dalla tendenza a sottomettervisi, funzionale a suscitare in loro la protezione e l’accudimento agognati.
Più in particolare, tali persone, anche da adulti ed ancor di più da adolescenti e da bambini o da ammalati o da bisognosi di vari aiuti, sono state descritte con difficoltà a prendere decisioni ed a fare progetti; a prendere iniziative e ad attendere che siano altri a prenderle per loro; a trovare sicurezza in sé e ad assumersi responsabilità; ad esprimere la loro ira ed a contrastare coloro ai quali si affidano, per il timore di perderne l’aiuto sperato; a dare aiuto ad altri od, all’opposto, a non opporsi a richieste di commettere azioni illegali, pur di non perdere gli appoggi; persino, a manifestarsi competenti nei loro campi di attività, sempre per il timore di appare incapaci ed indipendenti e di perdere la presenza altrui; etc. Cioè, tali persone sono state descritte come passive dal punto di vista ideo-motorio ed incapaci di indipendenza funzionale. Per la esperienza dello scrivente autore, tali descrizioni corrispondono solo in parte alla realtà.

In the following essay he will describe the feeling, thinking and acting ways of those people, that disturb their socio-cultural fitting without compromising too much it. These doing ways are manifested in several behavioral patterns, but he thinks that they have a common “core” characterizing them in repeated, excessive and pervasive ways that he will try to describe and explain by an ethological viewpoint. The method of analysis that he will use will be predominantly psychoclinic.

Secondo le sue osservazioni, in assenza di altri fattori organici od ambientali o psicologici determinanti, le descrizioni dei Dipendenti che non aiutano gli altri corrispondono, ma non perché sono incapaci di farlo intellettualmente o fisicamente; bensì, indipendentemente da ciò, perché, prevale in loro la tendenza a cercare aiuti, protezione e dipendenza; cioè, accudimento da altri che percepiscono come adatti all’uopo. Infatti, tranne in qualche caso grave in cui sono coinvolti come adulti (per esempio, un figlio in pericolo di vita o di bisogno di aiuto economico) loro tendono a preoccuparsi esclusivamente per loro stessi. Nei rari casi in cui dànno aiuto il loro intervento non è spontaneo, ma auto-imposto dettato dalle convenzioni sociali e/o da emotività e/o da valutazioni razionali e risulta piuttosto disarticolato, incoerente ed inadeguato. Solitamente, il loro aiuto è solo verbale, esteriore, formale, banale, materiale, di circostanza. Loro non sanno coordinare le proprie cognizioni, affetti ed emozioni in modi adeguati alle circostanze e risultano inadeguati, inefficienti e, di solito, anche inefficaci come helpers.
Quando qualcuno ha bisogno di aiuto, loro non tendono ad immedesimarsi ed a compartecipare ai suoi problemi. Anche quando costui è il “tutore” da loro individuato accade che, “en surface”, soffrono per lui; in realtà, soffrono per la mancanza o carenza di accudimento da parte sua che, a sua volta, è in stato di bisogno e non è nelle condizioni di accudirli al meglio! Per esempio, se un loro tutore si ammala, più che soffrire realmente per lui, loro soffrono per i mancati o carenti servigi che egli può rendere a loro e l’eventuale ”aiuto” che gli danno è finalizzato, piuttosto, a rimetterlo in condizioni di poterli accudire nuovamente al meglio! In altri campi e circostanze, però, mostrano di avere doti che usano a loro fini! Quindi, per lo più, si tratta non di incapacità, ma del prevalere in loro della tendenza a cercare l’aiuto da altri.

Anche le descrizioni della loro passività psichica e comportamentale solo in parte corrispondono all’esperienza professionale di questo autore: solo per le attività pratiche che loro dovrebbero svolgere per loro stessi e, in parte, per la delega ad altri di decisioni da prendere nella vita. Infatti, chi ha li frequentati a lungo (come ha potuto fare l’autore di questo breve saggio, per 19 anni, come psicologo in servizi di psicologia scolastici; per 17 anni, e come Esperto in Psicologia e Criminologia dell’ex-Ministero di Grazia e Giustizia Italiano; per quattro anni, in un istituto di rieducazione per minori e, per 33 anni, in servizi psichiatrici dove è più difficile trovare tali soggetti) può notare che loro sono, invece, iperattivi e manipolatori in diversi modi: 1) nel selezionare e scegliere i loro “tutori-servitori” (analizzano, selezionano e scelgono quelli più capaci di soddisfare le loro numerose esigenze); od, in carenza o mancanza di “tutori-servitori” disponibili, 2) nell’adoperarsi, premeditatamente e coscientemente, a metterne altri potenziali attualmente indisponibili in condizioni di ricattabilità morale o legale, per poterli poi usare, a loro fini; 3) nel monitorarne poi l’accudimento che hanno offerto a loro (nel tempo e con l’esperienza, loro sviluppano una grande abilità, che gli deriva dal lungo e costante esercizio di sfruttamento delle capacità e delle altrui risorse psico-fisiche, a cogliere gli eventuali cali di attenzione, di pazienza, di disponibilità, di rassicurazione, etc. nei loro confronti e la esercitano come “campanello di allarme preventivo”, allo scopo di capire fino a che punto massimo di sfruttamento sono arrivati, dopo di che si attivano per cercare eventuali “tutori-servitori” sostitutivi); 4) nello sfruttare al massimo le risorse dei “tutori-servitori” disponibili; 5) nel fare sempre nuove richieste di accudimento in modi che sembrano insaziabili; 6) nell’indurre i “tutori-servitori” a fare di più per loro, se non sono soddisfatti dei servigi da loro resi, ricorrendo anche a ricatti affettivi (per esempio, portano ad essi il broncio come equivalente emotivo inespresso di insoddisfazione, di frustrazione e di ostilità, o mostrano un umore basso, come equivalente inespresso di richiesta di maggiori bisogni di aiuto, o simulano disturbi fisici o sviluppano involontariamente disturbi psicosomatici come equivalenti affettivi di scarico che rimpiazzano le azioni concrete volontarie, etc.); 7) nel ricorrere ad una serie di tecniche e tattiche per implementarne le capacità di accudimento, renderli più efficienti ed attualizzarne le potenzialità (per esempio, con esortazioni, incoraggiamenti, negazioni di loro limiti o di loro eventuali malattie od anche di loro eventuale stanchezza, etc.); 8) nel curare anche i rapporti con più di un “tutore”, se uno lo reputano insufficiente a soddisfare le loro numerose esigenze, o nell’usare ognuno di essi per servigi diversi, in base alle capacità e disponibilità individuali, passando dall’uno all’altro, scientemente, a seconda delle loro necessità; 9) nel preparare psicologicamente eventuali “tutori-servitori” “di riserva” se gli attuali sono insoddisfacenti; 10) nell’essere poco riconoscenti dell’aiuto che hanno già ricevuto; anzi, nel mostrarsi perennemente insoddisfatti ed, addirittura, nello offenderli, se sono troppo frustrati per il loro insoddisfacente operato, per stimolarli a fare di più per loro; 11) nel commettere anche nefandezze nei loro confronti, trascinati dall’ira per la frustrazione dei loro bisogni (per esempio, se si sentono trascurati o abbandonati, possono tradirli e passare dalla parte degli avversari o “giocare con due mazzi di carte”, per avere servigi dagli uni e dagli altri) e 12), quelli di loro che sono più aggressivi, persino nell’essere vendicativi. Per tali motivi, così come tutti gli individui con disturbi della personalità, di solito, loro risultano inaffidabili eticamente e legalmente.

