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An Ethological Approach to Dependent and Oppositional-Defiant Personality Disorders.

(Italian language) Un approccio etologico ai Disturbi Dipendente ed Oppositivista-Provocatore della Personalità.

As an alternative to other explanatory hypotheses on the Personality Disorders, the author proposes an ethological one, according to which, in the absence of other determinant organic or environmental or psychological factors clinically detectable or by tests, the Dependent Disorder derives from a Neuro-Endocrine System genetically inherited and programmed, for the purpose of the individual survival, to use the strategy of dependence on protective figures, typical of the infantile phase of the psychophysical development of normal individuals, and, on the contrary, the Oppositional-Defiant Disorder, from a S.N.-E. inherited and programmed to use the independence strategy, typical of the adolescent phase.

In alternativa ad altre ipotesi esplicative dei disturbi della personalità, l’autore ne propone una etologica, secondo la quale, in assenza di altri fattori organici od ambientali o psicologici determinanti, rilevabili clinicamente o con test, il Disturbo Dipendente deriva dall’avere ereditato un Sistema Neuro-Endocrino programmato geneticamente, ai fini della sopravvivenza individuale, all’uso della strategia della dipendenza da figure protettive, tipica della fase infantile dello sviluppo psicofisico degli individui normali, ed, all’opposto, il Disturbo Oppositivo-Provocatore, dall’avere ereditato un S. N.-E. programmato all’uso della strategia dell’indipendenza, tipica della fase adolescenziale.

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I DD. SS. MM., in passato, hanno fatto descrizioni (qui riportate in sintesi) delle persone con Disturbo Dipendente della Personalità come caratterizzate dalla percezione di sé stesse come incapaci di funzionare autonomamente, da sentimenti di solitudine, dalla necessità pervasiva ed eccessiva di cercare persone dalle quali essere accudite e protette e, conseguentemente, dal timore di separarsi da loro e dalla tendenza a sottomettervisi, funzionale a suscitare in loro la protezione e l’accudimento agognati.
Più in particolare, tali persone, anche da adulti ed ancor di più da adolescenti e da bambini o da ammalati o da bisognosi di vari aiuti, sono state descritte con difficoltà a prendere decisioni ed a fare progetti; a prendere iniziative e ad attendere che siano altri a prenderle per loro; a trovare sicurezza in sé e ad assumersi responsabilità; ad esprimere la loro ira ed a contrastare coloro ai quali si affidano, per il timore di perderne l’aiuto sperato; a dare aiuto ad altri od, all’opposto, a non opporsi a richieste di commettere azioni illegali, pur di non perdere gli appoggi; persino, a manifestarsi competenti nei loro campi di attività, sempre per il timore di appare incapaci ed indipendenti e di perdere la presenza altrui; etc. Cioè, tali persone sono state descritte come passive dal punto di vista ideo-motorio ed incapaci di indipendenza funzionale. Per la esperienza dello scrivente autore, tali descrizioni corrispondono solo in parte alla realtà.

In the following essay he will describe the feeling, thinking and acting ways of those people, that disturb their socio-cultural fitting without compromising too much it. These doing ways are manifested in several behavioral patterns, but he thinks that they have a common “core” characterizing them in repeated, excessive and pervasive ways that he will try to describe and explain by an ethological viewpoint. The method of analysis that he will use will be predominantly psychoclinic.

Secondo le sue osservazioni, in assenza di altri fattori organici od ambientali o psicologici determinanti, le descrizioni dei Dipendenti che non aiutano gli altri corrispondono, ma non perché sono incapaci di farlo intellettualmente o fisicamente; bensì, indipendentemente da ciò, perché, prevale in loro la tendenza a cercare aiuti, protezione e dipendenza; cioè, accudimento da altri che percepiscono come adatti all’uopo. Infatti, tranne in qualche caso grave in cui sono coinvolti come adulti (per esempio, un figlio in pericolo di vita o di bisogno di aiuto economico) loro tendono a preoccuparsi esclusivamente per loro stessi. Nei rari casi in cui dànno aiuto il loro intervento non è spontaneo, ma auto-imposto dettato dalle convenzioni sociali e/o da emotività e/o da valutazioni razionali e risulta piuttosto disarticolato, incoerente ed inadeguato. Solitamente, il loro aiuto è solo verbale, esteriore, formale, banale, materiale, di circostanza. Loro non sanno coordinare le proprie cognizioni, affetti ed emozioni in modi adeguati alle circostanze e risultano inadeguati, inefficienti e, di solito, anche inefficaci come helpers.
Quando qualcuno ha bisogno di aiuto, loro non tendono ad immedesimarsi ed a compartecipare ai suoi problemi. Anche quando costui è il “tutore” da loro individuato accade che, “en surface”, soffrono per lui; in realtà, soffrono per la mancanza o carenza di accudimento da parte sua che, a sua volta, è in stato di bisogno e non è nelle condizioni di accudirli al meglio! Per esempio, se un loro tutore si ammala, più che soffrire realmente per lui, loro soffrono per i mancati o carenti servigi che egli può rendere a loro e l’eventuale ”aiuto” che gli danno è finalizzato, piuttosto, a rimetterlo in condizioni di poterli accudire nuovamente al meglio! In altri campi e circostanze, però, mostrano di avere doti che usano a loro fini! Quindi, per lo più, si tratta non di incapacità, ma del prevalere in loro della tendenza a cercare l’aiuto da altri.

Anche le descrizioni della loro passività psichica e comportamentale solo in parte corrispondono all’esperienza professionale di questo autore: solo per le attività pratiche che loro dovrebbero svolgere per loro stessi e, in parte, per la delega ad altri di decisioni da prendere nella vita. Infatti, chi ha li frequentati a lungo (come ha potuto fare l’autore di questo breve saggio, per 19 anni, come psicologo in servizi di psicologia scolastici; per 17 anni, e come Esperto in Psicologia e Criminologia dell’ex-Ministero di Grazia e Giustizia Italiano; per quattro anni, in un istituto di rieducazione per minori e, per 33 anni, in servizi psichiatrici dove è più difficile trovare tali soggetti) può notare che loro sono, invece, iperattivi e manipolatori in diversi modi: 1) nel selezionare e scegliere i loro “tutori-servitori” (analizzano, selezionano e scelgono quelli più capaci di soddisfare le loro numerose esigenze); od, in carenza o mancanza di “tutori-servitori” disponibili, 2) nell’adoperarsi, premeditatamente e coscientemente, a metterne altri potenziali attualmente indisponibili in condizioni di ricattabilità morale o legale, per poterli poi usare, a loro fini; 3) nel monitorarne poi l’accudimento che hanno offerto a loro (nel tempo e con l’esperienza, loro sviluppano una grande abilità, che gli deriva dal lungo e costante esercizio di sfruttamento delle capacità e delle altrui risorse psico-fisiche, a cogliere gli eventuali cali di attenzione, di pazienza, di disponibilità, di rassicurazione, etc. nei loro confronti e la esercitano come “campanello di allarme preventivo”, allo scopo di capire fino a che punto massimo di sfruttamento sono arrivati, dopo di che si attivano per cercare eventuali “tutori-servitori” sostitutivi); 4) nello sfruttare al massimo le risorse dei “tutori-servitori” disponibili; 5) nel fare sempre nuove richieste di accudimento in modi che sembrano insaziabili; 6) nell’indurre i “tutori-servitori” a fare di più per loro, se non sono soddisfatti dei servigi da loro resi, ricorrendo anche a ricatti affettivi (per esempio, portano ad essi il broncio come equivalente emotivo inespresso di insoddisfazione, di frustrazione e di ostilità, o mostrano un umore basso, come equivalente inespresso di richiesta di maggiori bisogni di aiuto, o simulano disturbi fisici o sviluppano involontariamente disturbi psicosomatici come equivalenti affettivi di scarico che rimpiazzano le azioni concrete volontarie, etc.); 7) nel ricorrere ad una serie di tecniche e tattiche per implementarne le capacità di accudimento, renderli più efficienti ed attualizzarne le potenzialità (per esempio, con esortazioni, incoraggiamenti, negazioni di loro limiti o di loro eventuali malattie od anche di loro eventuale stanchezza, etc.); 8) nel curare anche i rapporti con più di un “tutore”, se uno lo reputano insufficiente a soddisfare le loro numerose esigenze, o nell’usare ognuno di essi per servigi diversi, in base alle capacità e disponibilità individuali, passando dall’uno all’altro, scientemente, a seconda delle loro necessità; 9) nel preparare psicologicamente eventuali “tutori-servitori” “di riserva” se gli attuali sono insoddisfacenti; 10) nell’essere poco riconoscenti dell’aiuto che hanno già ricevuto; anzi, nel mostrarsi perennemente insoddisfatti ed, addirittura, nello offenderli, se sono troppo frustrati per il loro insoddisfacente operato, per stimolarli a fare di più per loro; 11) nel commettere anche nefandezze nei loro confronti, trascinati dall’ira per la frustrazione dei loro bisogni (per esempio, se si sentono trascurati o abbandonati, possono tradirli e passare dalla parte degli avversari o “giocare con due mazzi di carte”, per avere servigi dagli uni e dagli altri) e 12), quelli di loro che sono più aggressivi, persino nell’essere vendicativi. Per tali motivi, così come tutti gli individui con disturbi della personalità, di solito, loro risultano inaffidabili eticamente e legalmente.

Quanto appena descritto per i Dipendenti vale soprattutto per gli adulti, ma 13) egli ha osservato che alcuni di loro, già nell’adolescenza, cominciano ad organizzarsi ed a programmare la loro vita futura da dipendenti (per esempio, selezionano il partner o la sua famiglia o il tipo di lavoro da svolgere in futuro o le amicizie da frequentare, in funzione dei loro bisogni di dipendenza ed accudimento).

Per quanto riguarda le possibili deleghe delle scelte di vita, è vero che le dànno ai “tutori-servitori” che hanno scelto e che nel loro ambiente di vita o di lavoro percepiscono come più adatti di altri, ma è anche vero che si tratta, per lo più, di scelte che riguardano attività concrete da svolgere (per esempio, il disbrigo di pratiche burocratiche, la spesa da fare, le visite mediche, le medicine da comprare, l’accompagnamento da amici od a scuola, etc.), non importanti decisioni di vita. Si può trattare di decisioni importanti di vita solo se li percepiscono come più competenti di loro in merito alle decisioni da prendere.

In sintesi, dal punto di vista cognitivo e comportamentale loro sono iper-attivi, altro che passivi, prima, nell’organizzare la loro vita futura come persone che debbono essere accudite da qualcuno e, poi, nel selezionarne, monitorarne e valutarne l’operato. Questo autore ha osservato che loro possono modificare i pensieri e comportamenti che li caratterizzano solo dopo intensi e/o lunghi periodi di crisi emotiva che modificano le loro percezioni della realtà.

All statistically “normal” humans need in some way or extent or circumstance to depend on someone. In the individuals mentioned here, this need is greater and more continuous than the average, to the point that they could be called “hyper-dependent”.
According to other Authors such as, for example, A. T. Beck and A. Freeman (see “Cognitive therapy of personality disorders”, published in Italy by Skinner in 1993), it’s possible to do distinctive profiles of these disorders on the basis of typical bahavioral, emotional and cognitive traits hyper- compared to others hypodeveloped. Here the concepts “hyper-” and “hypo-” are used with different meanings. So the “Hyper-Dependents” play a little business for themselves, surely, according to the social roles expected at least in Western Culture and the two Authors consider them “hypo-developed”. Instead the author of this work consider them “hyper-developed”, because of their biologic instinctive survival strategy dependence on other people (in psychoanalytic terminology: “nourishers”) who actively they seek to identify in their environment and invest in that role. Moreover, the two Authors about said have attributed a great importance to the aetiological cognitive patterns and ways of developing information. In fact the cognitive patterns and ways of thinking influence the bahavior and even some bodily functions. Particularly the human brain has the capacity to create new nerve and it’s the basis of the effects of certain forms of learning, psychotherapy, rehabilitation of psychiatric rehabilitation and neurological too. But the cognitive patterns and ways of thinking are influenced even by biological, organic or constitutional, factors; particularly those endocrine- and those neurological.

Infatti, loro non si concepiscono come indipendenti e autonomi, ma solo come dipendenti-da-qualcuno e la spinta a cercare e manipolare dei “tutori-servitori” è interiore, automatica, egosintonica, un impulso impellente da soddisfare. La loro ansia di dipendenza ed aiuto li porta ad agire in modi non convenzionali che suscitano meraviglia od ilarità od irritazione negli altri. Essa “acceca”, in parte, tutta la loro visione della realtà: per esempio, non fa loro percepire adeguatamente le esigenze ed i problemi personali dei “tutori” che possono percepire come “indisponibili”, per “insensibilità” o “cinismo” o “cattiveria” se non soddisfano le loro aspettative!

Tali individui cercano come protettori, innanzitutto, le madri naturali e, se non è possibile, cercano “figure materne sostitutive”: in ordine di preferenza, di solito, il coniuge, i figli, gli amici o persino i vicini di casa od altri conoscenti. In mancanza o carenza di “figure materne” reali, possono addirittura cercare figure immaginarie, ma rassicuranti, come, per esempio, i santi.

Come genitori risultano assolutamente inadeguati sia affettivamente che dal punto di vista dei comportamenti socio-culturali attesi per il loro ruolo. Se i figli attraversano periodi di crisi economica o di salute o corrono rischi di qualche genere possono racimolare le loro scarse risorse e metterle assieme alle loro conoscenze su come dei genitori si debbono comportare nelle circostanze, per cercare di comportarsi da tali. Ma, bene presto, la tendenza a dipendere riprende il sopravvento e loro tornano a fare i “figli”. Diventano più adeguati solo in tarda età, quando hanno imparato qualcosa di come avrebbero dovuto comportarsi in precedenza. Ma, di solito, è troppo tardi per recuperare il rapporto affettivo coi figli e sociale coi coetanei.

I loro modi di fare risultano, di solito, infantili e così anche i loro interessi: per esempio, da adulti, i maschi possono continuare ad interessarsi ai trenini e le femmine alle bambole. Ciò può far già ipotizzare una fissazione a stadi infantili dello sviluppo e della maturazione. L’ipotesi è sostenuta dai contenuti infantili e di nutrimento che li accomunano e che si trovano in gran quantità nei loro protocolli Rorschach non accompagnati da peculiari, comuni altri segni di anomalie psichiche così come neanche alla osservazione psicoclinica.

Persino le posture che assumono, automaticamente o volontariamente, nelle circostanze che lo richiedono, possono essere quelle di “abbandonati” o di “indifesi” e sono finalizzate anch’esse a manipolare i loro “tutori-servitori”, per indurli ad occuparsi di loro: possono stare imbronciati, a capo chino, taciturni, le braccia poggiate sulle gambe, ma attenti ad ascoltare quello che accade attorno a loro… Fanno ciò senza provare vergogna o sensi di colpa, poiché sentono come una sorta di “diritto naturale” l’essere accuditi da chi ha, secondo loro, il “dovere” di farlo (appunto, i loro “tutori-servitori”) che li legittima moralmente a pretendere la soddisfazione dei loro bisogni, ad adirarsi se ciò non accade ed a sentirsi soli, abbandonati e traditi da coloro che dovrebbero accudirli.

As mentioned in the topic about the Megalomaniac Traits of Personality, published in this website, the megalomaniacs also have traits of personal immaturity. But they grasp it only in their privacy: in relationships with their “sexual partners” or friends or their children; not in public, where always they show super-confident or even arrogant.

Gli Approfittatori possono tenere simili comportamenti, ma “ad arte”, in modi finalizzati al raggiungimento di loro scopi pratici. Le diversità consistono nel fatto che costoro non sono coinvolti affettivamente ed emotivamente come gli Iper-Dipendenti, sono più lucidi e più consapevoli nel cercare di avere ciò che sanno bene che non gli spetta di diritto e nell’agire immoralmente o addirittura illegalmente. Tuttavia, come scritto prima, anche la manipolazione da parte degli Iper-Dipendenti può essere talvolta consapevole, volontaria ed, a volte, addirittura, cinica.

In his professional esperience the author don’t found common educational or environmental or situational or experienzial factor in direct relation of causa-effect with these behaviours. He found familiarity with other Personality Disorders: Oppositional-Defiants, Megalomaniacs and Narcissist. As before written he found also that these behaviours and feelings are ego-syntonic for all them and that the pulses to act itself prevail in all them upon all rational different argument of adult and family figures, teachers, psychologist and psychiatrists.
These observations with the common results to the Rorschach Test is the why he think that these feelings and behaviours araise from other factors: an inherited Nervous-Endocrine System characterizing in stable and pervasive ways their personality so that it disturbs their environmental, social and cultural fitting without compromise exscessilely it, as rilevated by the past DD.SS.MM., and that shows itself as personality traits. The childhood is a phase of maturation of almost all living beings, especially those belonging to the upper steps of the Phylogenetic Scale and base the individuals and species survival on the dependence from some individuals, usually adults, perceived by them as capable of providing protection. The Hyper-Dependents people remain attached to that phase even in adulthood maybe as a strategy of survival.

This author thinks that the “Hyper-Dependents” perform to others their “state of abandon and need”, to attract their attention, groped to obtain their “cares” and meet their needs of child dependency as an instinctive strategy of survival. The C.N.S. of the mostly of them is likely characterized by a structure whose stage of neurological maturation is comparable to the children development of normal (well balanced) CC. NN. SS. of human and animal individuals.

Altri indizi, che alla base di tali fenomeni c’è una fissazione a fasi biologiche di maturazione, si possono trovare, oltre che nei suddetti aspetti caratteriali, in alcuni loro aspetti somatici, anch’essi caratterizzati da immaturità, e persino in alcuni valori biologici del sangue che sono tipici di età cronologiche precedenti!

Henri Ey, capo della Scuola Organogenetica francese, nel suo Manuale di psichiatria, edito in Italia da Masson, alle pagg. 131-132, a proposito della Semiologia dei disturbi del carattere, sempre secondo chi scrive, è l’autore che più si avvicina al concetto di costituzionalità e di origine genetica della etiologia di tale Disturbo così com’è qui suggerito. Secondo Ey, normalmente, si eredita una struttura di base temperamentale che viene elaborata nel tempo, in base alle esperienze ed all’apprendimento, la quale, secondo chi scrive, per tale motivo, in parte, cambia negli anni, si adegua sempre meglio all’ambiente socio-culturale e naturale e risulta più funzionale alla sopravvivenza.
Nei casi di patologia del carattere, invece, sempre secondo Ey, gli individui rimangono saldati a quella struttura temperamentale che è meno plastica di quelle normali. Per tale motivo, secondo chi scrive, essa risulta più costante negli anni, si stempera solo a tarda età (forse per il venir meno dell’azione ormonale), si adatta meno all’ambiente naturale e socio-culturale e risulta meno funzionale alla sopravvivenza. Sempre secondo chi scrive, tale minore plasticità dipende dall’iper-sviluppo e dall’iperattività dell’istinto di dipendenza, a detrimento di altre parti e funzioni, che si manifesta coi comportamenti sopradescritti. La dipendenza è fisiologica e funzionale alla sopravvivenza nei periodi iniziali della vita di tutti gli esseri viventi appartenenti ai gradini più alti della Scala Filogenetica. Ma nei Dipendenti ostacola gli aggiustamenti della personalità necessari in età adulta ad un migliore adattamento e che crea squilibri nella loro personalità adulta.
Nelle persone normali esso diminuisce nel corso della e, prima o poi, viene superato e sostituito in età adulta da una maggiore capacità di autonomia e dalla tendenza ad instaurare rapporti paritari più bilanciati di autonomia-dipendenza. Nella maggior parte dei normali rimane solo un minimo di quell’originario istinto di dipendenza che si può manifestare nei confronti del partner, dei parenti, degli amici, dei colleghi di lavoro, etc.

La ricerca di dipendenza nei Dipendenti è simile a quella dei bambini normali i quali però si evolvono e raggiungono, dunque, una certa autonomia. Loro, invece, non si evolvono, restano “ancorati” (come dice H. Ey) ad uno stato infantile ed i comportamenti ed i vissuti che ne derivano, da adulti, risultano, di solito, poco efficaci, ai fini della sopravvivenza, specialmente nelle attuali società. Nelle antiche società tribali così come nei branchi animali e nelle piccole comunità umane attuali, tale Disturbo risulta più funzionale alla sopravvivenza, poiché esse, più di altre, sono caratterizzate da solidarietà e comunitarismo, e tali comportamenti e vissuti sfruttano maggiormente la comunità, rinsaldano i rapporti tra i membri, erano e sono più accettati. Nelle moderne grandi società, soprattutto quelle occidentali, tale Disturbo risulta meno funzionale alla sopravvivenza, poiché essa dipende dal trovare “tutori-servitori” adatti alle loro esigenze e ciò è molto difficile in tali società che, più di altre, sono caratterizzate da competitivismo ed individualismo.

Questo autore ritiene che anche il concetto di ”oralità” della caratterologia psicoanalitica si avvicina al concetto qui suggerito di Disturbo Dipendente della Personalità, poiché si rifà a concetti di costituzionalità, quando parla di “fissazione orale” e poiché coglie gli aspetti di ingordigia di tali individui. Infatti, il concetto di “oralità”, in estrema sintesi, comprende quello di avidità nel tentativo di soddisfare le proprie esigenze che caratterizza i Dipendenti. zione dei loro desideri erotici, sadici, scoptofilici, tossicomaniaci, alcoolici, etc.
Cioè, l’“oralità”, o istinto di dipendenza come l’autore preferisce chiamarlo qui, spiega bene l’iperattività dei dipendenti nel procurarsi e nel tentare di gestire i “tutori-servitori”-servitori.

Con la sua concezione psicodinamica dei disturbi psichici, generalmente, la psicoanalisi preferisce parlare di “nevrosi del carattere” piuttosto che di Disturbi della Personalità. Tuttavia, per esempio, un grande psicoanalista come Otto Fenichel, nel suo Trattato di Psicoanalisi, edito in Italia da Astrolabio, nel Capitolo XVI sulle Nevrosi d’impulso, alle pagg. 419-421, parla di “Caratteri dominati dagli istinti” e, nel Capitolo XX sui caratteri patologici, alle pagg. 520-606, parla di “Squilibri del carattere”. In particolare, alle pagg. 521-522, egli scrive: ”Il carattere dell’uomo [normale: n. d. a.] è determinato socialmente. L’ambiente impone delusioni specifiche, blocca alcune reazioni a queste delusioni e ne facilita altre; suggerisce alcuni modi di trattare coi conflitti (…); crea perfino dei desideri ponendo e formando specifici ideali. Le diverse società (…) applicano misure educative diverse (…). La nostra [occidentale: n.d.a.] (…) sembra essere caratterizzata da conflitti [nevrotici: n.d.a.] tra ideali di indipendenza individuale (creati durante il sorgere del capitalismo …) e desideri regressivi di dipendenza passiva (creati dalla debolezza dell’individuo rispetto alla [insicurezza sociale: n.d.a.]). Ma nel paragrafo 2, sui “Tratti di carattere patologici”, alla pag. 525, oltre alla possibile “regressione”, egli considera anche la “fissazione” tra i “concetti base di questa patologia. Se un Io non è pienamente sviluppato – Egli scrive – o è retrocesso a fasi precedenti del suo sviluppo, i modi abituali di reazione dell’Io, chiamati carattere, saranno ugualmente arcaici. (…) Lo sviluppo [normale: n.d.a.] dell’Io è caratterizzato da (…): oralità, analità, genitalità, [etc.])

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Per quanto concerne gli Oppositivisti-Provocatori, in passato i DD. SS. MM. li hanno descritti fino alla fine della adolescenza, come se la struttura della loro personalità svanisse successivamente e non meritasse le dovute attenzioni da parte degli specialisti. Vero è che tali persone si incontrano raramente nei servizi psichiatrici e psicologici per adulti e nelle carceri (tranne in quelle dei paesi con regimi autoritari dove è più facile incontrare oppositori al sistema politico-giudiziario locale) e che, forse per questo, sono usciti dalle attenzioni di molti psichiatri e psicologi. Ma è vero anche che, senza l’intervento di fattori modificativi, la loro struttura di personalità permane nel tempo e causa a loro problemi legali, familiari, lavorativi e di adattamento sociale anche da adulti.
Infatti, anche da adulti, così come fanno solitamente i giovani preadolescenti ed adolescenti che, fino al raggiungimento della età adulta, tendono a opporsi alle regole ed alle autorità formali (leggi, regole, religione prevalente, etc.) e informali (genitori, datori di lavoro, insegnanti, etc.), alla cultura ed alle conoscenze degli adulti (per esempio, scolastiche, igieniche, morali, etc.); a squalificarle ed a dissacrarle ed a seguire, piuttosto, le proprie regole e conoscenze, the Oppositional-Defiants continue to criticize and disqualify the rules and the authorities, sometimes even in dismissive or scathing ways, with various arguments, even in adulthood.

That starts usually in the pre-adolescence versus the parents, especially the father, and the teachers males and females; later, maybe, even versus the male and female policeman, judges, superior in the work, politic men in power and old people generally. That’s the why, for example, at school, before, and at university, after, usually they don’t engage themselves as much in studies as in challenging teachers and attending student protest groups.

Almeno nelle società socio-culturalmente maschiliste, che sono la maggior parte nel Mondo, queste persone possono instaurare migliori rapporti affettivi e relazionali con le “figure materne”. Loro provano sentimenti di affetto anche per le “figure autoritarie maschili” come persone. Ma scatta l’oppositivismo se ambedue le “figure” tengono comportamenti autoritari. Nel migliore dei casi, loro instaurano con esse rapporti interpersonali passivi o distaccati o formali; nei casi peggiori, polemizzano, le provocano con critiche verbali o attacchi personali o alle loro funzioni, le ingannano volontariamente o, addirittura, tengono comportamenti miranti più o meno consapevolmente ad umiliarle od a squalificarle di fronte ad altri e non tengono comportamenti di rispetto verso di esse. A meno che tali “figure” non usano modi di fare molto giovanili o permissivi o contestatori a loro volta o libertini o divertenti o giocherelloni o bonaccioni; cioè, loro sono “deboli” come “figure autoritarie” e si auto-negano come tali.

Il loro oppositivismo verso di esse è di solito costante, impietoso, verbalmente aggressivo, appassionato, auto-euforizzante. Esso ha l’effetto positivo di focalizzare i torti, i difetti, gli errori inevitabili di chi gestisce il potere in famiglia o in società e di farglieli spesso correggere, quando li scoprono. Ma esso è ripetitivo, monodirezionale, rigido, prevenuto, poco obiettivo, impulsivo, non unito ad altrettanta autocritica né a conoscenze od a competenze od a esperienze necessarie a comprendere le difficoltà pratiche, oltre che legali, teoriche o morali, di chi deve gestire un potere intra- o extra-familiare; specie, se è di grande complessità e responsabilità. La loro tendenza ad opporsi ed a criticare, ironizzare, sminuire, aggredire verbalmente, denigrare, incitare altri alla ribellione contro quelle autorità e regole, di solito, con attacchi verbali, decisi e taglienti; a boicottare e a fare resistenza passiva od a disobbedire, presenta la superficialità, la scarsa articolazione, i limiti, l’egocentrismo ed i pregiudizi di quelli tipicamente adolescenziali. Così caratterizzata, essa, in parte, “scotomizza” le loro potenzialità cognitive di cogliere la realtà e non fa “vedere” a loro le motivazioni positive che possono spingere quelle “figure” a fare od a non fare certe scelte ed a tenere determinati comportamenti che loro tendono a percepirle “a priori” come “cattivi” od “in mala fede” e fa pensare a loro di essere “dalla parte della ragione”, “incontaminati”, “puri”, “nel giusto”, “onesti”, etc. Ciò dà a loro la convinzione di essere legittimati a squalificarli, attaccarli, ridicolizzarli o disprezzarli, a metterli alla gogna ed a rifiutare le loro regole. Qualora loro si trovano in dissonanza cognitiva tra le idee che si sono fatte ed i dati di realtà, ricorrono a razionalizzazioni od intellettualizzazioni che, comunque, mirano a confermare la loro opposizione e le loro condanne iniziali di quelle “figure” e delle loro regole.

Così come i Megalomani sentono un’istintiva antipatia verso i “leaders” presenti nell’ambiente dove si trovano e li combattono per prenderne il posto, gli Oppositori-Provocatori sentono un’istintiva antipatia verso tutte le “figure autoritarie” e le attaccano come sopra esposto. Così facendo, loro risultano offensivi e provocatori ed, anche da adulti, non hanno i modi di pensare tipici delle persone mature, che sono o dovrebbero essere caratterizzati da senso di responsabilità, rispetto, attenzione e tentativi di comprendere i punti di vista altrui. Solo fattori emotivi molto intensi e più o meno duraturi che li coinvolgono personalmente, possono far sovrapporre al loro oppositivismo dei comportamenti più adeguati ai ruoli filiali o subalterni socio-culturalmente attesi da loro. Tutto ciò finisce con il risultare distruttivo delle loro relazioni con quelle “figure” e contrario ai loro stessi interessi, perché loro si scontrano col potere che esse esercitano in famiglia ed in società, non ne fanno propri gli aspetti positivi, si rifanno alla loro esclusiva e esperienza e competenza personale e, se non sono dotati di buone capacità, finiscono col costruire poco o nulla di buono nella loro vita.

Per tale motivo, al contrario di quanto accade agli Approfittatori, che agiscono premeditatamente a fini personali molto concreti, da un punto di vista del buon senso, la maggior parte degli Oppositivisti-Provocatori risultano degli sciagurati autolesionisti. Parafrasando La Rochefoucauld, in modo letterario, si potrebbe dire di loro che: “Si può essere sciocchi, pur avendo ingegno; ma non si è mai sciocchi se si ha giudizio!”. In questo, sono più simili agli Idealisti i quali, però, più che andare contro qualcuno, combattono per princìpi e valori ideali. Da un punto di vista pratico, si può dire che sono vittime di loro stessi, poiché appaiono come spinti da un irrazionale impulso a opporsi che richiede un impellente soddisfacimento, “acceca” in gran parte le loro potenzialità critiche e li porta ad agire contro i loro interessi concreti. Ciò non è attribuibile a loro limiti di intelligenza, poiché, almeno nella esperienza professionale di questo autore, alle Scale WAIS e WISC, non hanno presentato un comune livello cognitivo basso.

L’oppositivismo ad ogni forma di autorità e di regola preordinata è per loro motivo di orgoglio e ne fanno una bandiera coi coetanei contro gli adulti, coi pari grado contro i superiori nel lavoro, coi compagni di studio contro gli insegnanti, etc. Al contrario, gli Iper-Dipendenti tendono a rimanere in uno stato di apparente sottomissione alle figure che hanno individuato come loro ““tutori-servitori””.

Gli Oppositivisti-Provocatori, ovviamente, parlano e rivelano poco di sé alle “figure autoritarie”, perché non entrano in empatia con loro. Alcuni genitori hanno riferito a questo autore di loro figli che hanno iniziato a parlare tardi, verso i 2-3 anni di età, che per tutta l’infanzia sono stati bambini quieti, che non hanno dato problemi particolari e che solo nella pre-adolescenza o nella adolescenza hanno iniziato a manifestare il loro oppositivismo.
Anche gli Iper-Dipendenti parlano poco di sé, specialmente da adulti, poiché dovrebbero rivelare le loro aspettative ed, a volte, le loro pretese di essere accuditi come dei bambini, le quali, ad una certa età, sono considerate pure socialmente riprovevoli. Piuttosto, parlano o accennano o cercano di far capire alle persone dalle quali si aspettano di essere accuditi, i loro bisogni insoddisfatti ed il loro “stato di abbandono”.

Se negli Iper-Dipendenti e negli Oppositivisti si abbinano tratti narcisistici od esibizionistici, la tendenza a non rivelare le parti di sé considerate negative socio-culturalmente si accentua, poiché tendono a dare una immagine sociale attraente. Se si associano tratti megalomani, oltre a non rivelare alcunché di loro stessi, tali individui tendono anche a distruggere l’immagine sociale ed, a volte, non solo quella, di coloro che loro percepiscono come competitori nel tentativo di occupare posizioni da “leaders” nell’ambiente dove vivono.

Gli Oppositivisti-Provocatori raccontano anche bugie in modi compulsivi, allo scopo di non entrare in confidenza con le “figure autoritarie” e di contrapporsi ad esse. Gli Iper-Dipendenti, invece, tendono a raccontarle in modi più patologici, allo scopo di manipolarle.

Gli Oppositivisti-Provocatori vivono ogni interessamento a loro da parte delle figure autoritarie come tentativi illegittimi di controllo, coercizione, impedimento, ostacolo, misconoscendone i ruoli socio-culturali (p. es., quelli dei genitori o dei datori di lavoro o degli insegnanti). Gli Iper-Dipendenti, invece, lo gradiscono, almeno per la parte relativa al soddisfacimento dei loro desideri di accudimento.

Tranne gli Oppositori-Provocatori taciturni e/o solitari, gli altri sviluppano abilità dialettiche nell’esercizio continuo a nascondere i propri sentimenti negativi e a polemizzare. Anche gli Iper-Dipendenti sviluppano abilità dialettiche, dovendo per una intera vita giustificare razionalmente le loro inadeguate richieste di accudimento, implementare le capacità dei “tutori” di servirli come desiderano e colpevolizzare quando frustano le loro attese. Anche i Megalomani ed i Narcisisti sviluppano abilità dialettiche per manipolare i loro seguaci ed ammiratori.

Gli Oppositori-Provocatori sono da differenziare anche da certi intellettuali della sinistra politica che si esibiscono nei “salotti aristocratici” e nei “talk show” pubblici con contestazioni intellettuali ed ideologiche del sistema socio-economico dove vivono ed in privato curano i loro interessi concreti e sono da differenziare anche dagli Idealisti che seguono coerentemente i loro ideali religiosi, politici, sociali od economici anche contro i loro interessi concreti.

Spesso tali persone manifestano il loro oppositivismo anche col linguaggio involontario del corpo (posture) e con comportamenti particolari: per esempio, cominciano a leggere i libri scolastici (cioé, quelli obbligatori) dalla fine, anziché dall’inizio; si pongono di fronte alle figure autoritarie alle quali debbono dar conto (genitori, datori di lavoro, insegnanti, etc.) leggermente di fianco, con una gamba un po’ più avanti e leggermente piegata e l’altra un po’ più indietro come degli spadaccini pronti alla difesa ed al contrattacco; non guardano negli occhi gli interlocutori o li guardano fissi negli occhi con le labbra serrate a mo’ di chi si prepara al contraddittorio verbale prima che esse abbiano finito di parlare e di esprimere le loro idee; danno le spalle alla Tv voltandosi di tanto in tanto a guardare i programmi suggeriti da insegnanti e genitori; etc.

Therefore, the “Oppositional.Defiants” tend to seek the real motives or to set the discussion so they can argue, criticize or challenge with the people having powers or assets; resist or disobey passively to their roles or proposals; disqualify or desecrate them or stir up the people against, not in order to replace them in their environments as the Megalomaniacs, but to disengaging themselves from any subjection and duty towards them. So they create conflicts most often in terms of ideas and on the verbal planes. In so doing, they are next to further criticism towards them, don’t miss any opportunity to further attacks for psychologically annihilate them definitively to disengaging themselves from any obligation or duty and may meet freely their whims. The “adult leaders”, so provocated, sooner or later, react to their behaviors if they don’t take the feelings of inferiority or guilt and if don’t abandon in their favour because their critics.

People with Oppositional-Defiant Disorder, are opposeing as well the rules and authorities. But, while streamlining their oppositions and subtle provocations, substantially they are limited to that, do not express the same ideas of superiority of Megalomaniacs.

Differently, the “Profiteers” are trying “preys”: people in need of luck, health, affection, solidarity, electoral backing, etc. On surface they show themselves “friends”, “able to help”, “selfless”, “competent”, flattery them or speak bad of their rivals or promise what those wish and they can identify with great skill. In the fact they acting solely for the purpose of win their hearts, to reap the benefits and meet the own wishes. The interpersonal conflicts can arise later with the people who will discover to be defrauded or deceived.