Quanto appena descritto per i Dipendenti vale soprattutto per gli adulti, ma 13) egli ha osservato che alcuni di loro, già nell’adolescenza, cominciano ad organizzarsi ed a programmare la loro vita futura da dipendenti (per esempio, selezionano il partner o la sua famiglia o il tipo di lavoro da svolgere in futuro o le amicizie da frequentare, in funzione dei loro bisogni di dipendenza ed accudimento).

Per quanto riguarda le possibili deleghe delle scelte di vita, è vero che le dànno ai “tutori-servitori” che hanno scelto e che nel loro ambiente di vita o di lavoro percepiscono come più adatti di altri, ma è anche vero che si tratta, per lo più, di scelte che riguardano attività concrete da svolgere (per esempio, il disbrigo di pratiche burocratiche, la spesa da fare, le visite mediche, le medicine da comprare, l’accompagnamento da amici od a scuola, etc.), non importanti decisioni di vita. Si può trattare di decisioni importanti di vita solo se li percepiscono come più competenti di loro in merito alle decisioni da prendere.

In sintesi, dal punto di vista cognitivo e comportamentale loro sono iper-attivi, altro che passivi, prima, nell’organizzare la loro vita futura come persone che debbono essere accudite da qualcuno e, poi, nel selezionarne, monitorarne e valutarne l’operato. Questo autore ha osservato che loro possono modificare i pensieri e comportamenti che li caratterizzano solo dopo intensi e/o lunghi periodi di crisi emotiva che modificano le loro percezioni della realtà.

All statistically “normal” humans need in some way or extent or circumstance to depend on someone. In the individuals mentioned here, this need is greater and more continuous than the average, to the point that they could be called “hyper-dependent”.
According to other Authors such as, for example, A. T. Beck and A. Freeman (see “Cognitive therapy of personality disorders”, published in Italy by Skinner in 1993), it’s possible to do distinctive profiles of these disorders on the basis of typical bahavioral, emotional and cognitive traits hyper- compared to others hypodeveloped. Here the concepts “hyper-” and “hypo-” are used with different meanings. So the “Hyper-Dependents” play a little business for themselves, surely, according to the social roles expected at least in Western Culture and the two Authors consider them “hypo-developed”. Instead the author of this work consider them “hyper-developed”, because of their biologic instinctive survival strategy dependence on other people (in psychoanalytic terminology: “nourishers”) who actively they seek to identify in their environment and invest in that role. Moreover, the two Authors about said have attributed a great importance to the aetiological cognitive patterns and ways of developing information. In fact the cognitive patterns and ways of thinking influence the bahavior and even some bodily functions. Particularly the human brain has the capacity to create new nerve and it’s the basis of the effects of certain forms of learning, psychotherapy, rehabilitation of psychiatric rehabilitation and neurological too. But the cognitive patterns and ways of thinking are influenced even by biological, organic or constitutional, factors; particularly those endocrine- and those neurological.

Infatti, loro non si concepiscono come indipendenti e autonomi, ma solo come dipendenti-da-qualcuno e la spinta a cercare e manipolare dei “tutori-servitori” è interiore, automatica, egosintonica, un impulso impellente da soddisfare. La loro ansia di dipendenza ed aiuto li porta ad agire in modi non convenzionali che suscitano meraviglia od ilarità od irritazione negli altri. Essa “acceca”, in parte, tutta la loro visione della realtà: per esempio, non fa loro percepire adeguatamente le esigenze ed i problemi personali dei “tutori” che possono percepire come “indisponibili”, per “insensibilità” o “cinismo” o “cattiveria” se non soddisfano le loro aspettative!

Tali individui cercano come protettori, innanzitutto, le madri naturali e, se non è possibile, cercano “figure materne sostitutive”: in ordine di preferenza, di solito, il coniuge, i figli, gli amici o persino i vicini di casa od altri conoscenti. In mancanza o carenza di “figure materne” reali, possono addirittura cercare figure immaginarie, ma rassicuranti, come, per esempio, i santi.