The Oppositional-Defiants can live lonely, but usually tend to stay in group with paria and to solidarize and fraternize generously with them with whome share the perceptions that the “ authoritarian figures and rules” are “bad” or “corrupt” or “ugly” or “wrong”, especially when they have real motives to perceive that. So they tend to build a sort of “City for youngs” (that rimember about what written by the philosopher Tommaso Campanella).

They don’t tend to defraud the paria, as tend to do the Megalomaniacs with their followers, after the annihilation of the competitors for the power, but to use them as backers versus the “autoritarian figures”. They can even build cultural or politic associations or party that tend to fight the associations of “bad adult” as some student mouvements and even an important Italian politic movement.

So the Oppositional-Defiants many times remain in the border-lines of society and end badly their life. Even when they are aware that act versus their own interests, their pulses to call and do versus those figures, regles and roules are too compelling and overwhelm their reason in impulsive, emphatic, unreflective and imponderate ways. This can already raise the suspicion that their behavioral tendencies are instinctive and that their is a sort of psychobiological fixation to the adolescent development phase.
Infatti, ad un’analisi psicologica più attenta si può notare che tali persone, quando si trovano di fronte ad una autorità alla quale debbono dar conto o ad una regola da rispettare, tendono in modi automatici a passare da uno stato di calma a uno di eccitamento psichico. Si può anche notare che loro ritrovano la calma e la serenità quando si allontanano da tali “figure” o dall’obbligo di rispettare quelle regole. Loro sono più sereni ed a loro agio quando si trovano con coetanei o con pari grado non competitori.

A more attenctive clinic observation can releve that, differently than the Megalomaniacs, ostile towards any leader present in the environmente where they are involved and tending to annichilate him for remain the lonely leader in the environment and to build a “territory” of other people to be before dominated and after defrauded by them, the Oppositional-Defiants tend to differenziate, provok, disqualify and opposit the autoritarian figures, to live alone without them or solidarize with their paria in groups whith whome to live whithout the “limiting yoke” of those “figures” in new environments and according to new roles! That’s they tend to free themselves from the “adult leaders” for take new decision and behaviours lonely or with their paria, but alwais in not dependent whais from those “autorities”.

Cioè, se si pone attenzione alle dinamiche conflittuali con le “autorità” si può osservare una logica sottostante: rifiutano, dissacrano, ironizzano, negano, offendono, squalificano di esse qualunque regola e conoscenza, ivi comprese quelle morali e religiose, non per prenderne il potere negli ambienti dove vivono, come fanno i Megalomani, ma per “liberarsi dal loro giogo”, dai loro limiti e delle loro costrizioni che loro percepiscono come esercitati ingiustamente e vivere in modi indipendenti da loro.

Obviously it’s more normal if they are young people or teenagers and haven’t the concrete esperience nor the abilities of the “autoritarian adult figures” in the fields where they are involved and tend to fight by the dialectic or the fashon or other way by they can exscel toward them and attac their thought. But the “normal people” aren’t attached at their level of biological maturation and psychological development and they gradually tend to integrate their new way of thinking and acting with that of adults and autorities and to built new ways.

Invece, gli Oppositivisti-Provocatori restano fissati a quelle fasi di sviluppo e continuano a tenere i suddetti atteggiamenti e comportamenti anche dopo la fine dell’adolescenza. Con gli adulti e con le regole e le conoscenze di questi ultimi non riescono ad entrare in sintonia né prima né dopo, neanche a farlo di proposito: la tendenza ad opporsi è più forte della loro volontà. Come detto prima, possono provare una pseudo-empatia sotto forma di sensi di colpa solo se, per esempio, sono accusati di essere causa di qualcosa di grave accaduto ai loro genitori o superiori (per esempio, un T.I.A. od una perdita di lavoro con conseguenti disoccupazione per loro e gravi problemi economici per le loro famiglie). Ma, presto, le loro tendenze oppositiviste riprendono il sopravvento e le loro si rivelano “lacrime di coccodrillo”. Loro possono modificare i loro pensieri e comportamenti solo dopo intensi o lunghi periodi di crisi emotiva che modificano le loro percezioni della realtà od in tarda età quando, dopo che si sono esaltati ad andare contro ogni regola ed autorità, ritrovandosi in condizioni socio-economiche difficile, possono riflettere sulle scelte di vita fatte e sviluppare dubbi che forse hanno sbagliato tutto!

Loro non si comportano come quei giovani animali che tendono ad attaccare gli anziani-capi, per usurparne il potere nel branco e nel territorio dove sono nati e cresciuti, modello biologico che sembra caratterizzare i Megalomani, ma in modi simili a quegli altri che tendono ad abbandonare i natii branchi e territori, dove rimangono i maschi dominatori, tutt’al più accompagnati dalle madri, per cercarne di nuovi dove trovare nuovo cibo e instaurare nuove relazioni; salvo poi entrare in conflitto tra loro, per stabilire le nuove gerarchie come, per esempio, i gatti e quasi tutti i felini, se il capo-branco maschio non è troppo anziano o malato e, quindi, troppo debole per esercitare il suo ruolo. Così come gli animali che hanno trovato un loro territorio naturale utile alla sopravvivenza, successivamente, anche loro tendono a non abbandonare i “territori umani” che si sono costruiti, per la loro “sopravvivenza psicologica”: i Megalomani restano dove sono i seguaci da dominare; i Dipendenti restano dove sono i “tutori-servitori” ai quali affidarsi; gli Oppositori restano coi gruppi di coetanei coi quali solidarizzare.

In his professional esperience the author don’t found common educational or environmental or situational or experienzial factor in direct relation of causa-effect with these behaviours. Instead, he found familiarity with other Defiant-Oppositional, Megalomaniacs and Hyper-Dependents personality disorders. He found also that these behaviours are ego-syntonic for them and that the acting-out of their pulse prevail about upon all rational different argument of adult, parents, teachers and other autoritarian figure as psychologist and psychiatrists also. Inoltre, egli ha trovato una comune maggiore frequenza di interpretazioni di dettagli bianchi nei loro protocolli Rorschach non insieme ad altri segni di anomalie psichiche così come alla osservazione psicoclinica non ha trovato altri sintomi.

That’s the why this author thinks that they are driven to think and act as an instinctive over-developed impulse to independence. If you think on their resistance to the cultural pressures, the tendency to impose their pulses on the rational analysis of the situations, the automatism of their antagonism toward the regles and authoritarian figures, the frequent familiarity in stories of their relatives and the not common external situational factors in relation of cause and effect with their behaviors, you can think that the oppositive traits that impregnate their personality in repeated and pervasive ways have a genetic base and constitute a personality disorder when it aren’t a psychosis or a rare case of neurosis.

That’s the why he think also that these behaviours derivee from an inherited Nervous-Endocrine System characterizing in stable and pervasive ways their personality so that disturb their environmental, social and cultural fitting as all the authentic Personality Disorders. Nel loro caso, egli pensa che si tratta di comportamenti istintivi finalizzati alla sopravvivenza tramite la strategia dell’indipendenza. Naturalmente, tra gli animali i suddetti comportamenti sono più legati al cibo ed al sesso mentre negli umani sono più legati a fattori psico-socio-culturali più complessi.

This author thinks that the Oppositional-Defiants as the Hyper-Dependents inherit a Neuro-Endocrine System: quello dei primi, programmato all’uso della strategia di sopravvivenza della ricerca di nuovi territori e dell’azione, almeno iniziale, di gruppo lontano dagli iniziali “leaders” dominanti nei territori natii e, quello dei secondi, all’uso della strategia di sopravvivenza della dipendenza dagli individui più forti e capaci presenti nei territori dove restano a vivere.

Purtroppo, la fortuna di intraprendere strade alternative di conoscenza e di comportamento che si rivelano migliori di quelle proposte dalle precedenti generazioni (per caso o per situazioni contingenti o per particolari capacità personali o per altri motivi) è riservata a pochi di tali individui e l’istinto di allontanamento e di ricerca di nuovi “territori” relazionali e di vita si rivela utile più alla specie umana nella sua interezza, così come accade alle specie animali, che così esperimentano alternative utili alla loro sopravvivenza, che dànno la possibilità di adattarsi e di sopravvivere a nuove eventuali condizioni di vita.

Alla osservazione esterna sembra che il loro sistema Neuro-Endocrinologico conserva le caratteristiche anzidette fino alla loro tarda età adulta, quando esse si stemperano, forse per la diminuita azione di fattori ormonali e/o perché hanno imparato qualcosa dalla diretta esperienza. Ma anche allora, non si comporteranno mai spontaneamente come persone “normali”, poiché tale possibilità non è nel loro DNA, e dovranno sempre riflettere prima di agire! E, comunque, di solito, è troppo tardi, per potere riorganizzarsi diversamente in società.

Le possibili scelte che si pongono ai non specialisti (genitori, insegnanti, datori di lavoro, etc.) che vivono assieme a loro sono: considerarli dei nemici pienamente responsabili dei loro comportamenti e reagire con provvedimenti punitivi alle loro provocazioni, boicottaggi e ribellioni o considerarli per il loro aspetto ed i loro comportamenti degli immaturi come tali parzialmente responsabili e cercare di guidarli verso comportamenti più corretti dal punto di vista socio-culturale o considerarli persone con problemi di carattere immodificabili come tali e lasciarli al loro destino.

Ovviamente, nessun Oppositivista-Provocatore così come nessun Iper-dipendente è identico ad un altro, per il complesso gioco di interazioni genetiche e di apprendimenti. Per esempio, questo autore ha trovato nella sua esperienza professionale che qualcuno di loro trovava nell’essere-contro qualcuno o qualcosa un senso di unità del sé e di compattezza interiore, nel tentativo di superare od, almeno, combattere lievi forme di disgregazione psichica. Ma, altrettanto ovviamente, in tali casi il corteo sintomatologico e la diagnosi sono diversi!

Altrettanto ovviamente, una somiglianza apparente di comportamenti umani ed animali non garantisce la corrispondenza alla realtà dell’ipotesi genetica fatta. Ma, dato che con gli animali, specialmente con quelli appartenenti ai gradini superiori della Scala filogenetica, noi umani condividiamo quasi tutto il genoma; dato che noi conserviamo nella parte “vecchia” del nostro S. N. C. funzioni istintive funzionalmente uguali a quelle di quegli animali e dato che la ontogenesi di ognuno di noi ripete la filogenesi delle specie ed ognuno di noi nella maturazione biologica fetale ha attraversato livelli ai quali si sono fermati animali meno evoluti di noi, questo autore che è solo uno psicologo, reputa che le suddette osservazioni meritano una indagine biogenetica.

01. Agosto 2013 · Commenti disabilitati su Fears and Phobias · Categorie:Senza categoria

Fears and Phobias: An Ethological Interpretation

The fear term is related to common emotional, cognitive, physiological and behavioral reactions to situations, places, objects, activities, people, animals previously tested in the past as physically painful (some examples are the fears to touch electrical wires after taking a shock or fire after being burned or of dogs after being bitten) or mentally (examples are fears of repeat exams after having previously failed badly or returning to school after being heavily teased by bullies) or perceived in the present as dangerous (i.e as potential causes of future physical, economic, social, psychological or otherwise damages) or deemed by educators (an example is the fear of many girls walking alone on the dark streets after have been alarmed by the parents of the dangers they face of being molested or raped) or by the most part of the people belonging to a sociocultural population (in the Western Societies two examples are the fears of thieves and social and economic failure).
The phobia term indicates the same reactions to situations, activities, objects, people, animals and places subjectively perceived as dangerous only by some people in different opinion and perception of the most part of the other members of the same sociocultural population. For examples, in adults of Western Culture, the demophobia or phobia of stay in public and among the crowds and the sociophobia or phobia of social relations; the erythrophobia or phobia of blushing in face to others; the “trac” and the glossophobia or phobias to act and speak in public; the scotophobia and the nictophobia or phobias of the dark and darkness; the erpetophobia or phobia of common snakes, lizards and geckos; the general entomophobia or phobia of insects and specially the aracnidophobia and the scoleciphobia or phobias of common spiders and maggots; the acrophobia and the kenophobia or phobias of high places and vacuum; the claustrophobia and the agoraphobia or phobias of tight or closed spaces and open spaces; the dysmorphophobia or phobia of being deformed by small defects and so on.

The phobias are considered neurotic because they determine in social and cultural maladaptive ways the development of emotional balance of the general psychic development and personality and consequently of the personal productivity and the ability to work. They aren’t considered psychotic because does not disturb the general examination of reality but only that specific of what is perceived as dangerous, that the most part of other people considers unreasonably and unnecessarily feared and avoided, and however the phobic patients retain a certain critical ability towards what they fear and avoid. Even their etiology is considered to be distinct: psychological that of neurosis (based primarlily on the defense mechanism of displacement outside of unconscious aggressivity) and organic that of psychosis although today in psychiatry the studious hypothesize constitutional bases or organic components, at least in a part of the first, and the actions of some psychological factors, at least in a part of the last. The phobias are also distinguished from other neuroses because they structure the personality less than the ones. You can consider for example the hysteric, the obsessive-compulsive and the hypochondria disorders: these ones structure the cognitions, emotions, behavior and mental and physical functioning more than phobias, so that the most part of those neurotic patients feel their disorders in less ego-dystonic ways compared to phobic patients but more ego-dystonic compared with personality disorders and even more compared to psychotic disorders. Really the other psychological disorders, differently than phobias, structure more the thinking, the behavior, the emotions and the physical and mental functioning. This means that those patients feel their disorders in a more ego-syntonic ways than the phobics. The same overanxious personality disorder, characterized by a tendency to be afraid of everything and everyone, structure more the personality and has felt in more ego-syntonic ways than phobias. Once diversified phobias from psychopaths (the Personality Disorders) as the first differently of the last would be characterized by anxiety while the last not. But for examples even the Overanxious and the Overdependent Personality Disorders are characterized by anxiety.

Pierre Janet related the phobias to psychoasthenia: a functional deficiency of neuronal energy and mental stress connected to the first leads the phobic patients toward an adaptation to the reality according to structural models of psychological development “inferior”, primitive, automatic, neurotic. The depletion of this energy leads him to irrational behaviors but less primitive, irrational and automatic compared to those of psychotic patients. In both cases the “high” mental functions, i. e the most rational ones which can control the “low” emotional and instinctive functions, are lower than “normal” people. The subsequent disintegration of personality influences both the psychotic and neurotic patients. For examples the obsessive-compulsive disorder is related to a reduction of conative abilities (the will and attention); the hysterias, to an impaired perception of self and other people; the phobias, to an impaired perception of certain objects, animals, people and situations.
If I can try a great synthesis, Sigmund Freud related phobias with the anguish hysteria. According to him they are a variety of hysteria constituted by an autodefensive and unaware shift of anxiety from an original “object” of the past to one or more of the present that symbolizes subjectively in some way the first or its opposite. This shift is managed by the rational part of the personality (“Ego”), in order to avoid an increase of anxiety resulting from fears related with the discharges of instincts (“Id” or “Es”) and the consequent social punishment or disapproval of the individual moral conscience through the internalization of social or parental laws (“Superego”) in childhood or adolescence or from the frustrations of the needs. So the phobic patients use some of their mental and physical energy that distracts from other more real and concrete assets. Avoiding to meet better their needs and instincts they does some irrational operations caught by people in their external aspects, don’t frowned upon and stigmatized.
Also, in an other attempt to synthesis, Otto Fenichel related the structure of the ego with a neurotic personality when, by its weakness or the strength of the needs and instincts, it’s unable to meet the needs and instincts in accordance with the sociocultural and moral laws and consequently tends to satisfy them in rationally and socially not well controlled and adequate ways. So the neurotic personality is characterized and derived by a current unstable struggle between its rational aspect, those emotional and instinctual and the social requests.
Generally the cognitive psychologists believe that the cause of phobic anxiety is to be found in an excessive proximity of the future phobic patient with his attachment figures (parents, adults) especially in the infant era. If the lasts discourage him to explore the external (territories to know and objects to manipulate) and internal environment (introspection of impulses, needs, emotions, affections), this will ensure that, whenever in adolescence or adulthood, he will test fear to move away from his new attachment figures (partners, friends) or when he will feel impulses, needs, emotions or affections, he will be afraid, will test psychophysical disorders (tachycardia, tremors, unmotivated sweating or paleness, headache, fainting, etc.) and, worried, he will avoid independent behaviors, thoughts, emotions and affects. Among the consequences of this he will develop the conviction of not be able to operate independently and will adopt inappropriate behavior from the sociocultural standpoints.

These many different psychological explanation show atleast that there is not a single psychological factor in a relation of cause and effect with the phobias. Moreover all the phobias are considered neurotic since their etiology is considered psychic (subjective) and determining the emotional and general psychological unbalanced development. All the fears instead are considered realistic and with survival purposes, like those of our ancestors and even the animals belonging to the upper steps of the Phylogenetic Scale whose nervous system performs the same qualitative functions of ours, because they are related with objective dangers.
But the clinical experience shows that not all phobias are related to neurotic processes. The histories of phobic patients have not always very important environmental events (as those conceived by psychoanalysts or cognitive psychologist) by which their symptoms are in a relationship of cause and effect or have meaningful relations as well as those of neurotic patients. Often you find distressing environmental events of everyday life don’t linked with a unconscious subjective system of ideas but events that act subjectively rather as triggers for the patients and the general their tendency to exaggerate the importance of many anxiety-producing stimuli of daily life. I. e many phobic patients have an anxious temperament tending to subjectively amplify the dangers and risks perceived by them in the environment. In my professional experience this temperament does not reach the severity and pervasiveness of that found in the anxiety personality disorders (you can see “Personality Disorders” in this website). In neurotic phobic patients instead usually the anxious symptoms are referred to an unique category of dangers or risks perceived and have a subjective symbolic value or a meaningful importance in their history. Furthermore, the corrective treatments predominantly verbal (such as those analytical) are not effective with temperamental phobias and the mainly practical methods (such as the systematic desensitization) are not effective with neurotic phobias and “vice versa”.
If you temporarily exclude the phobias resulting from neurotic dysfunctional processes you can consider all others ones with exagerated survival purposes like those of fears related to some real dangers and risks. Furthermore, the neurotic phobias are due certainly to psychological factors but even these are activated on the same bio-base (internal) like the fears by the power of emotional stimulation of external stimulating factors combined with the constitutional sensitivity (internal) of the individual: if he is characterized by oversensitivity he will be candidate to develop much more anxiety even in front to normal emotional stimulating factors!
I think that we can be agree that all fears, those of today like those of many centuries ago, have a natural purpose of survival and are not all due to neurotic factors or dysfunctional educational pressures. They are related with objects, places, activities, people, situations, animals really or potentially dangerous for the physical survival of the individual and the species and rise attention and sensory levels, increase heart rhythms, speed up the cognitive processes, prepare the muscles proc or to escape. Think on the fears that certainly had our ancestors, without which they could not survive and now we would not be here to quibble on the topic: the fear of wild animals; these that could hit crawling in insidious ways and these that could hit suddenly; the dark places and unexplored territories that could hide pitfalls; other tribal groups with which they had to have caution for their eventual hazard and the running risk to be seen by them and hit by bullets or arrows endangering their physical survival.
Among the fears in modern societies you can think on the thieves and personal social failure equivalent of the ancient fears of losing territories, houses and tools for hunting or work and being physically overwhelmed in the fight against enemies.
You can tink that even the phobias are related even to people, situations, objects, places, activities and animals that contain really or “in nuce” some dangers. For example, the acrophobia: the fear of falling from above and injured or killed themselves; the claustrophobia: the ancestral fear of being trapped with no way out or no air; the zoophobia and agrizoophobia: the general fears of animals and especially of wild animals linked with the realization of uncontrollable and then dangerous their instincts; the entomophobia of those animals that evoke the dangers of sting and hurt by subtle movements such as spiders, worms and beetles or those animals that can do the same actions by moving themselves as fast as flies and mosquitoes or by moving themselves jerkily and hitting suddenly like crickets, lizards and geckos; musophobia of mice that can bite and hurt moving themselves quickly; the ornitophobia of the birds that can peck (“to hit”) from above; the agoraphobia, kenophobia and nictophobia: the ancestral fears of remain in spaces not well known and visible where can be some hidden pitfalls; aicmophobia of pointed or sharp objects which can hurt physically if you do not have a good ability to handle them; so on.
Yiu can consider also some most modern transformations of the ancestral phobias: 1) the sociophobia that hides the fear of being noticed (“seen”) by other people (the equivalent of the ancient tribal groups), analyzed (“targeted”) and misjudged (psychologically “shot”) resulting in damage not physical today but social that make harder or less wealthy survival in modern society and 2) the dysmorphophobia, i. e the fear of being rejected and left alone for little physical defects (so important in modern society of the image and appearance) and not being able to compete with rivals in love what makes more difficult the social or affective conditions and so on.

According to this ethological viewpoint the temperamental or constitutional phobias can be due mainly to an overdeveloped or overactive biological functions of survival of alarm (the limbic system) not on the level of the anxiety personality disorders. The fears are working similarly to the electronic alarms installed in the apartments or cars which are well working and are triggered only when enter the thieves; the phobias, similarly to those ones that are bad working and shoot for a breath of air!

The concrete translation of this conception of phobias is that the most effective methods for treatment of the constitutional ones should not be mainly verbal but practical. These include the gradual exposure to anxiety-provoking stimuli with external initial models that should provide patients with non-verbal feedback that there is no danger in the external environment and even internal to them. The explanations and psychological analyzes are not useful to constitutional phobic patients because words do not change their biologic system! This method can be combined with the strategic techniques such as these of Milton Erickson. If the patient avoids to escape from anxiety-producing stimuli you will see a decrease in anxiety after an initial dramatic increase of it with all its accompanying symptoms. You should be taken care, before starting the exposure, to inform patients of this phenomenon, the treatment plan and the importance that they do not run away during highest manifestations of their fear. The escape has the opposite effect of reinforcing their fear because it sends feedback effects that in the environment there are really something to fear and avoid: the next times the phobic patients will test much more fear because they escaped in the past! The method suggested here wants to counter the natural tendency of phobic patients to escape and avoid. The treatment plan must take into account that phobias are reinforced also by any relevant secondary useful that can result for phobic patients in terms of assistance, protection and various psychological and practical support they can get from other people or in terms of unpleasant commitments that they can prevent.
Instead the neurotic phobias should be treated however mainly with verbal methods, such as analytical, for the modification of neurotic unconscious factors that are causing it because as long as they remain active in the psyche of patients the desensitization therapies have little or no effect.

The author of this very short work is sorry for his imperfect use of English and thanks his daughter Simona for drawings pasted in the poster that he published in the XIII European Congress of Psychology, held in Stockholm July 2013, 9-12, in order to give a contribution to Human Clinic Ethology.

Salvatore Cammarata, psychologist, Italy.

cammarata.salvatore@yahoo.it.

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Le invasioni Islamiche · Categorie:Senza categoria

LE INVASIONI ISLAMICHE DELL’OCCIDENTE

Le influenze reciproche tra i Paesi arabi e la cultura islamica, da un  lato, e i Paesi e la cultura occidentali, dall’altro, esistono da secoli, al punto che è impossibile od impreciso parlare di due culture o due mondi nettamente distinti l’uno dall’altro. Si pensi a tanti modi di pensare e di vivere nel passato, in Europa del Sud (soprattutto, in Portogallo, Spagna, Italia del Sud, Romania, Grecia, Macedonia, Bulgaria e Albania, geograficamente più vicini di altri ai Paesi arabi e che, secoli fa, hanno risentito di più dell’influenza della dominazione araba), ed, in parte, ancora oggi, nonostante le massificazioni operate dai mass media. Due esempi: l’organizzazione sociale del Sud Italia, di origini feudali, che è simile all’organizzazione sociale, di origini tribali, di molti paesi arabi, e l’usanza delle donne del Sud Italia che, fino ad alcune decine d’anni fa, dovevano vestire tutte coperte in nero ivi compreso il capo e non frequentare luoghi dove erano presenti anche maschi. Si pensi anche alle influenze sui modi di vivere che l’Occidente ha esercitato ed esercita, soprattutto oggi, su quello arabo (per esempio, in Arabia, Marocco, Egitto, Kuwait e Turchia che si vuole fare entrare, addirittura, nell’U.E.). Anche l’immigrazione nei Paesi occidentali di arabi con cultura islamica e nei Paesi arabi di occidentali con la cultura cristiana, in passato, o con la cultura consumista e neo-edonista, oggi, esiste da molto tempo.

Tali influenze ed immigrazioni causano allarme sociale in tanti musulmani timorosi che gli occidentali portano corruzione morale nei loro paesi ed ha cominciato a causare allarme sociale in tanti europei dopo gli sbarchi di massa nel Sud Europa di clandestini provenienti da vari loro paesi, per sfuggire a condizioni di miseria o di persecuzione politica o religiosa od a situazioni di guerra. Tali preoccupazioni sono aumentate in modi direttamente proporzionali all’aumento di reati, soprattutto utilitaristici e di stupro, commessi da costoro nei nostri paesi. Dopo le due grandi crisi economico-finanziarie del 2000 e 2008, s’è persino posto il problema, soprattutto nel Sud Europa, dei posti di lavoro di manovalanza che loro sottraggono ai lavoratori locali, perché si accontentano di minori diritti e garanzie, di remunerazioni più basse e di condizioni di lavoro peggiori dei nostri. Fino ad allora, specialmente nei periodi di espansione economica, come quelli degli Anni ’80 e ’90, le immigrazioni di operai a bassa qualifica in Occidente sono state addirittura incoraggiate, dietro le spinte e gli interessi pratici e concreti di ambienti della destra economica come quelli di industriali e artigiani, interessati agli aspetti affaristici e poco o niente alle possibili conseguenze sociali di esse, e di ambienti della sinistra culturale e politica, in nome di concettualizzazioni e di ideologizzazioni come l’”integrazione culturale”, il ”multiculturalismo”, la “capacità che deve avere una cultura di dialogare ed integrare in sé altre culture”, la lotta alla xenofobia ed all’intolleranza, etc. In realtà, perché gli operai nostrani aspiravano a condizioni di lavoro sempre migliori ed a salari sempre più alti e loro, gli immigrati, si rivelavano utili all’economia generale sostituendoli nei lavori più umili che nessuno voleva più fare.

In periodi di grave crisi economica, come quello attuale, vengono addirittura incoraggiati dagli occidentali gli investimenti finanziari di arabi poco importa se sono musulmani o no. Importa solo che portano denaro fresco nelle casse di tante aziende nostrane in crisi!

Quando nel settembre del 2001 sono state fatte crollare le Twin Towers ed il terrorismo islamico mostrò il suo odio per il mondo occidentale e le sue potenzialità distruttive, sfuggendo ai criteri di contrapposizione militare e di lotta in campi di battaglia tradizionali, il problema dell’infiltrazione di islamici nel tessuto sociale ed economico occidentale ha assunto caratteri angoscianti, per le popolazioni. Ma gli speculatori hanno continuato a vedervi le possibilità di realizzare maggiori profitti e si sono limitati a chiedere ai governanti le uniche contromisure che li interessavano a difesa della loro pelle e del loro denaro (espulsione, per i clandestini, e galera, per i rei). Gli intellettuali di sinistra, da parte loro, hanno continuato a giustificarla vedendo le “colpe”, dei reati commessi da clandestini, negli stati e nei governi occidentali che “non sanno” o “non vogliono” integrarli e le colpe dell’intensificazione dell’attività del terrorismo islamico, in quegli Stati, come gli U.S.A., di Bush, e la Gran Bretagna, di Blair, ma anche l’Italia, di Berlusconi, che sono andati in Iraq col pretesto di esportarvi la democrazia (dimenticando o non sapendo che gli antichi Romani, grandi conquistatori, non fecero il grave errore di non rispettare gli dei locali ed offrirono, non imposero, la cittadinanza romana solo a chi la accettava!) e di trovare le armi di sterminio di massa di Saddam Hussein (che, in realtà, esistevano solo nella tesi di laurea di uno studente inglese!), ma col reale intento di fare buoni affari economico-finanziari (specie col petrolio che interessava la Famiglia Bush). Gli unici risultati, contestati da sinistra, sono l’avere destabilizzato quel Paese laico, l’avere creato le condizioni perché entrasse là il terrorismo islamico che prima non c’era e l’avere prestato il fianco all’odio musulmano contro i cristiani-occidentali, che risale ai tempi delle invasioni crociate nei loro Paesi!

Naturalmente, gli imam che vivono in Occidente minimizzano o tendono a delimitare l’odio arabo verso i Cristiani e/o gli Occidentali a “frange limitate di pazzi” o di “criminali” o di integralisti ed i governanti dei paesi arabi dove esistono i movimenti e/o gli attentati anti-cristiani e/od anti-occidentali non si schierano apertamente contro di essi e/o non li combattono fattivamente, perché fanno loro l’occhiolino, a scopi di consenso popolare o religioso od elettorale od anche solo per paura. Qualcosa di simile a ciò che accade nelle regioni del Sud Italia a molti governanti nei confronti delle organizzazioni mafiose locali (v. la nota n. 1 di “Personality Disorders in questo stesso sito).

Il problema non è lo scontro militare tra Paesi arabi ed occidentali: su quale fronte si  collocherebbero i Paesi occidentali “mezzi arabi” come quelli del Sud Europa e su quale quelli arabi “filo occidentali”? Non è neanche lo scontro tra le due religioni musulmana e cristiana. In Occidente, quest’ultima è stata in gran parte sostituita col dio-denaro e con pratiche neo-edoniste consumiste e materialiste, anche se, dopo avere peccato, il Dio cristiano viene ancora usato da molti ipocritamente, per cercare di garantirsi la vita eterna in Paradiso con la recita di qualche preghiera, e la Chiesa, per pulirsi la coscienza tramite qualche obolo e/o la confessione, per, poi, tornare a commettere altri peccati! Con quali e quanti Veri Cristiani si dovrebbero scontrare i Musulmani? Da parte loro questi ultimi demonizzano l’Occidente “corrotto e moralmente decadente”, ma, sempre di più, importano da esso tecnologie con le quali si arricchiscono di denaro ed abitudini con le quali vivono all’occidentale, in modi sempre più edonistici e sempre meno spirituali. Oppure, più semplicemente, gl’immigrati accettano il denaro che guadagnano col duro lavoro nell’”Occidente corrotto” e lo inviano alle famiglie rimaste nei loro paesi di origine ed i commercianti ed i finanzieri arabi e musulmani usano i proventi della produzione di petrolio, per i loro “business” come comprare compartecipazioni ed azioni di aziende occidentali. Coerenza vorrebbe che rifiutassero tutto ciò che proviene dal “Satanico Occidente” come fanno molti integralisti e non! Contro quali Veri Islamici si dovrebbero schierare i Cristiani? Il problema, dunque, non è nemmeno economico, visti i suddetti ed altri reciproci interessi in materia.

Il problema è, piuttosto, psicologico, sociale e culturale. Integrare, infatti, non significa che una civiltà può pretendere che un’altra rinneghi la sua storia e la sua cultura ed accetti “in toto” quelle proprie, ma che ognuna si completi prendendo elementi dell’altra o delle altre. Se è così come si possono integrare i modi di pensare e di vivere degli islamici che vengono nei nostri Paesi e non intendono occidentalizzarsi? Cosa della loro cultura e delle loro tradizioni possiamo prendere noi? Come conciliare il fatto che gli stati occidentali sono prevalentemente laico-liberalisti mentre i loro sono per lo più religioso-statalisti? Come conciliare la persecuzione ed, a volte, il massacro di cristiani e la distruzione di chiese cattoliche nei loro paesi con la loro pretesa di avere da noi libertà di culto e la possibilità di costruire moschee che, a volte, sono usate, per fare proselitismo ai terroristi, non solo per pregare? Come conciliare il fatto che molti vengono da noi, per avere un lavoro e migliori condizioni di vita che non hanno nei loro paesi, spesso ricchi di petrolio i proventi della cui produzione vanno quasi tutti agli sceicchi, ed, anziché esserci grati e riconoscenti, ci disprezzano ed alcuni vogliono addirittura farci la Guerra Santa?

Alcuni loro astuti intellettuali, cercando di sfruttare a loro favore principi sociali e culturali di democrazia elaborati nel corso di secoli dai nostri avi e sconosciuti nei loro Paesi, pretendono di avere qui da noi non solo la possibilità di integrarsi, ma di interagire con noi; cioè, di agire alla pari; cioè, di gestire alla pari le nostre strutture sociali e culturali più evolute delle loro; cioè, di occuparle ed impossessarsene senza colpo ferire. Non ci sarebbe nulla di male in ciò se non fosse che nella maggior parte dei loro Paesi gli Occidentali non solo non hanno la possibilità di interagire, ma neanche di integrarsi e nemmeno solo di inserirsi se non provvisoriamente, per motivi di lavoro; cioè, il tempo di impossessarsi anche delle nostre tecnologie più avanzate delle loro! Non potendo “interagire” noi nei loro Paesi e volendo “interagire” loro nei nostri l’intenzione non può che essere l’occupazione dei nostri Paesi e l’impossessamento delle nostre tecnologie. Prima di predicare la parità nei nostri Paesi, dove vengono per bisogno, dovrebbero predicarla e realizzarla nei loro!

Pur di non riconoscere la loro incapacità od inabilità od impossibilità di creare nei loro paesi condizioni di vita migliore per sé e per i loro cari ed ammettere la loro inferiorità in tal senso nei nostri confronti, ricorrono ad orgogliose valutazioni religiose e morali negative di noi, grazie alle quali riguadagnano il senso di superiorità, mantengono alta l’autostima, si sentono in diritto di odiarci o disprezzarci e trovano così le motivazioni per continuare a lottare per sopravvivere! D’altra parte, in molti loro paesi la religione è usata come strumento di controllo sociale (indottrinamento religioso del popolo ed odio spostato sugli occidentali; anziché contro gli sceicchi e gli imam che vivono nel benessere e mantengono i loro popoli in condizioni di miseria) come accadeva da noi fino ad alcuni decenni fa.

Ancora. Come accettare di dare loro lavoro e diritti e di ospitarli mentre la maggior parte fa da retroterra culturale ai terroristi che così trovano connivenze, appoggi e proseliti, in modo simili a ciò che fanno le popolazioni del Sud Italia con le organizzazioni mafiose? Dopo l’attentato del 7 luglio 2005, a Londra, il Daily Telegraph commissionò una inchiesta sugli atteggiamenti dei musulmani inglesi verso il terrorismo ed il 24% dichiarò di avere delle simpatie per le motivazioni dei terroristi; il 46%, di avere comprensione per loro; il 32% ritenne che i musulmani dovrebbero porre fine alla decadenza  morale dell’Occidente ed il 14%, che, se sapesse della preparazione d’un attentato o d’un imam che incita in segreto alla Sharia, non si sentirebbe in dovere di collaborare con la polizia locale! Come accettare che i loro maschi possono sposare le nostre donne, con matrimoni spesso finalizzati solo ad ottenere la cittadinanza in un paese occidentale, e, magari, poi, che le picchiano selvaggiamente se non praticano integralmente la loro religione; ma i nostri maschi non possono nemmeno fidanzarsi con le loro donne se non si convertono all’Islam od, in tal caso, come accettare il rischio che queste ultime vengono picchiate od uccise da loro parenti nei nostri Paesi? Come conciliare le nostre leggi garantiste con le loro usanze del taglione, della clitoridectomia, della decapitazione e della lapidazione? Come accettare il nostro sapere complesso, tecnologico e progressista con il loro condizionato e limitato dalla loro religione come accadeva da noi nel Medio Evo in modo oscurantista ad opera della Chiesa Cattolica? Il problema non può neppure consistere nello stabilire quale delle due culture è superiore all’altra, perché ognuna presenta pregi e difetti delle sue caratteristiche.