Come genitori risultano assolutamente inadeguati sia affettivamente che dal punto di vista dei comportamenti socio-culturali attesi per il loro ruolo. Se i figli attraversano periodi di crisi economica o di salute o corrono rischi di qualche genere possono racimolare le loro scarse risorse e metterle assieme alle loro conoscenze su come dei genitori si debbono comportare nelle circostanze, per cercare di comportarsi da tali. Ma, bene presto, la tendenza a dipendere riprende il sopravvento e loro tornano a fare i “figli”. Diventano più adeguati solo in tarda età, quando hanno imparato qualcosa di come avrebbero dovuto comportarsi in precedenza. Ma, di solito, è troppo tardi per recuperare il rapporto affettivo coi figli e sociale coi coetanei.

I loro modi di fare risultano, di solito, infantili e così anche i loro interessi: per esempio, da adulti, i maschi possono continuare ad interessarsi ai trenini e le femmine alle bambole. Ciò può far già ipotizzare una fissazione a stadi infantili dello sviluppo e della maturazione. L’ipotesi è sostenuta dai contenuti infantili e di nutrimento che li accomunano e che si trovano in gran quantità nei loro protocolli Rorschach non accompagnati da peculiari, comuni altri segni di anomalie psichiche così come neanche alla osservazione psicoclinica.

Persino le posture che assumono, automaticamente o volontariamente, nelle circostanze che lo richiedono, possono essere quelle di “abbandonati” o di “indifesi” e sono finalizzate anch’esse a manipolare i loro “tutori-servitori”, per indurli ad occuparsi di loro: possono stare imbronciati, a capo chino, taciturni, le braccia poggiate sulle gambe, ma attenti ad ascoltare quello che accade attorno a loro… Fanno ciò senza provare vergogna o sensi di colpa, poiché sentono come una sorta di “diritto naturale” l’essere accuditi da chi ha, secondo loro, il “dovere” di farlo (appunto, i loro “tutori-servitori”) che li legittima moralmente a pretendere la soddisfazione dei loro bisogni, ad adirarsi se ciò non accade ed a sentirsi soli, abbandonati e traditi da coloro che dovrebbero accudirli.

As mentioned in the topic about the Megalomaniac Traits of Personality, published in this website, the megalomaniacs also have traits of personal immaturity. But they grasp it only in their privacy: in relationships with their “sexual partners” or friends or their children; not in public, where always they show super-confident or even arrogant.

Gli Approfittatori possono tenere simili comportamenti, ma “ad arte”, in modi finalizzati al raggiungimento di loro scopi pratici. Le diversità consistono nel fatto che costoro non sono coinvolti affettivamente ed emotivamente come gli Iper-Dipendenti, sono più lucidi e più consapevoli nel cercare di avere ciò che sanno bene che non gli spetta di diritto e nell’agire immoralmente o addirittura illegalmente. Tuttavia, come scritto prima, anche la manipolazione da parte degli Iper-Dipendenti può essere talvolta consapevole, volontaria ed, a volte, addirittura, cinica.

In his professional esperience the author don’t found common educational or environmental or situational or experienzial factor in direct relation of causa-effect with these behaviours. He found familiarity with other Personality Disorders: Oppositional-Defiants, Megalomaniacs and Narcissist. As before written he found also that these behaviours and feelings are ego-syntonic for all them and that the pulses to act itself prevail in all them upon all rational different argument of adult and family figures, teachers, psychologist and psychiatrists.
These observations with the common results to the Rorschach Test is the why he think that these feelings and behaviours araise from other factors: an inherited Nervous-Endocrine System characterizing in stable and pervasive ways their personality so that it disturbs their environmental, social and cultural fitting without compromise exscessilely it, as rilevated by the past DD.SS.MM., and that shows itself as personality traits. The childhood is a phase of maturation of almost all living beings, especially those belonging to the upper steps of the Phylogenetic Scale and base the individuals and species survival on the dependence from some individuals, usually adults, perceived by them as capable of providing protection. The Hyper-Dependents people remain attached to that phase even in adulthood maybe as a strategy of survival.

This author thinks that the “Hyper-Dependents” perform to others their “state of abandon and need”, to attract their attention, groped to obtain their “cares” and meet their needs of child dependency as an instinctive strategy of survival. The C.N.S. of the mostly of them is likely characterized by a structure whose stage of neurological maturation is comparable to the children development of normal (well balanced) CC. NN. SS. of human and animal individuals.

Altri indizi, che alla base di tali fenomeni c’è una fissazione a fasi biologiche di maturazione, si possono trovare, oltre che nei suddetti aspetti caratteriali, in alcuni loro aspetti somatici, anch’essi caratterizzati da immaturità, e persino in alcuni valori biologici del sangue che sono tipici di età cronologiche precedenti!

Henri Ey, capo della Scuola Organogenetica francese, nel suo Manuale di psichiatria, edito in Italia da Masson, alle pagg. 131-132, a proposito della Semiologia dei disturbi del carattere, sempre secondo chi scrive, è l’autore che più si avvicina al concetto di costituzionalità e di origine genetica della etiologia di tale Disturbo così com’è qui suggerito. Secondo Ey, normalmente, si eredita una struttura di base temperamentale che viene elaborata nel tempo, in base alle esperienze ed all’apprendimento, la quale, secondo chi scrive, per tale motivo, in parte, cambia negli anni, si adegua sempre meglio all’ambiente socio-culturale e naturale e risulta più funzionale alla sopravvivenza.
Nei casi di patologia del carattere, invece, sempre secondo Ey, gli individui rimangono saldati a quella struttura temperamentale che è meno plastica di quelle normali. Per tale motivo, secondo chi scrive, essa risulta più costante negli anni, si stempera solo a tarda età (forse per il venir meno dell’azione ormonale), si adatta meno all’ambiente naturale e socio-culturale e risulta meno funzionale alla sopravvivenza. Sempre secondo chi scrive, tale minore plasticità dipende dall’iper-sviluppo e dall’iperattività dell’istinto di dipendenza, a detrimento di altre parti e funzioni, che si manifesta coi comportamenti sopradescritti. La dipendenza è fisiologica e funzionale alla sopravvivenza nei periodi iniziali della vita di tutti gli esseri viventi appartenenti ai gradini più alti della Scala Filogenetica. Ma nei Dipendenti ostacola gli aggiustamenti della personalità necessari in età adulta ad un migliore adattamento e che crea squilibri nella loro personalità adulta.
Nelle persone normali esso diminuisce nel corso della e, prima o poi, viene superato e sostituito in età adulta da una maggiore capacità di autonomia e dalla tendenza ad instaurare rapporti paritari più bilanciati di autonomia-dipendenza. Nella maggior parte dei normali rimane solo un minimo di quell’originario istinto di dipendenza che si può manifestare nei confronti del partner, dei parenti, degli amici, dei colleghi di lavoro, etc.

La ricerca di dipendenza nei Dipendenti è simile a quella dei bambini normali i quali però si evolvono e raggiungono, dunque, una certa autonomia. Loro, invece, non si evolvono, restano “ancorati” (come dice H. Ey) ad uno stato infantile ed i comportamenti ed i vissuti che ne derivano, da adulti, risultano, di solito, poco efficaci, ai fini della sopravvivenza, specialmente nelle attuali società. Nelle antiche società tribali così come nei branchi animali e nelle piccole comunità umane attuali, tale Disturbo risulta più funzionale alla sopravvivenza, poiché esse, più di altre, sono caratterizzate da solidarietà e comunitarismo, e tali comportamenti e vissuti sfruttano maggiormente la comunità, rinsaldano i rapporti tra i membri, erano e sono più accettati. Nelle moderne grandi società, soprattutto quelle occidentali, tale Disturbo risulta meno funzionale alla sopravvivenza, poiché essa dipende dal trovare “tutori-servitori” adatti alle loro esigenze e ciò è molto difficile in tali società che, più di altre, sono caratterizzate da competitivismo ed individualismo.

Questo autore ritiene che anche il concetto di ”oralità” della caratterologia psicoanalitica si avvicina al concetto qui suggerito di Disturbo Dipendente della Personalità, poiché si rifà a concetti di costituzionalità, quando parla di “fissazione orale” e poiché coglie gli aspetti di ingordigia di tali individui. Infatti, il concetto di “oralità”, in estrema sintesi, comprende quello di avidità nel tentativo di soddisfare le proprie esigenze che caratterizza i Dipendenti. zione dei loro desideri erotici, sadici, scoptofilici, tossicomaniaci, alcoolici, etc.
Cioè, l’“oralità”, o istinto di dipendenza come l’autore preferisce chiamarlo qui, spiega bene l’iperattività dei dipendenti nel procurarsi e nel tentare di gestire i “tutori-servitori”-servitori.

Con la sua concezione psicodinamica dei disturbi psichici, generalmente, la psicoanalisi preferisce parlare di “nevrosi del carattere” piuttosto che di Disturbi della Personalità. Tuttavia, per esempio, un grande psicoanalista come Otto Fenichel, nel suo Trattato di Psicoanalisi, edito in Italia da Astrolabio, nel Capitolo XVI sulle Nevrosi d’impulso, alle pagg. 419-421, parla di “Caratteri dominati dagli istinti” e, nel Capitolo XX sui caratteri patologici, alle pagg. 520-606, parla di “Squilibri del carattere”. In particolare, alle pagg. 521-522, egli scrive: ”Il carattere dell’uomo [normale: n. d. a.] è determinato socialmente. L’ambiente impone delusioni specifiche, blocca alcune reazioni a queste delusioni e ne facilita altre; suggerisce alcuni modi di trattare coi conflitti (…); crea perfino dei desideri ponendo e formando specifici ideali. Le diverse società (…) applicano misure educative diverse (…). La nostra [occidentale: n.d.a.] (…) sembra essere caratterizzata da conflitti [nevrotici: n.d.a.] tra ideali di indipendenza individuale (creati durante il sorgere del capitalismo …) e desideri regressivi di dipendenza passiva (creati dalla debolezza dell’individuo rispetto alla [insicurezza sociale: n.d.a.]). Ma nel paragrafo 2, sui “Tratti di carattere patologici”, alla pag. 525, oltre alla possibile “regressione”, egli considera anche la “fissazione” tra i “concetti base di questa patologia. Se un Io non è pienamente sviluppato – Egli scrive – o è retrocesso a fasi precedenti del suo sviluppo, i modi abituali di reazione dell’Io, chiamati carattere, saranno ugualmente arcaici. (…) Lo sviluppo [normale: n.d.a.] dell’Io è caratterizzato da (…): oralità, analità, genitalità, [etc.])

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Per quanto concerne gli Oppositivisti-Provocatori, in passato i DD. SS. MM. li hanno descritti fino alla fine della adolescenza, come se la struttura della loro personalità svanisse successivamente e non meritasse le dovute attenzioni da parte degli specialisti. Vero è che tali persone si incontrano raramente nei servizi psichiatrici e psicologici per adulti e nelle carceri (tranne in quelle dei paesi con regimi autoritari dove è più facile incontrare oppositori al sistema politico-giudiziario locale) e che, forse per questo, sono usciti dalle attenzioni di molti psichiatri e psicologi. Ma è vero anche che, senza l’intervento di fattori modificativi, la loro struttura di personalità permane nel tempo e causa a loro problemi legali, familiari, lavorativi e di adattamento sociale anche da adulti.
Infatti, anche da adulti, così come fanno solitamente i giovani preadolescenti ed adolescenti che, fino al raggiungimento della età adulta, tendono a opporsi alle regole ed alle autorità formali (leggi, regole, religione prevalente, etc.) e informali (genitori, datori di lavoro, insegnanti, etc.), alla cultura ed alle conoscenze degli adulti (per esempio, scolastiche, igieniche, morali, etc.); a squalificarle ed a dissacrarle ed a seguire, piuttosto, le proprie regole e conoscenze, the Oppositional-Defiants continue to criticize and disqualify the rules and the authorities, sometimes even in dismissive or scathing ways, with various arguments, even in adulthood.