E ancora. Come rischiare che, per i profitti degli industriali e dei finanzieri e anche di tanti artigiani e piccoli imprenditori che, spesso, sfruttano la loro manovalanza inserendoli in sistemi produttivi a condizioni incivili ed a bassi costi contribuendo ad alimentare l’odio verso di noi o per i suddetti concetti teorici degli intellettuali di sinistra, ripetiamo l’errore degli antichi Romani che sottovalutarono le infiltrazioni barbariche nel loro Impero, dopo circa mille anni di dominazione del mondo allora conosciuto, giusto dopo che era iniziata la loro decadenza morale, ad opera dell’influenza del mondo greco? Similmente a quanto accade oggi nel mondo occidentale, ad opera dei “mass media” e di vari personaggi pubblici (v. anche “Mass media e Pubblicità”, “Mancati soccorsi”, “La questione giovanile in Italia” in questo stesso sito), ci ritroveremo in casa il “nemico” senza poterlo più fronteggiare? Allora tali infiltrazioni si verificarono tramite i commerci, l’arruolamento nell’esercito romano, le scorrerie nell’Impero e persino tramite l’accoglimento di profughi barbari che fuggivano dalle violenze di altri barbari più feroci, ma che poi si rivoltarono contro gli stessi Romani insieme agli schiavi sfruttati che non vedevano l’ora di farlo (Confucio: “Bisogna studiare il passato se si vuole prevedere il futuro!”). Oggi tali infiltrazioni si verificano tramite attività di manovalanza, commerciali ed anche di alta finanza, oltre che attraverso le infiltrazioni di terroristi. Gli industriali, i finanzieri, i piccoli imprenditori e gli artigiani dovrebbero preoccuparsi anche dei problemi e dei pericoli sociali che tali infiltrazioni comportano; non pensare solo a come aumentare i loro profitti economici e non credere che essi possono essere risolti solo con leggi come la Fini-Bossi! D’altra parte, gl’intellettuali della sinistra culturale e politica dovrebbero spiegare come tradurre in pratica le loro elaborazioni concettuali! Alcuni indicano il modello di integrazione statunitense, ma dimenticano che i terroristi dell’11 settembre vivevano bene integrati in città americane e che lo stesso Bin Laden e la sua Famiglia sono vissuti ed hanno fatto affari in U.S.A. per lungo tempo così come molti altri terroristi vivono e lavorano in Occidente in modi insospettabili! Altri indicano il modello olandese, ma là, dove l’inserimento di islamici a scopo di sfruttamento della manodopera è stato molto numeroso, gli olandesi originari sono arrivati al punto di parlare a voce bassa per le strade, se hanno da muovere critiche agli islamici, per timori di minacce o ritorsioni!

Naturalmente, non tutti gli arabi e non tutti i musulmani si comportano e pensano alla stesso modo: esistono gli estremisti ed i moderati, coloro che restano chiusi nei loro costumi, coloro che vorrebbero aprirsi agli occidentali ma non lo fanno, per paura del giudizio dei conterranei o di ritorsioni dei religiosi, e coloro che si aprono agli occidentali. Sta di fatto che, nel confronto, coloro che compiono reati di stupro o di furto e rischiano la galera o l’espulsione costituiscono il pericolo minore, rispetto a coloro che si inseriscono nel nostro tessuto economico e sociale solo “in surface” e nascondono dentro di sé il disprezzo morale per noi. Si tratta, di solito, di individui ideologicamente formati in tal senso e/o che non hanno le abilità o le capacità o le possibilità di creare apparati sociali ed economici complessi e capaci di dare benessere a tutti nei loro paesi e che, per questo, coltivano sentimenti di inferiorità che tendono a compensare, per difendersi dall’ansia e dalla depressione che deriverebbero loro e che sarebbero controproducenti, per la loro lotta di sopravvivenza, coltivando odio o disprezzo, verso di noi, che fanno derivare da altre, spesso fondate, valutazioni religiose e morali negative dell’Occidente, grazie alle quali conservano alti sentimenti di dignità, autostima e superiorità personale e/o religiosa fortemente auto-motivanti a continuare ad impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza, nonostante le condizioni spesso misere nelle quali vivono o dalle quali derivano.

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Maghi, Magia, Religioni · Categorie:Senza categoria

MAGHI, MAGIA, RELIGIONI

Moltissime persone in tutto il mondo, specialmente nei paesi più arretrati e quelle più ignoranti, ma in qualunque parte del mondo e di tutte le estrazioni sociali e livelli di intelligenza, si rivolgono a maghi, veggenti, fattucchiere, guaritori vari ed anche a preti e santi, per risolvere problemi di salute, affettivi e lavorativi. Tali comportamenti di ricerca di un “protettore” si accentuano di fronte a problemi personali o collettivi angoscianti. Il fenomeno era ancor più accentuato nei tempi antichi quando le conoscenze scientifiche erano minori e, più di oggi, molti fenomeni erano inspiegati scientificamente e venivano attribuiti o richiesti a dei o maghi.

Da un punto di vista psicologico tale fenomeno si spiega, per la maggior parte delle persone, non con deliri od allucinazioni psicotiche, ma col fatto che la sofferenza che si accompagna a qualunque problema amoroso, economico o di salute comporta una regressione inconsapevole, che è tanto più marcata quanto maggiore è la sofferenza, a modi di pensare tipici del periodo infantile quando si pensa che molti fenomeni si spiegano, appunto, magicamente: sol perché qualcosa si desidera o si teme essa può accadere. Contestualmente, si verifica una regressione anche sul piano emotivo, per cui si cerca la dipendenza da qualcuno percepito come capace di risolvere il problema: appunto, un mago, un santo, un politico… Per le popolazioni più arretrate, invece, si tratta di uno scarso sviluppo del pensiero scientifico sociale che comporta una maggiore o minore fissazione allo stadio magico del modo di pensare e di sentire infantile collettivo. Fenomeni simili accentuati si possono osservare anche negli schizofrenici, in coloro che sono portatori di deficit cognitivi ed in coloro che soffrono cronicamente di ansia. Si tratta di un modo di pensare caratterizzato dall’iper-valorizzazione di paure e desideri, piuttosto che della ricerca razionale di rapporti obiettivi tra eventi e del ricorso al pensiero ipotetico-deduttivo (principio di realtà).

La maggiore sofferenza la dà la paura della morte: si tratta di un evento del quale non si ha esperienza personale e che suscita, nella maggior parte delle persone, una intollerabile angoscia. Proprio tale angoscia ha fatto sì che, sin da quando gli esseri umani hanno maturato la consapevolezza di cosa è la morte degli altri, almeno così come la possono vedere dall’esterno, e di essere destinati, a loro volta, a morire, hanno cercato i mezzi che potessero dare la sperata e desiderata vita eterna. In vari fenomeni naturali hanno trovato i segni dell’esistenza di esseri invisibili ed ultrapotenti che li regolano e che regolano anche la vita delle piante, degli animali ed anche degli esseri umani: gli dei. “Primus in orbe deos fecit timor, ardua coelo fulmina cum caderent” (“Per prima al mondo la paura ha creato gli dei, alla vista dei fulmini che cadevano dal cielo”) (Petronio). Da allora, gli esseri umani hanno cominciato a sperare e pensare che, ingraziandosi tali dei, avrebbero potuto garantirsi la protezione da quegli eventi paurosi ed anche la salute, il successo e persino la vita eterna. Così sono sorte le varie religioni che esistono e sono esistite nel Mondo, ognuna delle quali presenta caratteristiche non casuali di adeguamento alle condizioni di vita biologica, ambientale, economica e sociale degli umani. Per esempio, nel Mondo Occidentale di oggi, la Religione Cristiana consente di sperare nella vita eterna e, contemporaneamente (ed ipocritamente), di godere di tutti i piaceri sensuali terreni (in modo funzionale al soddisfacimento degli istinti biologici ed anche al consumismo di beni materiali) anche contro i comandamenti religiosi. In estrema sintesi, si può peccare (godendo materialmente ed egoisticamente) dalla domenica pomeriggio fino al sabato notte; la domenica mattina andare a messa, confessare i propri peccati a qualche prete e poi cancellarli con qualche Ave Maria e Pater Noster (usati piuttosto come frettolose formulette rituali con poca o nessuna contrizione autentica) e, poi, riprendere a godere, materialmente ed egoisticamente (peccando)! La maggior parte dei cristiani occidentali di oggi concepisce la religione in modi personalizzati, funzionali al soddisfacimento dei propri egoismi terreni ed extra-terreni. Cioè, concepisce un Dio secondo il modello socio-economico-culturale dell’ambiente dove vive: una sorta di super-mercato a suo uso e consumo, un Dio “onnipotente ed eterno”, capace di garantire la vita eterna, ed anche “buono”, cioè tendente a perdonare i peccati commessi nel mondo terreno al quale potere persino chiedere dei “favori” per il proprio lavoro, i propri affetti, la propria salute, etc. Così, egli può godere, nell’al-di-qua, ed avere la vita eterna, nell’Al-di-là! Tutto al più, deve aggiungere alle penitenze prescrittegli dal prete qualche obolo, per “pulirsi”, di tanto in tanto, la coscienza ed ottenere maggiori indulgenze. In netto contrasto coi suoi dogmi, la religione cristiana è praticata, oggi, almeno in Occidente, dalla grande maggior parte dei credenti, in modi tali da far sperare nella vita eterna e, nello stesso tempo, consentire il soddisfacimento degli egoismi personali terreni. Esattamente il contrario di quanto predicato e praticato da Papa Francesco.

Mentre viene aggiornato questo breve saggio, al 63° Festival di San Remo i Modà cantano: “Immagina se si potesse non morire…non avremmo il tempo di soffrire”.

Il fenomeno è funzionale alla sopravvivenza, poiché credere nella vita eterna nell’Al-di-là e pensare di potere esercitare a richiesta un’azione favorevole sulle proprie condizioni di vita nell’al-di-qua mantiene alto l’umore e consente di continuare ad impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza. Specialmente la Religione Cristiana così com’è concepita (un Dio onnipotente e buono che garantisce la vita eterna, tollera tutti i peccati ed aiuta anche nella vita terrena) consente di soddisfare tutti gli istinti egoistici: l’immortalità, che elimina l’angoscia della morte, e la possibilità di godere dei beni materiali e sensuali di questo mondo.

Di solito, il ricorso a tali “protettori” non sortisce alcun effetto. Ma quando si tratta di problemi di lavoro che può risolvere un politico od  un suo amico e quando si tratta di problemi di salute che comportano l’azione di fattori causali psichici, soprattutto i cosiddetti disturbi psicosomatici, ma anche quelli somatopsichici, esso può sortire benefici effetti. Nel secondo caso, non per i reali poteri di quei “protettori”, ma per il benefico effetto auto-suggestivo che può derivare dal convincimento che quelle figure possono influire sulle situazioni temute o desiderate. E’ un fenomeno molto simile a quello dell’effetto curativo della fede religiosa (si pensi a certi “miracolosi” viaggi a Lourdes od a Medjugorje) ed all’effetto “placebo” ben studiato in medicina. Quest’ultimo consiste nel fatto che se un ammalato di disturbi psicosomatici o somatopsichici ha molta fiducia in un medico che gli prescrive un “farmaco” che, in realtà, consiste solo in acqua e zucchero, ma che gli presenta come “efficacissimo”, egli può ricavarne dei benefici o, addirittura, la “guarigione”!

In tutto ciò v’è anche qualcosa d’altro: la segreta ed altrettanto infantile speranza, da sempre coltivata dagli esseri umani, di elevarsi di un gradino dalla loro condizione umana e di superarne i limiti cercando in loro od in altri i poteri di risolvere problemi ricorrendo semplicemente al desiderio di farlo (principio del piacere)!

Ciò rimane indipendente dalla reale esistenza o meno di un Dio così come concepito dagli esseri umani, poiché nessuno su questa Terra è in grado di dire con certezza che esiste o no. Possiamo solo godere, nell’ambito di come e quanto ci è possibile, del provvisorio privilegio che abbiamo avuto della vita, dei sentimenti e della conoscenza.

 

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Informazione e comunicazione di massa · Categorie:Senza categoria

INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE DI MASSA

Il tema che si sta dibattendo in questi mesi in Italia sulle intercettazioni telefoniche e sulla pubblicazione di notizie è importantissimo, per il futuro sviluppo civile del nostro Paese.

Da sempre le dittature tradizionali hanno cercato di “imbavagliare” i mezzi di comunicazione di massa e di accentrare nelle mani dei dittatori o del loro gruppo d’appartenenza il controllo di essi. Nelle società moderne il controllo avviene in modi più sofisticati, tramite la manipolazione dei modi di pensare e di agire delle persone; soprattutto, da parte dei pubblicitari, dei gestori di mass media e dei politici (si può vedere, al riguardo, “Mass media e pubblicità”, in questo stesso sito). E’ anche capitato che i dittatori tradizionali sono stati in buona fede, quando sono stati convinti di essere gli unici possessori delle “verità” e, quindi, gli unici in grado di far progredire i loro paesi. Ma, il più delle volte, sono stati in cattiva fede, ed hanno nascosto la realtà agli oppositori ed alle popolazioni, in modi consapevoli e premeditati, a fini di potere personale o del proprio gruppo sociale od economico o militare d’appartenenza che li ha sostenuti.

I secondi, dunque, hanno agito ed agiscono in maniera palesemente criminale; i primi, in modi illusori. Infatti, questi ultimi hanno sbagliato e continuano a sbagliare nel non rinforzare le strutture democratiche dei loro paesi sia quando sono stati o sono veramente dotati di capacità intellettuali superiori a quelle degli altri (perché, una volta invecchiati o morti, hanno dovuto o debbono passare ad altri che non hanno necessariamente le loro stesse capacità un potere non adeguatamente controllato da altre strutture dello stato e che diviene, perciò, pericoloso) sia, a maggior ragione, quando, in realtà, non sono dotati di tali superiori capacità che si sono arbitrariamente e narcisisticamente auto-attribuite o che hanno attribuito loro i gruppi di interesse che li hanno voluti al potere. Molti dei personaggi che sono passati alla storia con connotazioni negative fanno parte di questi ultimi.

“Per una democrazia sana occorre la plurivocità dell’informazione. Ed il ruolo del servizio pubblico è cruciale”, ha detto Carlo Azeglio Ciampi, l’08-02-2002. Un popolo non informato é più facilmente controllabile!

La distinzione può essere fatta tra “…il diritto (-dovere: n. d. a.) di informare, che ha a che fare con la legittimità [e] la gestione di esso, che ha a che fare con l’opportunità”, ha detto Eugenio Scalfari, il 30-03-2001.

Un’altra distinzione può essere fatta tra gli strumenti dell’informazione, che hanno a che fare con la scienza, ed i fini dell’informazione, che hanno a che fare con la coscienza.

La libertà, la democrazia e lo sviluppo di un paese non possono essere garantiti dalla coscienza di questa o quella categoria sociale (per esempio, i giornalisti o i magistrati) né di un gruppo o fazione (per esempio, l’uno o l’altro partito politico) né, peggio, da un solo uomo (per i motivi esposti nel terzo capoverso di questo scritto), ma solo dalla possibilità e dalla pluralità dell’informazione.

Per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche, l’attuale Governo vanta, giustamente, i grandi successi conseguiti contro la criminalità organizzata. Per essi, va dato merito, innanzitutto, alle Forze dell’ordine e, poi, al Ministro Roberto Maroni. Ma va anche ricordato che tali successi sono stati conseguiti grazie al vecchio sistema di intercettazioni. Se fosse ridotta la possibilità ai magistrati di intercettare gli stessi successi non potrebbero più essere conseguiti in futuro, perché non sempre i criminali organizzati sono tanto sprovveduti da farsi intercettare. Spesso, si arriva a loro tramite l’intercettazione di individui con cui sono collusi, che sono incensurati (specialmente, nel Sud Italia: politici, professionisti, amministratori pubblici e privati, semplici cittadini ed, a volte, persino giudici e membri delle forze dell’ordine!) e che la nuova legge potrebbe escludere dalla possibilità di essere intercettati.

In nome di una maggiore garanzia di privacy di alcuni si diminuirebbe la sicurezza di tutti!

A parere dello scrivente, che per 17 anni è stato esperto dell’ex-Ministero di Grazia e Giustizia per le Corti d’Appello di Palermo e Caltanissetta, più che diminuire le possibilità di intercettare si dovrebbe tutelare maggiormente la privacy, per esempio, prevedendo che il P.M., tra le intercettazioni fatte, depositi solo quelle rilevanti, ai fini del procedimento in atto, ed archivi o faccia distruggere tutte quelle irrilevanti e prevedendo anche severe sanzioni per lui o per gli impiegati di tribunale o per gli avvocati responsabili della rivelazione o diffusione o pubblicazione di esse!

Diversamente, osserveremo un ulteriore ampliamento del dilagare oggi in atto dei fenomeni di corruzione morale e di malaffare economico nel nostro Paese da parte di coloro che non fanno parte strutturale di organizzazioni come la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, ma che ugualmente tiranneggiano e danneggiano la collettività!

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Psicologia del mancato soccorso · Categorie:Senza categoria

PSICOLOGIA DEL MANCATO SOCCORSO

 

Continua lo stillicidio di persone investite e non soccorse sulle strade italiane e non solo. Ricordo qualche caso tra i più “eclatanti” di qualche anno fa. Un giovane si lasciò cadere dall’alto su una spiaggia piena di bagnanti, nessuno lo soccorse, morì ed i bagnanti continuarono a prendere il sole!!! A Milano un uomo fu investito, prima, da un’auto, poi, da un’altra ed, infine, da una moto e nessuno dei tre autisti investitori si fermo per soccorrerlo!!!

Nella vecchia società contadina e pre-industriale cose del genere accadevano difficilmente, perché esse erano regolate soprattutto da rapporti umani, prima che di interesse, che rinforzavano il senso di responsabilità verso gli altri. Ricordo che, da bambino, vi era grande senso di appartenenza e di solidarietà tra gli abitanti di un quartiere al punto che, anche di notte, se si aveva bisogno dell’aiuto di una vicina di casa lo si chiedeva ed otteneva senza alcun problema. Oggi, invece, nei condomini si vive appartati, appunto, in…appartamenti o, peggio, si è in rapporti conflittuali coi condomini. Nelle società industriali e post-industriali di oggi, infatti, hanno avuto il sopravvento l’individualismo e l’egoismo, i rapporti di interesse ed il tornacontismo, il cinismo e l’avidità per il denaro ed il benessere sensoriale.