That starts usually in the pre-adolescence versus the parents, especially the father, and the teachers males and females; later, maybe, even versus the male and female policeman, judges, superior in the work, politic men in power and old people generally. That’s the why, for example, at school, before, and at university, after, usually they don’t engage themselves as much in studies as in challenging teachers and attending student protest groups.

Almeno nelle società socio-culturalmente maschiliste, che sono la maggior parte nel Mondo, queste persone possono instaurare migliori rapporti affettivi e relazionali con le “figure materne”. Loro provano sentimenti di affetto anche per le “figure autoritarie maschili” come persone. Ma scatta l’oppositivismo se ambedue le “figure” tengono comportamenti autoritari. Nel migliore dei casi, loro instaurano con esse rapporti interpersonali passivi o distaccati o formali; nei casi peggiori, polemizzano, le provocano con critiche verbali o attacchi personali o alle loro funzioni, le ingannano volontariamente o, addirittura, tengono comportamenti miranti più o meno consapevolmente ad umiliarle od a squalificarle di fronte ad altri e non tengono comportamenti di rispetto verso di esse. A meno che tali “figure” non usano modi di fare molto giovanili o permissivi o contestatori a loro volta o libertini o divertenti o giocherelloni o bonaccioni; cioè, loro sono “deboli” come “figure autoritarie” e si auto-negano come tali.

Il loro oppositivismo verso di esse è di solito costante, impietoso, verbalmente aggressivo, appassionato, auto-euforizzante. Esso ha l’effetto positivo di focalizzare i torti, i difetti, gli errori inevitabili di chi gestisce il potere in famiglia o in società e di farglieli spesso correggere, quando li scoprono. Ma esso è ripetitivo, monodirezionale, rigido, prevenuto, poco obiettivo, impulsivo, non unito ad altrettanta autocritica né a conoscenze od a competenze od a esperienze necessarie a comprendere le difficoltà pratiche, oltre che legali, teoriche o morali, di chi deve gestire un potere intra- o extra-familiare; specie, se è di grande complessità e responsabilità. La loro tendenza ad opporsi ed a criticare, ironizzare, sminuire, aggredire verbalmente, denigrare, incitare altri alla ribellione contro quelle autorità e regole, di solito, con attacchi verbali, decisi e taglienti; a boicottare e a fare resistenza passiva od a disobbedire, presenta la superficialità, la scarsa articolazione, i limiti, l’egocentrismo ed i pregiudizi di quelli tipicamente adolescenziali. Così caratterizzata, essa, in parte, “scotomizza” le loro potenzialità cognitive di cogliere la realtà e non fa “vedere” a loro le motivazioni positive che possono spingere quelle “figure” a fare od a non fare certe scelte ed a tenere determinati comportamenti che loro tendono a percepirle “a priori” come “cattivi” od “in mala fede” e fa pensare a loro di essere “dalla parte della ragione”, “incontaminati”, “puri”, “nel giusto”, “onesti”, etc. Ciò dà a loro la convinzione di essere legittimati a squalificarli, attaccarli, ridicolizzarli o disprezzarli, a metterli alla gogna ed a rifiutare le loro regole. Qualora loro si trovano in dissonanza cognitiva tra le idee che si sono fatte ed i dati di realtà, ricorrono a razionalizzazioni od intellettualizzazioni che, comunque, mirano a confermare la loro opposizione e le loro condanne iniziali di quelle “figure” e delle loro regole.

Così come i Megalomani sentono un’istintiva antipatia verso i “leaders” presenti nell’ambiente dove si trovano e li combattono per prenderne il posto, gli Oppositori-Provocatori sentono un’istintiva antipatia verso tutte le “figure autoritarie” e le attaccano come sopra esposto. Così facendo, loro risultano offensivi e provocatori ed, anche da adulti, non hanno i modi di pensare tipici delle persone mature, che sono o dovrebbero essere caratterizzati da senso di responsabilità, rispetto, attenzione e tentativi di comprendere i punti di vista altrui. Solo fattori emotivi molto intensi e più o meno duraturi che li coinvolgono personalmente, possono far sovrapporre al loro oppositivismo dei comportamenti più adeguati ai ruoli filiali o subalterni socio-culturalmente attesi da loro. Tutto ciò finisce con il risultare distruttivo delle loro relazioni con quelle “figure” e contrario ai loro stessi interessi, perché loro si scontrano col potere che esse esercitano in famiglia ed in società, non ne fanno propri gli aspetti positivi, si rifanno alla loro esclusiva e esperienza e competenza personale e, se non sono dotati di buone capacità, finiscono col costruire poco o nulla di buono nella loro vita.

Per tale motivo, al contrario di quanto accade agli Approfittatori, che agiscono premeditatamente a fini personali molto concreti, da un punto di vista del buon senso, la maggior parte degli Oppositivisti-Provocatori risultano degli sciagurati autolesionisti. Parafrasando La Rochefoucauld, in modo letterario, si potrebbe dire di loro che: “Si può essere sciocchi, pur avendo ingegno; ma non si è mai sciocchi se si ha giudizio!”. In questo, sono più simili agli Idealisti i quali, però, più che andare contro qualcuno, combattono per princìpi e valori ideali. Da un punto di vista pratico, si può dire che sono vittime di loro stessi, poiché appaiono come spinti da un irrazionale impulso a opporsi che richiede un impellente soddisfacimento, “acceca” in gran parte le loro potenzialità critiche e li porta ad agire contro i loro interessi concreti. Ciò non è attribuibile a loro limiti di intelligenza, poiché, almeno nella esperienza professionale di questo autore, alle Scale WAIS e WISC, non hanno presentato un comune livello cognitivo basso.

L’oppositivismo ad ogni forma di autorità e di regola preordinata è per loro motivo di orgoglio e ne fanno una bandiera coi coetanei contro gli adulti, coi pari grado contro i superiori nel lavoro, coi compagni di studio contro gli insegnanti, etc. Al contrario, gli Iper-Dipendenti tendono a rimanere in uno stato di apparente sottomissione alle figure che hanno individuato come loro ““tutori-servitori””.

Gli Oppositivisti-Provocatori, ovviamente, parlano e rivelano poco di sé alle “figure autoritarie”, perché non entrano in empatia con loro. Alcuni genitori hanno riferito a questo autore di loro figli che hanno iniziato a parlare tardi, verso i 2-3 anni di età, che per tutta l’infanzia sono stati bambini quieti, che non hanno dato problemi particolari e che solo nella pre-adolescenza o nella adolescenza hanno iniziato a manifestare il loro oppositivismo.
Anche gli Iper-Dipendenti parlano poco di sé, specialmente da adulti, poiché dovrebbero rivelare le loro aspettative ed, a volte, le loro pretese di essere accuditi come dei bambini, le quali, ad una certa età, sono considerate pure socialmente riprovevoli. Piuttosto, parlano o accennano o cercano di far capire alle persone dalle quali si aspettano di essere accuditi, i loro bisogni insoddisfatti ed il loro “stato di abbandono”.

Se negli Iper-Dipendenti e negli Oppositivisti si abbinano tratti narcisistici od esibizionistici, la tendenza a non rivelare le parti di sé considerate negative socio-culturalmente si accentua, poiché tendono a dare una immagine sociale attraente. Se si associano tratti megalomani, oltre a non rivelare alcunché di loro stessi, tali individui tendono anche a distruggere l’immagine sociale ed, a volte, non solo quella, di coloro che loro percepiscono come competitori nel tentativo di occupare posizioni da “leaders” nell’ambiente dove vivono.

Gli Oppositivisti-Provocatori raccontano anche bugie in modi compulsivi, allo scopo di non entrare in confidenza con le “figure autoritarie” e di contrapporsi ad esse. Gli Iper-Dipendenti, invece, tendono a raccontarle in modi più patologici, allo scopo di manipolarle.

Gli Oppositivisti-Provocatori vivono ogni interessamento a loro da parte delle figure autoritarie come tentativi illegittimi di controllo, coercizione, impedimento, ostacolo, misconoscendone i ruoli socio-culturali (p. es., quelli dei genitori o dei datori di lavoro o degli insegnanti). Gli Iper-Dipendenti, invece, lo gradiscono, almeno per la parte relativa al soddisfacimento dei loro desideri di accudimento.

Tranne gli Oppositori-Provocatori taciturni e/o solitari, gli altri sviluppano abilità dialettiche nell’esercizio continuo a nascondere i propri sentimenti negativi e a polemizzare. Anche gli Iper-Dipendenti sviluppano abilità dialettiche, dovendo per una intera vita giustificare razionalmente le loro inadeguate richieste di accudimento, implementare le capacità dei “tutori” di servirli come desiderano e colpevolizzare quando frustano le loro attese. Anche i Megalomani ed i Narcisisti sviluppano abilità dialettiche per manipolare i loro seguaci ed ammiratori.

Gli Oppositori-Provocatori sono da differenziare anche da certi intellettuali della sinistra politica che si esibiscono nei “salotti aristocratici” e nei “talk show” pubblici con contestazioni intellettuali ed ideologiche del sistema socio-economico dove vivono ed in privato curano i loro interessi concreti e sono da differenziare anche dagli Idealisti che seguono coerentemente i loro ideali religiosi, politici, sociali od economici anche contro i loro interessi concreti.

Spesso tali persone manifestano il loro oppositivismo anche col linguaggio involontario del corpo (posture) e con comportamenti particolari: per esempio, cominciano a leggere i libri scolastici (cioé, quelli obbligatori) dalla fine, anziché dall’inizio; si pongono di fronte alle figure autoritarie alle quali debbono dar conto (genitori, datori di lavoro, insegnanti, etc.) leggermente di fianco, con una gamba un po’ più avanti e leggermente piegata e l’altra un po’ più indietro come degli spadaccini pronti alla difesa ed al contrattacco; non guardano negli occhi gli interlocutori o li guardano fissi negli occhi con le labbra serrate a mo’ di chi si prepara al contraddittorio verbale prima che esse abbiano finito di parlare e di esprimere le loro idee; danno le spalle alla Tv voltandosi di tanto in tanto a guardare i programmi suggeriti da insegnanti e genitori; etc.

Therefore, the “Oppositional.Defiants” tend to seek the real motives or to set the discussion so they can argue, criticize or challenge with the people having powers or assets; resist or disobey passively to their roles or proposals; disqualify or desecrate them or stir up the people against, not in order to replace them in their environments as the Megalomaniacs, but to disengaging themselves from any subjection and duty towards them. So they create conflicts most often in terms of ideas and on the verbal planes. In so doing, they are next to further criticism towards them, don’t miss any opportunity to further attacks for psychologically annihilate them definitively to disengaging themselves from any obligation or duty and may meet freely their whims. The “adult leaders”, so provocated, sooner or later, react to their behaviors if they don’t take the feelings of inferiority or guilt and if don’t abandon in their favour because their critics.