Un investimento stradale può avere conseguenze in campo penale (p. es., omicidio colposo o lesioni) o civile (p. es., penalità pecuniarie) per l’investitore e questi, di solito, preferisce fuggire sperando di non essere individuato, pur di tentare di evitare quelle possibili conseguenze per lui, anche a  costo che l’investito rischia di morire per terra e, magari, di lasciare al mondo dei figli ed un coniuge!

Nel primo esempio riportato, invece (il morto in spiaggia), di solito, non è l’indifferenza o l’apatia o l’angoscia che determinano il mancato soccorso, poiché tali casi, per lo più, si verificano, nei disturbati psichici. Quando il mancato soccorritore si trova in mezzo ad altri, pur avendo notato l’emergenza, tende a “nascondersi” in mezzo alla folla, finge di non aver visto, spera ed attende che qualcun altro intervenga, allo scopo di evitare responsabilità e “rogne” e potere continuare ad occuparsi delle faccende sue proprie; oppure, solo allo scopo di evitare di sentirsi in imbarazzo, che gli deriva dal sentirsi osservato, per non sapere bene come comportarsi in quei casi.

Nei casi di mancati soccorritori non affetti da disturbi psichici prevale, cioè, l’istinto egoistico di sopravvivenza individuale (vedasi, al riguardo, Personality Disorders in questo sito) e ciò costituisce un regresso, rispetto ai livelli di socialità raggiunti dai precedenti tipi di società.

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Psicologia del calcio · Categorie:Senza categoria

PSICOSOCIOLOGIA DEL CALCIO

Si sono giocati i mondiali di calcio in Sud Africa e ’Italia è stata malamente eliminata giocando in maniera pessima, inaspettata anche dalla maggior parte degli esperti.

Gli italiani ci sentiamo un po’ tutti “esperti”. Il calcio è uno degli sport più seguiti al mondo. Questo sito è già stato visitato da 33 nazioni ed anch’io, in questo mese di giugno 2010, mi voglio cimentare nel dire la mia da un punto di vista professionale.

Intanto, bisogna spiegare perché il gioco del calcio appassiona così tanto in tutto il mondo. Perché esso consente una “canalizzazione” ed una “soddisfazione” degli istinti aggressivi (battere ed umiliare avversari) e/o di dominio (essere più forti di altri, essere i primi, vincere coppe e campionati) in modi socialmente regolamentati e, perciò stesso, accettabili. E’ una sorta di psicodramma di massa, perché consente tale “soddisfazione istintuale” in modi regolamentati da leggi scritte o no e limitati nel tempo potendo, di solito, alla fine di una partita o di un torneo, ripristinare l’autocontrollo istintuale e tornare a comportamenti di convivenza pacifica con gli altri. Tale “soddisfazione” non avviene allo stesso modo per tutti gli appassionati: si va dalla tranquilla persona di fantozziana memoria che si agita in poltrona e partecipa emotivamente alle vicende della squadra del cuore “soddisfacendo” i suoi impulsi a casa sua, di fronte alla TV che trasmette la partita della “squadra del cuore” (per un processo psicologico cosiddetto della “sublimazione”), al tifoso psicopatico, armato di spranghe e/o coltelli, che va allo stadio per “scaricare” i suoi impulsi aggressivi o di dominio ipersviluppati sui tifosi avversari e/o sui poliziotti addetti all’ordine (si può vedere, al riguardo, anche Personality Disorders in questo stesso sito). Gli “scarichi” più violenti si possono osservare in quei gruppi nei quali monta l’aggressività od il senso di dominio ed il senso di appartenenza e di potenza del gruppo. Quest’ultimo facilità lo scardinamento dei “freni inibitori” degli istinti ed induce coloro che hanno maggiori difficoltà a controllarli e persino coloro che sono solitamente tranquilli a diventare violenti (“effetto del branco”). Non è un caso che la passione per calcio riguarda prevalentemente i maschi: le ghiandole del nostro corpo, nella grande maggior parte dei casi, producono fisiologicamente, più di quello delle femmine, ormoni androgeni che inducono i suddetti comportamenti aggressivi e di dominio. Esso appassiona un po’ tutti, poiché, attraverso l’identificazione con una squadra o con alcuni giocatori, consente di cercare e di trovare, in caso di vittorie, quelle gratificazioni che compensano le frustrazioni che la vita comporta un po’ per tutti. Una volta “investita” una squadra od anche un solo giocatore particolarmente in vista di “rappresentare se stessi” si difendono a spada tratta anche di fronte alle evidenze contrarie alla opportunità di farlo!

Naturalmente, oggi, almeno nel Mondo Occidentale, il calcio è divenuto anche un “business”, per investitori, ed un lavoro, per giocatori ed impiegati in squadre di calcio e in “fans club”, proprio per i suddetti motivi che ne hanno consentito la diffusione a livello di masse in tutto il mondo. Esso può anche essere usato a scopi educativi se si addestrano, soprattutto, i giovani a rispettare le regole del gioco (ciò che li abitua a rispettare le regole anche in società), a rispettare gli avversari (cioè, gli altri in generale), a superarli tecnicamente e/o tatticamente e non ricorrendo a falli (cioè, abituarli a competere con gli altri correttamente e non disonestamente), a scambiare il pallone coi compagni (cioè, a collaborare ed a fare gruppo che è un fattore di vittoria), a farlo secondo strategie studiate a tavolo prima della partita (cioè, ad operare secondo criteri razionali) ed a partecipare a campionati o coppe avendo degli obiettivi da raggiungere e delle strategie per raggiungerli (cioè, a fare progetti di vita).

Così come sono vari i motivi che possono appassionare al calcio sono vari anche i modi di giocare al calcio che si possono osservare nel gioco spontaneo dei ragazzi e, specialmente fino a qualche tempo fa, anche in varie popolazioni. La diffusione delle informazioni e l’emigrazione di calciatori ed allenatori, soprattutto tra squadre di club, oggi stanno mescolando le carte. Ma è possibile ancora notare tra squadre nazionali delle diversità nel modo di giocare che riflettono la diversità cultura dei vari popoli. Mentre, i vari modi di giocare al calcio espressi dalle squadre di club possono esprimere la “filosofia” di gioco del loro allenatore o del loro presidente.

A meno che l’allenatore di una nazionale sia straniero ed abbia il tempo e la possibilità di portare un diverso modo di concepire il gioco, rispetto a quello spontaneo indigeno. Si pensi, per esempio, ad alcuni allenatori occidentali che, in questi mondiali, hanno portato cambiamenti “razionali” ai modi di giocare tendenzialmente “istintivi” e “fisici” delle squadre africane od all’allenatore Fabio Capello (italiano) che ha portato modifiche più “riflessive” ai tradizionali modi di giocare più “disinvolti”, basati sulla corsa e sull’attacco, della squadra inglese.

Si pensi alle squadre di calcio del Brasile. Esse hanno sempre giocato e dato il meglio sfruttando la fantasia, l’estro e la libertà da rigidi schemi di gioco dei singoli giocatori e, così, hanno riflettuto la semplicità, la gioia di vivere ed il modo di vivere basato sulla improvvisazione, alla giornata, del loro popolo. Al contrario, si pensi alle squadre nazionali del Nord Europa (Germania ed Olanda in testa, ma anche Belgio, Svezia, Norvegia e Danimarca). Esse hanno sempre giocato e dato il meglio dal punto di vista calcistico basando il loro gioco sull’organizzazione e la coralità, sulla razionalità e sull’efficacia degli schemi o geometrie di gioco; non tanto sulle individualità e sull’improvvisazione (non a caso, la Germania è stata 12 volte semifinalista e ha giocato più partite nei tornei mondiali e l’Olanda fa scuola per il gioco “a zona”). Oppure, si pensi alle squadre sud-americane (l’Argentina in testa, ma anche il Cile, la Colombia od il Paraguay) ed alle spagnole: esse hanno ottenuto il meglio da se stesse quando sono scesi in campo giocatori che, oltre a mettere grande impegno personale, sono stati caratterizzati da grande tecnica individuale (per capacità di palleggio) riflettendo così l’orgoglio e la fierezza (“il sangue caliente”) che quei popoli tendono ad abbinare al vivere alla giornata (improvvisazione).

Lo stesso Diego Armando Maradona, che è stato probabilmente il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi e che, forse, ha superato anche il mitico brasiliano Pelé, ha dato il meglio di se stesso nella sua nazionale di calcio ed anche nel Napoli, la squadra della Città italiana che, per molti aspetti, è più una città “sud-americana”!

L’Italia ha giocato le migliori partite quando ha abbinato ad una certa organizzazione di gioco l’estro e la creatività individuale di alcuni suoi giocatori come Roberto Baggio, Roberto Bettega, Gaetano Scirea, Mario Corso, Gianni Rivera, Paolo Maldini, Paolo Rossi, Gianfranco Zola, Sandro Mazzola ed altri. Allo stesso modo di come gli Italiani, solitamente, danno il meglio di sé basandosi su un’organizzazione sociale che non raggiunge quella di altre Nazioni del Nord Europa, ma che è certamente superiore a quella tipica dei Popoli sud-americani e del sud-europei, che abbinano alla creatività ed all’estro. Infatti, l’Italia non è famosa nel mondo per le grandi organizzazioni industriali o di ricerca scientifica, ma per la creatività di singoli individui nella moda, nell’arte, nel “design”, nella musica, etc. che si esprime soprattutto nell’artigianato e nell’attività delle piccole e medie imprese. A voler essere completi e sinceri, l’Italia è anche famosa, purtroppo, per la diffusione della corruzione e delle pratiche truffaldine che stanno distruggendo la civile convivenza. Ed anche questo si riflette nel modo di giocare al calcio: infatti, i giocatori italiani sono famosi nel mondo anche per essere i più simulatori di falli subiti; cioè, per tentare di ottenere ciò che non spetta loro con l’inganno!

Tali modi di agire, insieme a tanti altri pessimi esempi di politici, amministratori, divi e dive dello spettacolo e vari personaggi pubblici, ha un riverbero negativo sull’intera popolazione, poichè rinforza comportamenti tendenti a procurarsi da vivere con sotterfugi ed inganni che, al momento in cui si mettono in pratica, possono procurare dei vantaggi, ma, alla lunga, diffondendosi tra la popolazione la pratica di essi, risultano controproducenti, poiché, ingannandosi e truffandosi a vicenda, si procurano dànni reciproci e non si fa il bene di tutti.

Quest’anno il selezionatore Lippi ha puntato tutto sul gruppo ed ha lasciato a casa i giocatori di talento che abbiamo in Italia, memore del successo ottenuto nel Campionato del Mondo di quattro anni fa, quando l’Italia fu uno dei “teams” più uniti e solidali e questo fu certo un fattore di successo. Certamente, lo spirito e la solidarietà di gruppo sono indispensabili al buon funzionamento e rendimento di qualsiasi tipo di gruppo, non solo sportivo. Ma essi non sono sufficienti a dare buoni risultati. Occorre avere anche una organizzazione razionale dell’atttività da svolgere e questa deve avere caratteristiche di efficienza (è più efficiente il gioco che, col minor numero di passaggi, cioè quello in profondità, mette un giocatore della squadra in condizioni di fare gol come, per esempio, quello adottato dalla Germania in Sud Africa) e di efficacia (è più effficace il gioco che, basandosi su una strategia concepita prima di entrare in campo, consente di raggiungere gli obiettivi prefissati come, per esempio, quello dell’Olanda, basato sulla strategia del controllo di tutte le zone del campo individuate prima, e quello della Spagna, basato sulla strategia di mantenere il più possibile il possesso della palla, consentito dalle conosciute capacità di palleggio dei suoi giocatori, sempre in Sud Africa) per produrre buoni risultati. Se, inoltre, sono presenti nel gruppo membri che hanno individuali capacità straordinarie, come i calciatori nominati sopra, i risultati possono essere ottimi (come nel caso del Brasile che ha vinto più Coppe del Mondo). Naturalmente, una partita si può vincere con un gol “trovato”, come è successo alla Spagna nella finale in Sud Africa. Ma in un torneo o in un campionato di calcio così come in qualsiasi attività lavorativa prolungata nel tempo e nella vita, in genere, non si va lontano senza un gruppoo solidale, un’organizzazione efficiente, una strategia efficace e membri validi! Questi alcuni degli insegnamenti che si possono ricavare dal gioco del calcio.

Al riguardo, si può leggere anche “La questione giovanile in Italia” in questo stesso sito.

L’Italia vista ai Mondiali del Sud Africa, almeno al di qua del teleschermo, non ha espresso alcun gioco organizzato né alcuna particolare individualità né la grinta tipica degli argentini e degli spagnoli né l’estro e l’inventiva che altre volte Essa ha espresso grazie ad alcuni suoi giocatori.

Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Lippi, prima della spedizione in Sud Africa, che la compattezza che mostrò l’Italia quattro anni fa fu dovuta a fattori extra-calcistici (allora era scoppiata “calciopoli” e molti giocatori e persino suo figlio erano stati accusati o sospettati di corruzione e/o di frode, la qual cosa aveva avuto effetti di “compattamento” del gruppo selezionatore-giocatori mettendoli su una posizione difensiva comune). Inoltre, quattro anni fa erano presenti in campo Pirlo, Del Piero, Totti e qualche altro che, pur non raggiungendo i livelli tecnici dei campioni citati prima, erano capaci di inventare, più degli attuali giocatori messi in campo, giocate tali da liberare se stessi od altri compagni di fronte la porta avversaria e metterli in grado di fare gol, quel gol che l’attuale squadra ha fatto una grande fatica a trovare!

Probabilmente, se avesse portato anche Balotelli e Cassano o se avesse fatto giocare Quagliarella, prima dell’ultimo quarto d’ora di campionato, tutti giocatori dai “piedi buoni”, anche se neanche questi raggiungono i livelli tecnici dei giocatori menzionati allo inizio, avrebbero potuto inventare giocate che avrebbero consentito a loro od loro ai compagni di fare quei gol che avrebbero evitato all’Italia la figuraccia che ha fatto davanti a tutto il mondo calcistico!

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Bullismo · Categorie:Senza categoria

UNA RICERCA SUI FATTORI E SULLE MANIFESTAZIONI DEL BULLISMO

Tra i mesi di febbraio e marzo del 2010 è stata svolta una ricerca sui fattori del bullismo. La ricerca é stata fatta tra i ragazzi di Augusta, in provincia di Siracusa (Italy), su richiesta del locale Lions Club Augusta Host, del Distretto 108 YB, al D.r Cammarata Salvatore, nella sua qualità di psicologo.

Allo scopo di avere risposte il più veritiere possibile in un’età in cui il fenomeno si manifesta, la ricerca è stata svolta su ragazzi delle terze classi delle Scuole Medie Inferiori. Sono stati esclusi ambiti di ricerca non scolastici, per le difficoltà a realizzare una ricerca di tale tipo. Sono anche state escluse le età inferiori, perché il fenomeno è troppo “in fieri”, per essere analizzato adeguatamente, e le età superiori, perché lo strumento di indagine scelto e preparato dal D.r Cammarata, un questionario di cui si può richiedere la copia al suo autore, come tutti i questionari, consente ad esaminati più consapevoli e smaliziati di manipolare le risposte, in funzione dell’opportunità o meno di darle con sincerità e, quindi, i risultati ottenuti, spesso, non sono attendibili.

Sono stati scelti i ragazzi delle terze classi, anche perché s’è voluto analizzare il fenomeno in soggetti tra i quali esistono dinamiche relazionali consolidate nel tempo, poiché esso può non manifestarsi tra individui che si conoscono da poco.

E’ stata chiesta la collaborazione ai Dirigenti delle Scuole ed hanno accettato. E’ stato distribuito loro il questionario da far compilare a casa dai ragazzi, per far sì che la compilazione in classe non fosse influenzata da insegnanti o da compagni, e da far riconsegnare in busta chiusa o piegato e “pinzettato”, onde garantire loro l’anonimato ed incoraggiare le sperate risposte veritiere.

I questionari sono stati raccolti dal Presidente del Club, Avv. Barbara Giardinieri che ha anche curato l’organizzazione del tutto, ivi compresa la successiva pubblicazione ad Augusta dei risultati ottenuti. Essi sono stati consegnanti al D.r Cammarata che ne ha curato l’analisi e ne cura la conservazione, poiché, i questionari possono consentire l’individuazione di “bulli” e “vittime”, nonostante l’anonimato.

Sono stati consegnati 259 questionari dei 284 attesi e tra essi 10 bianchi che non sono stati tenuti in considerazione nell’analisi dei risultati. I 249 analizzabili non sempre sono stati compilati in tutte le loro parti dai ragazzi, anche se le domande sono state poste in modi facilmente comprensibili; probabilmente, perché alcuni ragazzi non hanno voluto rispondere a delle domande od esse sono sfuggite alla loro attenzione.

I genitori morti, disoccupati e pensionati sono stati calcolati insieme agli altri “non specificati”. Nella voce “vari” sono stati calcolati quei genitori dei quali i ragazzi hanno indicato attività di lavoro irregolari (ladro, “magnaccia”, “puttana”, etc.). Le voci relative al “tempo libero” ed al “carattere” sono state desunte tra quelle usate dagli stessi ragazzi ed, a giudizio dell’esaminatore, sono state accorpate in sub-categorie, per poterle confrontare.

Sono stati individuati 18 bulli e bulle, secondo i criteri seguenti: individui che, in modi ripetuti nel tempo e strutturati di imporsi sugli altri e farsi valere, fanno scherzi sgraditi a chi li subisce o vere e proprie violenze o furti od estorsioni senza subirne. Ma loro sono probabilmente di più, poiché in alcune classi sono state individuate delle vittime che hanno scritto di avere subito dei soprusi da bulli presenti in classe i quali non si sono rivelati tramite il questionario, perché li hanno consegnati in bianco o non li hanno consegnati affatto od hanno manipolato le risposte o non sono del tutto consapevoli di avere fatto soffrire qualcuno con le loro azioni.

Quasi tutti i bulli hanno dichiarato d’avere agito insieme ad altri. In questo senso vanno intese le dichiarazioni di 16 di loro di volersi divertire assieme ai compagni di classe.

Sono state individuate 40 vittime tra coloro che hanno scritto d’avere subito scherzi pesanti od angherie o furti o estorsioni od altre azioni sgradite senza farne a loro volta.

Sono anche stati individuati 43 ragazzi e ragazze che hanno dichiarato di avere fatto e subito le anzidette azioni; cioè, “le hanno prese” e “le hanno date”, ma non in modi stabili e strutturati come per i bulli e le vittime. Sono stati considerati nella categoria “bulli e vittime”. Una sorta di quarta via insieme ai veri e propri bulli, alle vittime stabili ed a coloro che hanno dichiarato di non essere stati attori o vittime, nè a scuola nè fuori, di bullismo. Tra loro 23 che hanno scritto d’averle fatte o subite per scherzo, sono stati considerati nella sotto-categoria “ludici”, ed altri 20 che hanno scritto di averle fatte o subite con intenti litigiosi, nella sotto-categoria “seriosi”. Ma è probabile che loro sono più di 43, per i motivi di cui all’ottavo capoverso.

 

QUESTIONARI 259

 

ANNI     12     13

 

BIANCHI               10 ETA’       ANNI     13   205 MEDIA    13,2

 

FEMMINE            148    59,5% ANNI     14     31

 

MASCHI              101    40,5%

 

 

 

VITTIME                                               40                                         16%

 

“seriosi”      20                            8%

 

BULLI E VITTIME                                  43                                         17,3%

 

“ludici”      23                             9,3%

 

BULLI                                                  18                                           7,2%

 

 

 

 

CASI  PROBLEMATICI  DA  GESTIRE GLI INSEGNANTI:          101            =              40,5% !

 

 

ETA’ MEDIA         VITTIME     13 SEX  MASCHI / 40,5%

ETA’ MEDIA          V. + B.       13,2                             VITTIME           7             17,5%

ETA’ MEDIA          BULLI 13,4                              B + V            27             62,8%

BULLI           13             72,2%

 

 

NON AMMESSI      15       6% VOTO  MEDIO                         6,8

RIMANDATI           15       6% VOTO  VITTIME                       6,9

VITTIME                  2       5% VOTO  BULLI + VITTIME          7,5

BULLI + VITTIME     2       5% VOTO  BULLI                          6,3

BULLI                      17%

 

DIVERTIRSI  ASSIEME      232 = 93%      (V. 37 =  92%,      B. + V.  40 = 93%,     B. 16 = 89%)

 

PADRI / 249               VITTIME / 40          B. + V. / 43            BULLI / 18

 

Operai

Elettricisti

Idraulici                         128 = 51,4%               21 = 52,5%            24 = 56  %            4 = 22,2%

etc.

 

 

 

Militari

Poliziotti

VV.UU.                             38 = 15,3% 3 = 7,5% 5 = 11,5%           1 = 5,5%

Guardie giurate

 

Impiegati                         38 = 15,3% 8 = 20  %              3 =   7  %            1 = 5,5%

Insegnanti

 

 

 

Commercianti

Geometri

Imprenditori                      16 = 6,4%                    2 = 5  %                6 = 14  %             3 = 16,5%

Artigiani

Agenti immob.

Albergatori

 

 

 

Medici

Avvocati                              10 = 4%                      2 = 5  %               3 = 7% 1 = 5,5%

Ingegneri

Dirigenti

 

Vari                                        5 = 2%                      0                           0                             4 = 22,2%

 

Non specificati                     14 = 5,6%                   4 = 10%              2 = 4,5%               4 = 22,2%

 

 

 

 

MADRI

 

Casalinghe                       174 = 70   %               26 = 65  %           31 = 72%               8 = 44,4%

 

Lavoratrici ordinarie            49 = 19,7%                 8 = 20  %             9 = 21  %             2 = 11,1%

 

Varie                                     4 =  1,6%                   0                           0                            4 = 22,2%

 

Non specificate                  22 = 8,8%                    6 = 15  %            3 = 7  %                4 = 22,2%

 

INFORMAZIONI SU VIOLENZE SUBITE

 

DATE A INSEGNANTI

E/O GENITORI DA:              VITTIME / 40                     B. + V. / 43                       BULLI / 18

Insegnanti-Genitori          Insegnanti-Genitori         Insegnanti-Genitori

 

13             13                      6                5                      0                4

 

32,5%      32,5%              14%         11,6%                                 22,2%

______________           _______________                             ______

65%                                25,6%                                           22,2%

 

REAZIONI PERCEPITE

 

 

DI COMPAGNI A:                      VITTIME / 40                    B. + V. / 43                      BULLI / 18

pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro

 

8         10           10          5          5             5           0            4            4

 

20%     25%       25%   11,6%  11,6%    11,6%              22,2%     22,2%

________________   ___________________            _____________

70%                                34,8%                                       44,4%

 

DI PRESENTI A:                          VITTIME / 40                     B. + V. / 43                      BULLI / 18

pro-indifferenti-contro     pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro

 

2              5             0          2             1             2         0             4             0

 

5%       12,5%                   4,6%      2,3%     4,6%               22,2%

____________                 __________________             ______

17,5%                                        11,5%                             22,2%

 

DI INSEGNANTI A:                    VITTIME / 40                     B. + V. / 43                     BULLI / 18

pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro

 

7           2             1           2           2            2            0           0            5

 

17,5%   5%         2,5%    4,6%    4,6%     4,6%                               27,7%

_________________    _________________                             ______

25%                                  13,8%                                             27,8%

 

DI GENITORI A:                         VITTIME / 40                    B. + V. / 43                      BULLI / 18

pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro    pro-indifferenti-contro

 

7          1             1            2           1             1           1          1             2

 

17,5%    2,5%      2,5%     4,6%    2,3%      2,3%    5,5%    5,5%    11,1%

__________________    _________________   ___________________

22,5%                                  9,2%                               22,1%

 

 

VALUTAZIONE DEI METODI EDUCATIVI

 

 

DI INSEGNANTI                     VITTIME / 40                     B. + V. / 43                        BULLI / 18

posit.-neutrale-negat.      posit.-neutrale-negat.       posit.-neutrale-negat.

 

18          2           4             21         2          2               12          1           1

 

45%      5%       10%       49%      4,6%   4,6%         66,7%  5,5%    5,5%

 

 

 

DI GENITITORI                       VITTIME / 40                     B. + V. / 43                        BULLI / 18

posit.-neutrale-negat.     posit.-neutrale-negat.       posit.-neutrale-negat.

 

22          1           1              25         1          0               12         0          0

 

55%     2,5%    2,5%       58,2%  2,3%                    66,7%

 

 

IMPIEGO DEL TEMPO LIBERO

 

 

 

VITTIME / 40                    B. + V. / 43                        BULLI / 18

 

 

Amici                                   7        17,5%                   15      34,9%                      5      27,5%

 

Sport e palestra               11       27,5%                    13      30,2%                       5      27,5%

 

Lettura                                2          5  %                       0        0                              0         0

 

Chiesa                                 2          5  %                       0        0                              0         0

 

Personal Computer            6        15  %                       8     18,6%                       7       38,5%

 

Hobbies                              6        15  %                       2       4,6%                        0         0

 

TV                                       5        12,5%                      5      11,6%                       1         5,5%

 

Casa                                   3          7,5%                       0        0                              0         0

 

Play Station                       0          0                              3        7  %                        1         5,5%

 

Fidanzato/a                       0          0                              1        2,3%                       2        11   %

 

totali tempo libero              105  %                                 109,2%                           115,8%

IMMAGINE DEL SE’

 

FIDUCIA IN SE’                 VITTIME / 40                     B. + V. / 43                       BULLI / 18

in    &   out                         in    &   out                        in    &   out

 

2         2        1  =   5         2        2        1    =   5          1       1       1   =   3

%    5         5      2,5 =  12,5   4,6    4,6     2,3   = 11,5    5,5    5,5    5,5  = 16,5

 

 

FIDUCIA IN SE’ +                 VITTIME / 40                   B. + V. / 43                       BULLI / 18

RICERCA D’ALTRI                   in    &   out                       in    &   out                        in    &   out

 

2      15       2   =  19         2      24       1   = 27          1      8      1    = 10

%   5    37,5      5   = 47,5     4,6   55,8   2,3  = 62,7     5,5  44,4  5,5  = 55,4

 

 

INTELLIGENTE                       VITTIME / 40                  B. + V. / 43                      BULLI / 18

E      BRAVO/A                          in    &   out                     in    &   out                        in    &   out

 

7      1       1    =   9         2      1       1    =  4          0       0      0    =   0

% 17,5   2,5    2,5 = 22,5    4,6  2,3     2,3  =  9,2       0       0      0    =   0

 

 

FURBO/A                                 VITTIME / 40                  B. + V. / 43                     BULLI / 18

in    &   out                     in    &   out                        in    &   out

 

2      1       0   =  3          2     1      1    =  4            1      1      1    =    3

%   5    2,5      0   = 7,5      4,6  2,3   2,3  =  9,2       5,5    5,5   5,5 =  16,5

 

 

SFIDUCIA IN SE’                      VITTIME / 40                   B. + V. / 43                    BULLI / 18

in    &   out                       in    &   out                     in    &   out

 

6     1      1    =    8            1      1       0   =  2           0      0      0    =   0

%   15   2,5    2,5  =  20           2,3   2,3    0   = 4,6         0      0      0    =   0

 

 

RICERCA                                    VITTIME / 40                  B. + V. / 43                    BULLI / 18

DI ALTRI                                      in    &   out                     in    &   out                      in    &   out

 

1      1       1    =   3         2      2       1   =   5        0      1       1    =   2

%  2,5   2,5    2,5  = 7,5     4,6    4,6    2,3 = 11,5     0     5,5    5,5 = 11

 

 

ESSERE                                       VITTIME / 40                 B. + V. / 43                     BULLI / 18

RIFIUTATI                                     in    &   out                    in    &   out                       in    &   out

 

3       1       1   =   5        0       0       0   =   0        0       0       0   =   0

% 7,5    2,5     2,5 = 12,5    0       0       0   =   0        0       0       0   =   0

TOTALI                                             130%                           108,7%                           99,4%

 

 

CARATTERE                                  VITTIME / 40                 B. + V. / 43                     BULLI / 18

 

Mite, tranquillo                               3      7,5%                    3       7  %                         0       0  %

Allegro, simpatico, scherzoso.    10      25  %                 17     39,5%                        2     11,1%

Impacciato, timido                         7     17,5%                   1       2,3%                        0       0

Fermo, testardo                             5     12,5%                   0        0   %                       2     11,1%

Socievole, solare, estroverso     10     25  %                  17      39,5%                       2     11,1%

Sensibile                                        7     17,5%                   0         0   %                       0        0  %

Dolce, buono                                  5     12,5%                   0         0   %                       0        0  %

Insicuro                                          2        5  %                   0          0   %                      0        0  %

Vanitoso                                         1        2,5%                  0          0   %                      0        0  %

Introverso                                      2        5   %                  0          0   %                      0        0  %

Fedele, educato, responsabile       2        5  %                   5        11,6%                     0        0  %

Vivace                                             0        0  %                   3           7  %                     4     22,2%

Permaloso, reattivo                        0        0  %                  2           4,6%                    2     11,1%

Disponibile, altruista                       0        0  %                 4            9,2%                    0       0  %

Superficiale                                     0         0  %                0             0  %                    2      11,1%

Dolce con le ragazze                       0         0  %                0             0  %                    1        5,5%

Cattivo                                             0         0  %                0              0  %                   2      11,1%

totali relativi al carattere                  135  %                        120,7%                            94,3%

 

ANALISI DEI DATI

Nei limiti imposti dalla disponibilità di dati relativamente poco numerosi e raccolti da un campione casuale è da rilevare che la maggiore percentuale 17/6% di non ammessi e rimandati tra i bulli è da considerare un effetto del loro comportamento scolastico inadattivo che causa disapprendimento. A sua volta, questo ultimo, può essere una concausa secondaria di comportamento ulteriormente disadattato, per i suoi effetti negativi non solo sull’apprendimento, ma anche sull’adattamento alle relazioni sociali che crea, così, un circolo vizioso.

 

Lo stesso dicasi del voto medio leggermente più basso dei bulli: 6,3/6,8.

 

Anche l’età media dei bulli leggermente più alta (13,4/13,1) è da mettere in correlazione positiva con il loro inadattamento scolastico e con la conseguente perdita di anni scolastici.

 

Invece, il prevalente sesso maschile dei bulli (72%), insieme a fattori culturali che vedremo dopo, è da considerare una concausa primaria del loro comportamento inadattivo. Gli ormoni maschili inducono, infatti, comportamenti più aggressivi, rispetto a quelli femminili, ed, inoltre, sappiamo che il bullismo è presente in tante culture, sebbene in forme diverse. Al riguardo si può consultare anche Personality Disorders in questo stesso sito. Ma sono da prendere in considerazione anche fattori culturali, poiché sappiamo anche dai risultati di altre ricerche che le “bulle” sono in continuo aumento, almeno in Italia.

 

Grande considerazione merita il dato relativo al 2% di padri che esercitano mestieri irregolari o illegali dal quale proviene ben il 22% di bulli, probabilmente, perché più di altri coetanei ereditano, genetica-mente, tendenze biologiche aggressive e/o trovano in famiglia modelli comportamentali devianti dalla condotta adattiva e l’intero nucleo familiare risulta disfunzionale all’adattamento socioculturale anche dei figli. Altrettanto dicasi del dato relativo al 6,4% di padri che svolgono attività libero professionali (commercianti, geometri, imprenditori, artigiani, agenti immobiliari e albergatori) dai quali provengono il 16,5% di bulli. Da un’altra ricerca fatta da questo autore su vari tipi di famiglie di lavoratori regolari e onesti, la quale trova qui una conferma, è risultato che quelle più disfunzionali all’igiene mentale dei figli sono risultate proprio quelle dei liberi professionisti, per lo stress che il lavoro comporta a loro e per il molto tempo e le molte energie che dedicano ad esso. Al riguardo si può vedere, in questo stesso sito, “Igiene mentale e famiglia”.

Le minori percentuali di bulli provengono, infatti, da padri militari e paramilitari (solo il 5,5% dal 15,3% del campione generale), probabilmente, perché i padri sono più abituati, mediamente, rispetto ad altri, a comportarsi in modi più rispettosi della disciplina, e propongono modelli di comportamento più adattivi. Idem, dal 15,3% di insegnanti ed impiegati proviene il 5,5% di bulli, probabilmente, perché sono abituati più di altri, in media, a comporsi in modi subordinati e regolati. Dal 51, 4% di operai proviene solo il 22% di bulli, probabilmente, per gli stessi motivi degli impiegati. Dal 4% di professionisti laureati proviene, invece, il 5,5% di bulli.

 

Un ruolo positivo nel tenere a freno il comportamento istintivo dei figli giocano, probabilmente, le casalinghe se è vero che solo il 44,5% di bulli ha madri casalinghe, rispetto al 70% del campione generale, mentre, così come già i padri, gioca un ruolo certamente negativo l’1,6% di madri che svolgono attività irregolari od illegali del campione generale dalle quali proviene il 22,2% di bulli.

 

Metà delle vittime lamenta scarsa protezione da parte dei compagni di scuola, perché vorrebbe essere più difesa. Alcuni hanno dichiarato che i compagni non li hanno difesi “per indifferenza”, altri hanno dichia-rato addirittura che dei compagni di classe hanno goduto, “ridendo alle loro spalle”, delle sofferenze che hanno causato loro i bulli. Solo il 23,2% di “bulli e vittime” ha lamentato la stessa cosa, probabilmente, perché loro accettano maggiormente il conflitto coi compagni di classe o lo vivono in maniera più ludica e partecipano più attivamente ad esso. Lo stesso dicasi fuori dalla scuola: il 12,5% delle vittime lamentano una mancata protezione dei presenti rispetto al 6,9% di “bulli e vittime”. Dal canto loro, alcuni bulli hanno segnalato che i compagni si sono schierati contro di loro (22,2%) ed hanno lamentato che “non si fanno i fatti loro” o che non sono intervenuti (22,2%), “per paura”. Dei veri e propri delinquenti in erba!

 

Le vittime (32,5%), ovviamente, informano gli insegnanti più dei “bulli e vittime” (14%) e più dei bulli (0%) e segnalano più interventi a loro favore (rispettivamente, 17,5%, 4,6% e 0%). Alcuni bulli informano i genitori (22,2%), allo scopo di prepararli ad essere chiamati a scuola per rendere conto del loro comportamento o per chiederne la protezione, ed altri ne segnalano le reazioni contrarie (11.1%), a dimostrazione che non sempre il comportamento dei bulli è da attribuire a fattori psicologici (p. es., cattiva educazione o cattivi esempi) e che, a volte, è da attribuire a fattori genetici.

 

Alcune vittime lamentano scarsa protezione a scuola anche da parte degli insegnanti (5 + 2,5 = 7,5 %) e giudicano i loro metodi educativi “troppo permissivi”(5 + 10 = 15%). Lamentano me-no (2,5 + 2,5 = 5%) la protezione dei loro genitori. Lamentano di più la scarsa protezione da parte degli insegnanti, comprensibilmente, i “bulli e vittime” (4,6 + 4,6 = 9,2%) e, soprattutto, i bulli (27,7%).

Ma questi ultimi sono i più soddisfatti sia dei metodi educativi degli insegnanti (66,7%) che di quelli dei loro genitori (66,7%): una sorta di riflesso a scuola di ciò che accade in società dove il lassismo morale e il garantismo legislativo consentono ai più delinquenti ed ai più corrotti maggiori soddisfazioni, rispetto ai più onesti, per la notevole libertà di azione di cui possono godere!

 

Infatti, i bulli sono più fiduciosi in sé (16,5%) e si sentono più furbi (16,5%) degli altri; d’altro canto, le vittime si sentono più oneste e intelligenti (22,5%), ma hanno maggiore sfiducia in sé (20%) e si sentono più rifiutate (12,5%).