People with Oppositional-Defiant Disorder, are opposeing as well the rules and authorities. But, while streamlining their oppositions and subtle provocations, substantially they are limited to that, do not express the same ideas of superiority of Megalomaniacs.

Differently, the “Profiteers” are trying “preys”: people in need of luck, health, affection, solidarity, electoral backing, etc. On surface they show themselves “friends”, “able to help”, “selfless”, “competent”, flattery them or speak bad of their rivals or promise what those wish and they can identify with great skill. In the fact they acting solely for the purpose of win their hearts, to reap the benefits and meet the own wishes. The interpersonal conflicts can arise later with the people who will discover to be defrauded or deceived.

The Oppositional-Defiants can live lonely, but usually tend to stay in group with paria and to solidarize and fraternize generously with them with whome share the perceptions that the “ authoritarian figures and rules” are “bad” or “corrupt” or “ugly” or “wrong”, especially when they have real motives to perceive that. So they tend to build a sort of “City for youngs” (that rimember about what written by the philosopher Tommaso Campanella).

They don’t tend to defraud the paria, as tend to do the Megalomaniacs with their followers, after the annihilation of the competitors for the power, but to use them as backers versus the “autoritarian figures”. They can even build cultural or politic associations or party that tend to fight the associations of “bad adult” as some student mouvements and even an important Italian politic movement.

So the Oppositional-Defiants many times remain in the border-lines of society and end badly their life. Even when they are aware that act versus their own interests, their pulses to call and do versus those figures, regles and roules are too compelling and overwhelm their reason in impulsive, emphatic, unreflective and imponderate ways. This can already raise the suspicion that their behavioral tendencies are instinctive and that their is a sort of psychobiological fixation to the adolescent development phase.
Infatti, ad un’analisi psicologica più attenta si può notare che tali persone, quando si trovano di fronte ad una autorità alla quale debbono dar conto o ad una regola da rispettare, tendono in modi automatici a passare da uno stato di calma a uno di eccitamento psichico. Si può anche notare che loro ritrovano la calma e la serenità quando si allontanano da tali “figure” o dall’obbligo di rispettare quelle regole. Loro sono più sereni ed a loro agio quando si trovano con coetanei o con pari grado non competitori.

A more attenctive clinic observation can releve that, differently than the Megalomaniacs, ostile towards any leader present in the environmente where they are involved and tending to annichilate him for remain the lonely leader in the environment and to build a “territory” of other people to be before dominated and after defrauded by them, the Oppositional-Defiants tend to differenziate, provok, disqualify and opposit the autoritarian figures, to live alone without them or solidarize with their paria in groups whith whome to live whithout the “limiting yoke” of those “figures” in new environments and according to new roles! That’s they tend to free themselves from the “adult leaders” for take new decision and behaviours lonely or with their paria, but alwais in not dependent whais from those “autorities”.

Cioè, se si pone attenzione alle dinamiche conflittuali con le “autorità” si può osservare una logica sottostante: rifiutano, dissacrano, ironizzano, negano, offendono, squalificano di esse qualunque regola e conoscenza, ivi comprese quelle morali e religiose, non per prenderne il potere negli ambienti dove vivono, come fanno i Megalomani, ma per “liberarsi dal loro giogo”, dai loro limiti e delle loro costrizioni che loro percepiscono come esercitati ingiustamente e vivere in modi indipendenti da loro.

Obviously it’s more normal if they are young people or teenagers and haven’t the concrete esperience nor the abilities of the “autoritarian adult figures” in the fields where they are involved and tend to fight by the dialectic or the fashon or other way by they can exscel toward them and attac their thought. But the “normal people” aren’t attached at their level of biological maturation and psychological development and they gradually tend to integrate their new way of thinking and acting with that of adults and autorities and to built new ways.

Invece, gli Oppositivisti-Provocatori restano fissati a quelle fasi di sviluppo e continuano a tenere i suddetti atteggiamenti e comportamenti anche dopo la fine dell’adolescenza. Con gli adulti e con le regole e le conoscenze di questi ultimi non riescono ad entrare in sintonia né prima né dopo, neanche a farlo di proposito: la tendenza ad opporsi è più forte della loro volontà. Come detto prima, possono provare una pseudo-empatia sotto forma di sensi di colpa solo se, per esempio, sono accusati di essere causa di qualcosa di grave accaduto ai loro genitori o superiori (per esempio, un T.I.A. od una perdita di lavoro con conseguenti disoccupazione per loro e gravi problemi economici per le loro famiglie). Ma, presto, le loro tendenze oppositiviste riprendono il sopravvento e le loro si rivelano “lacrime di coccodrillo”. Loro possono modificare i loro pensieri e comportamenti solo dopo intensi o lunghi periodi di crisi emotiva che modificano le loro percezioni della realtà od in tarda età quando, dopo che si sono esaltati ad andare contro ogni regola ed autorità, ritrovandosi in condizioni socio-economiche difficile, possono riflettere sulle scelte di vita fatte e sviluppare dubbi che forse hanno sbagliato tutto!

Loro non si comportano come quei giovani animali che tendono ad attaccare gli anziani-capi, per usurparne il potere nel branco e nel territorio dove sono nati e cresciuti, modello biologico che sembra caratterizzare i Megalomani, ma in modi simili a quegli altri che tendono ad abbandonare i natii branchi e territori, dove rimangono i maschi dominatori, tutt’al più accompagnati dalle madri, per cercarne di nuovi dove trovare nuovo cibo e instaurare nuove relazioni; salvo poi entrare in conflitto tra loro, per stabilire le nuove gerarchie come, per esempio, i gatti e quasi tutti i felini, se il capo-branco maschio non è troppo anziano o malato e, quindi, troppo debole per esercitare il suo ruolo. Così come gli animali che hanno trovato un loro territorio naturale utile alla sopravvivenza, successivamente, anche loro tendono a non abbandonare i “territori umani” che si sono costruiti, per la loro “sopravvivenza psicologica”: i Megalomani restano dove sono i seguaci da dominare; i Dipendenti restano dove sono i “tutori-servitori” ai quali affidarsi; gli Oppositori restano coi gruppi di coetanei coi quali solidarizzare.

In his professional esperience the author don’t found common educational or environmental or situational or experienzial factor in direct relation of causa-effect with these behaviours. Instead, he found familiarity with other Defiant-Oppositional, Megalomaniacs and Hyper-Dependents personality disorders. He found also that these behaviours are ego-syntonic for them and that the acting-out of their pulse prevail about upon all rational different argument of adult, parents, teachers and other autoritarian figure as psychologist and psychiatrists also. Inoltre, egli ha trovato una comune maggiore frequenza di interpretazioni di dettagli bianchi nei loro protocolli Rorschach non insieme ad altri segni di anomalie psichiche così come alla osservazione psicoclinica non ha trovato altri sintomi.

That’s the why this author thinks that they are driven to think and act as an instinctive over-developed impulse to independence. If you think on their resistance to the cultural pressures, the tendency to impose their pulses on the rational analysis of the situations, the automatism of their antagonism toward the regles and authoritarian figures, the frequent familiarity in stories of their relatives and the not common external situational factors in relation of cause and effect with their behaviors, you can think that the oppositive traits that impregnate their personality in repeated and pervasive ways have a genetic base and constitute a personality disorder when it aren’t a psychosis or a rare case of neurosis.

That’s the why he think also that these behaviours derivee from an inherited Nervous-Endocrine System characterizing in stable and pervasive ways their personality so that disturb their environmental, social and cultural fitting as all the authentic Personality Disorders. Nel loro caso, egli pensa che si tratta di comportamenti istintivi finalizzati alla sopravvivenza tramite la strategia dell’indipendenza. Naturalmente, tra gli animali i suddetti comportamenti sono più legati al cibo ed al sesso mentre negli umani sono più legati a fattori psico-socio-culturali più complessi.

This author thinks that the Oppositional-Defiants as the Hyper-Dependents inherit a Neuro-Endocrine System: quello dei primi, programmato all’uso della strategia di sopravvivenza della ricerca di nuovi territori e dell’azione, almeno iniziale, di gruppo lontano dagli iniziali “leaders” dominanti nei territori natii e, quello dei secondi, all’uso della strategia di sopravvivenza della dipendenza dagli individui più forti e capaci presenti nei territori dove restano a vivere.

Purtroppo, la fortuna di intraprendere strade alternative di conoscenza e di comportamento che si rivelano migliori di quelle proposte dalle precedenti generazioni (per caso o per situazioni contingenti o per particolari capacità personali o per altri motivi) è riservata a pochi di tali individui e l’istinto di allontanamento e di ricerca di nuovi “territori” relazionali e di vita si rivela utile più alla specie umana nella sua interezza, così come accade alle specie animali, che così esperimentano alternative utili alla loro sopravvivenza, che dànno la possibilità di adattarsi e di sopravvivere a nuove eventuali condizioni di vita.

Alla osservazione esterna sembra che il loro sistema Neuro-Endocrinologico conserva le caratteristiche anzidette fino alla loro tarda età adulta, quando esse si stemperano, forse per la diminuita azione di fattori ormonali e/o perché hanno imparato qualcosa dalla diretta esperienza. Ma anche allora, non si comporteranno mai spontaneamente come persone “normali”, poiché tale possibilità non è nel loro DNA, e dovranno sempre riflettere prima di agire! E, comunque, di solito, è troppo tardi, per potere riorganizzarsi diversamente in società.

Le possibili scelte che si pongono ai non specialisti (genitori, insegnanti, datori di lavoro, etc.) che vivono assieme a loro sono: considerarli dei nemici pienamente responsabili dei loro comportamenti e reagire con provvedimenti punitivi alle loro provocazioni, boicottaggi e ribellioni o considerarli per il loro aspetto ed i loro comportamenti degli immaturi come tali parzialmente responsabili e cercare di guidarli verso comportamenti più corretti dal punto di vista socio-culturale o considerarli persone con problemi di carattere immodificabili come tali e lasciarli al loro destino.

Ovviamente, nessun Oppositivista-Provocatore così come nessun Iper-dipendente è identico ad un altro, per il complesso gioco di interazioni genetiche e di apprendimenti. Per esempio, questo autore ha trovato nella sua esperienza professionale che qualcuno di loro trovava nell’essere-contro qualcuno o qualcosa un senso di unità del sé e di compattezza interiore, nel tentativo di superare od, almeno, combattere lievi forme di disgregazione psichica. Ma, altrettanto ovviamente, in tali casi il corteo sintomatologico e la diagnosi sono diversi!

Altrettanto ovviamente, una somiglianza apparente di comportamenti umani ed animali non garantisce la corrispondenza alla realtà dell’ipotesi genetica fatta. Ma, dato che con gli animali, specialmente con quelli appartenenti ai gradini superiori della Scala filogenetica, noi umani condividiamo quasi tutto il genoma; dato che noi conserviamo nella parte “vecchia” del nostro S. N. C. funzioni istintive funzionalmente uguali a quelle di quegli animali e dato che la ontogenesi di ognuno di noi ripete la filogenesi delle specie ed ognuno di noi nella maturazione biologica fetale ha attraversato livelli ai quali si sono fermati animali meno evoluti di noi, questo autore che è solo uno psicologo, reputa che le suddette osservazioni meritano una indagine biogenetica.

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