 

E’ da rilevare che hanno espresso propri sentimenti soprattutto le vittime, certamente per la loro maggiore sofferenza e per il loro maggiore bisogno di comunicarla e di trovare qualcuno che le aiuti: 130%, rispetto al 108,7% di “bulli e vittime” ed al 99,4% dei bulli.

 

Lo stesso dicasi per la descrizione del proprio carattere: sono più portati ad auto-analizzarsi soprattutto le vittime (135%, rispetto al 120,7% di “bulli e vittime” e al 94,3% dei bulli). Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto della personalità si possono notare le diversità qualitative, oltre che quantitative, tra l’una e l’altra categoria.

 

Anche l’analisi delle attività svolte nel tempo libero mostra diversità qualitative oltre che differenze quantitative. Tra le prime é la preferenza per quelle di movimento fisico da parte dei bulli (amici = 27,5 + sport, palestra = 27,5 + play station = 5,5 + P.C. = 38,5 + fidanzato/a = 11 = totale 110%), rispetto a “bulli e vittime” (93%) e, soprattutto, alle vittime (60%).

Il contrario si può osservare per le attività più raccolte ed intime che sono maggiormente preferite dalle vittime (lettura = 5 + Chiesa = 5 + hobbies = 15 + TV = 12,5 + casa = 7,5 = totale di 45%, rispetto al 16,2% di “bulli e vittime” e, soprattutto, al 5,5% dei bulli).

Nel complesso esprimono maggiori attenzioni ad attività di tempo libero i bulli (115,8%), poi i “bulli e vittime” (109,2%) ed, infine, le vittime (105%).

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Mass Media e Pubblicità · Categorie:Senza categoria

MASS MEDIA E PUBBLICITA’

Dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi i mezzi di comunicazione di massa o mass media hanno assunto grande importanza, non solo per la circolazione delle informazioni e delle idee, ma anche per le influenze che essi possono esercitare sui modi di pensare e di comportarsi.

Negli ultimi anni, in Italia, con l’ingresso ed il grande successo di Silvio Berlusconi in politica, oltre che, già prima, nell’imprenditoria edilizia, televisiva e calcistica, il dibattito sull’influenza dei modi di pensare e dei comportamenti delle persone da parte dei mezzi di informazione di massa (televisione, radio, giornali, etc.) e di chi, in modi più o meno occulti od espliciti, li influenza o li gestisce, ha coinvolto anche i non esperti, per il possibile conflitto di interessi tra lui come ex- Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo e leader di partito e lui come privato imprenditore nel campo televisivo ed editoriale che può legiferare in funzione dei suoi interessi privati.

I mass media pongono dei problemi sociali, culturali, politici ed educativi nel momento in cui le loro influenze possono risultare sfavorevoli ad un armonico sviluppo psicologico individuale e/o ad una buona integrazione dei rapporti sociali.

Le influenze dipendono, certamente, da svariati fattori: per esempio, dal tipo di comunicazione (gli argomenti trattati, le notizie date, le interviste inviate in onda, etc.), dalla situazione in cui essa viene effettuata (il momento storico, il contesto, i commenti verbali ed extra-verbali, etc.), dalla personalità del ricevente (più o meno intelligente, acculturata, sana psichicamente, etc.) e così via. Di sicuro, mentre una sola o poche notizie di fatti negativi (violenze, corruzione, malaffare, immoralità, etc.) portano i riceventi ad indignarsi, la frequente ripetizione di esse porta, invece, a pensare che il mondo va in un certo modo e che, per non esserne le vittime e prevenire danni personali, bisogna adeguarsi!

Nel 1941, Orson Welles aveva proposto al grande pubblico il film “Quarto potere” che non lasciava dubbi al riguardo.

Oggi molti politici, pubblicisti e gestori di mass media si affannano ancora a cercare di negare il potere di influenzamento delle persone che hanno tali mezzi, invocando l’intelligenza e la libertà di scelta e di giudizio degli usufruitori. Ma si smentiscono di fatto quando lottano ed investono parecchi soldi, per influenzarli, possederli od “occuparli” in qualche modo.

Se non ne conoscessero il reale potere d’informazione e d’influenzamento, perché mai dovrebbero farlo?!

Anche molti industriali e commercianti investono molte risorse, in termini di tempo, capitali e tecnologie in messaggi pubblicitari che lanciano tramite i mass media più utilizzati dal grande pubblico o negli orari di maggiore ascolto o durante i programmi più seguiti, per tentare di aumentare le vendite dei loro prodotti, proprio perché anche loro sanno di potere influenzare le scelte ed i comportamenti di lettori di giornali e riviste, di spettatori televisivi e ascoltatori radiofonici destinatari dei loro messaggi. Riescono ad imporre questi ultimi anche sulle attività educative contrarie svolte da famiglie e scuole ed, anzi, si sostituiscono, spesso, ad esse nel proporre modelli di comportamento come “di successo” o “di felicità” in vari campi.

Se così non fosse, perché mai dovrebbero buttare i loro soldi?!

Da parte loro i gestori dei mass media, specialmente di quelli più commerciali, spesso, organizzano e scelgono le letture, i programmi ed i protagonisti di essi, proprio nella funzione di attirare l’attenzione di più lettori o ascoltatori possibile; di conseguenza, avere maggiori richieste di pubblicità soprattutto da commercianti ed industriali e potere, così, realizzare maggiori profitti.

Per attirare l’attenzione di più lettori, ascoltatori o spettatori, assecondano gli interessi delle masse che, come è noto, sono di bassi livelli culturali e, di conseguenza, anche la maggior parte dei programmi radiofonici o televisivi e delle letture pubblicate oggi, contrariamente a quanto accadeva in passato, sono diventati sempre più di basso livello culturale. Persino qualche Governo Italiano ha tagliato fondi, prima destinati alla cultura, all’istruzione ed alla ricerca scientifica e tecnologica che consentono maggiori capacità di comprendere ed analizzare criticamente la realtà e, di conseguenza, di migliorare le condizioni di vita ad una popolazione. Il Ministro Giulio Tremonti avrebbe sintetizzato ciò asserendo: “La cultura non si mangia!”. A parte che ciò risulterebbe stranamente detto da un ministro del Paese più ricco al mondo di storia, arte e cultura, per le ripercussioni positive che tale patrimonio ha sul turismo e, quindi, sull’ingresso di denaro in Italia, esso è certamente vero, nell’immediato. Ma, a lungo andare, solo la cultura può consentire di migliorare le condizioni di vita fisica e sociale di un popolo e di mangiare di più e meglio successivamente!

Più un popolo é ignorante e più é facilmente controllabile, rispetto ad un popolo che ha vari ed approfonditi strumenti di analisi della realtà che danno le possibilità di andare oltre le false apparenze che sono proposte spesso dai mass media e mettono nelle condizioni di agire in modi più opportuni!

Oppure, per raggiungere gli stessi scopi, scelgono o predispongono e pubblicano programmi o letture che li eccitano. Ciò é possibile “soddisfacendo” virtualmente i loro istinti tramite i prodotti mediatici con effetti che, il più delle volte, hanno la prevalenza sull’azione educativa contraria (perché volta al controllo degli istinti) svolta da scuole e famiglie. Essi possono, addirittura, distrarne l’attenzione dai frustranti loro problemi reali! Innanzitutto, si tratta degli istinti primari (fame e sete, sesso e socialità, ricerca della giusta temperatura, attività fisica e riposo, veglia e sonno, attacco di prede o fuga da pericoli, gioco e movimento, possesso di oggetti e dominio esercitato su altri individui, manipolazione di oggetti ed esplorazione di ambienti, stimolazione sensoriale, etc.) ed i correlati bisogni da “soddisfare”. Poi, degli affetti umani e dei correlati bisogni d’amare ed essere amati, proteggere ed essere protetti, rassicurare ed essere rassicurati, etc. da soddisfare pure in modi virtuali. Infine, dell’attività mentale e del correlato piacere di sapere, conoscere, pensare, fantasticare, ricordare, creare, immaginare, operare con simboli e segni, ordinare, etc. da soddisfare sempre in modi intellettuali.

Cioè, così facendo i mass media soddisfano “psicologicamente”, in modi compensatori, i bisogni ed i desideri degli usufruitori, ne attirano l’attenzione, accompagnano ciò alla pubblicizzazione di prodotti commerciali od elettorali, ottengono finanziamenti da industriali, commercianti e politici e realizzano profitti. I principali “miraggi” suggeriti sono Sesso, Soldi e Sport. Praticamente, sfruttano la tendenza naturale degli esseri umani a soddisfare in fantasia, nei limiti del possibile, i bisogni ed i desideri frustrati nella realtà. Giungono fino a “gratificarli” virtualmente con programmi sulla preparazione di succulenti cibi, persino durante i TG, per gratificarli, almeno temporaneamente, “riempiendogli gli occhi” o, persino, “la bocca” (tramite la stimolazione visiva della produzione di acquolina). I gestori dei mass media lo fanno, innanzitutto, per soldi o per far conoscere al mondo il loro pensiero attraverso i modi ed i temi delle loro pubblicazioni e, secondariamente, per aiutare amici o politici nella loro corsa al potere o per altri motivi. Gli industriali ed i commercianti sano i mass media, innanzitutto, allo scopo di indurre gli usufruitori a comprare oggetti di tutti i tipi, a volte, anche inutili. Questi ultimi aspirano a possederli e li comprano, perche’ la vista di tali oggetti o la sola fantasia di goderne sensorialmente l’uso stimola la produzione di dopamina che eccita il S.N.C. ed induce comportamenti consumistici piu’ che di adesione a valori ideali.

Per quanto riguarda le relazioni tra mass media e politica, anche i politici, specialmente quelli più spregiudicati o criminali, in campagna elettorale possono utilizzare i mass media, per sfruttare gli interessi e i desideri degli elettori, a vantaggi propri o delle loro fazioni. Promettono all’elettorato futuri provvedimenti legislativi che motivano in qualche modo, ma che sono basati non su progetti di medio o lungo periodo di realizzazione di modelli di società o sulla considerazione di interessi comuni; bensì, su particolari desideri o bisogni economici o sociali o di altro tipo, specialmente quelli più immediati e concreti, sentiti da certe categorie di elettori. Grazie ad essi e ad una sorta di voto di scambio con gli elettori, tali politici cercano di farsi votare, per potere poi fare in Parlamento i loro interessi personali o di fazione. La speranza di tali elettori è che i politici, dopo le elezioni, mantengono le promesse fatte. Dimenticano che solo dalla realizzazione di interessi generali si possono ricavare benefici per tutti senza causare squilibri sociali, economici o politici che, prima o poi, si riverberano negativamente anche su di loro. Infatti, dopo le elezioni, le promesse di quei politici, di solito, risultano irrealizzabili, se gli eletti tengono conto degli interessi di tutti, o causano i suddetti squilibri, fino allo sfascio delle Stato, se, invece, gli eletti perseguono solo interessi di parte. I politici possono usare i mass media in modi ancor più sofisticati che qui, per esigenze editoriali, non si reputa opportuno esporre.

Qualche gestore razionalizza tale abuso dei mass media dicendo, eufemisticamente, che “alla gente piace sognare” o nobilita le sue intenzioni dicendo che organizza i suoi programmi “on demand”. In realtà, la maggior parte di loro sfrutta i bisogni e i desideri della gente a fini di lucro o ad altri fini occulti!

Non è un caso che molti dei personaggi televisivi, pur essendo di scarsa cultura od intelligenza o di bassa moralità personale, sono selezionati per realizzare programmi televisivi, solo perché esercitano un forte “sex appeal”, e che due delle industrie che meno hanno risentito della recente crisi economico-finanziaria sono state proprio quelle del porno e dell’estetica!

Al riguardo si può consultare anche Eros e Psyche che, anche in questo stesso sito, è stato il più selezionato e letto dai navigatori in internet per molto tempo!

Li sfruttano, fondamentalmente, producendo programmi o pubblicando letture con scene o storie o spettacoli nei quali i destinatari dei messaggi (“target”) vengono coinvolti psicologicamente o ideando personaggi coi quali questi ultimi si possono identificare. Il tentativo è quasi sempre quello di attirare la loro attenzione e suggerire loro, contestualmente, in modi più o meno occulti e più o meno indiretti, scelte e comportamenti; soprattutto, di acquisto di servizi o degli stessi spettacoli o di oggetti spesso di nessuna utilità pratica o progettati per durare il tempo della loro garanzia, onde indurli a ricomprarne altri nel più breve tempo possibile. In questo caso sfruttano il naturale piacevole eccitamento psichico che dà, di per sè, lo spendere soldi od il procurarsi oggetti che divengono per chi li compra e li possiede “fonti dell’Io”, cioè “fonti” dalle quali trarre il proprio senso di identità. Fondamentalmente, inducono dei bisogni che sono funzionali più agli interessi commerciali di chi commissiona programmi, letture o spettacoli vari e di chi li pubblicizza che a quelli dei destinatari!

Gli effetti possono essere di sola informazione o anche di imitazione degli “eroi” delle storie e delle scene presentate o raccontate, anche se sono “eroi negativi”, fino a tenere comportamenti iperconsumistici o ipererotici o iperaggressivi o di altri tipi; oppure, possono essere di catarsi, una sorta di “soddisfazione virtuale” od “in fantasia” dei bisogni con l’effetto di alleviarli od, ancora, possono consistere nel favorire una percezione del mondo correlata in modi direttamente proporzionali ai tipi di messaggi inviati, quando essi sono simili e ripetuti nello spazio e nel tempo, od, infine, possono essere di alienazione più o meno grave e più o meno permanente dal mondo stesso (si pensi a certi programmi e letture che enfatizzano il “misterioso”, l’irreale, il fantastico).

Secondo uno studio svolto da G. Gerbner e L. Gross in U.S.A., non è la conoscenza di una singola notizia di violenza o di corruzione o disonestà o scandalo o di conflitti sociali o di tensione distruttiva tra gruppi di interesse o di inquinamento come forma di minaccia collettiva che può influenzare il modo di pensare o di agire della gente, poiché, anzi, di solito, di fronte ad essa si reagisce con orrore o sdegno od altro risentimento. E’ la ripetuta o frequente diffusione delle suddette notizie o di scene di violenza o di corruzione o di immoralità che contribuiscono a far concepire il mondo come caratterizzato da violenza e corruzione diffuse (cioè, in modo fobico) ed a indurre ansia o smarrimento o comportamenti di adeguamento alla situazione percepita.

Per quanto riguarda, l’influenza sulla personalità delle storie e dei giochi di violenza non deve esserci dubbio che se il personaggio vincente (eroe) è un violento gli spettatori ed i giocatori tenderanno ad identificarsi in lui; specialmente, i più giovani, i più emotivi, i più arretrati culturalmente ed i più ignoranti. In esperimenti svolti ad Amsterdam nel 2013 su giovani che avevano fatto giochi violenti e che risultavano vincitori su dei rivali sconosciuti che avevano partecipato telematicamente agli stessi giochi, dopo la fine dei giochi, adottavano comportamenti e pensieri più violenti di prima. Molto probabilmente, l’amigdala eccitata in tali circostanze influenza la corteccia nell’adottare pensieri e comportamenti violenti.

Alcuni pubblicitari e politici, ai suddetti fini, hanno utilizzato persino messaggi “sub liminari”; cioè, occulti alla percezione visiva dei destinatari, per potere influenzare le loro scelte, le loro opinioni ed i loro comportamenti senza che se ne accorgessero. Ma, anche senza ricorrere ad inganni di tale tipo, i messaggi lanciati dai mass media (scene, notizie), anche quando sono solo di cronaca e non intendono essere intenzionalmente diseducativi, inducono una percezione del mondo che è direttamente correlata, come già scritto prima, alle notizie che danno. Ciò accade, soprattutto, con gli individui più “deboli”: quelli più ignoranti od arretrati, quelli più giovani (v. “La questione giovanile in Italia”, in questo stesso sito) o coi maggiori deficit cognitivi, quelli più emotivi e più suggestionabili.

Per esempio, il “bombardamento” continuo con notizie di corruzione morale e legale, soprattutto da parte di chi dovrebbe essere di esempio per gli altri (governanti, personaggi pubblici, giudici, genitori, amministratori, insegnanti, etc.) induce la percezione di un mondo così caratterizzato e può indurre anche la scelta d’adeguarsi ad esso, creando un circolo vizioso di difficile interruzione.

Dunque, i problemi non derivano dai mezzi di comunicazione di per se stessi, ma dall’uso che se ne può fare.

Siccome le scene e le storie raccontate, fantastiche o di cronaca, sono sempre più di violenza, di edonismo, di volgarità sessuali o lessicali e di acquisto di oggetti, si osserva tra le conseguenze di ciò:

1) l’impoverimento culturale dei programmi e delle letture;

2) un più alto uso da parte del grande pubblico di quei mass media che producono i programmi di livello più basso;

3) il maggiore arricchimento e dominio nel campo della comunicazione e dello spettacolo di questi ultimi che occupano sempre più gli spazi disponibili, per le più ingenti disponibilità finanziarie a loro disposizione e le maggiori possibilità di investimento che derivano ad essi dalla maggiore pubblicità che fanno gli industriali ed i commercianti interessati a vendere i loro prodotti, rispetto ai mass media meno seguiti dal grande pubblico, perché più impegnati culturalmente;

4) la maggiore attenzione dei pubblicitari a stimolare i comportamenti e le scelte di consumo di beni materiali od edonistici che interessano maggiormente gli industriali e i commercianti che li finanziano e, da parte dei gestori dei mass media, la minore attenzione ai programmi destinati all’educazione ed alla formazione disinteressate dei destinatari dei messaggi, soprattutto dei più giovani;

5) la sempre minore possibilità, per il pubblico più esigente, di trovare programmi culturalmente più impegnati, specialmente in prima serata;

6) per le masse, la sempre minore capacità di analizzare, di valutare e di scegliere, in modi liberi e consapevoli totalmente, le letture ed i programmi radiofonici e televisivi, nonostante la varietà di essi, e

7) la tendenza ad indurre comportamenti acritici, soprattutto consumistici.

Il comportamento umano non si regola solo con l’azione naturale degli istinti, da un lato, e con la contro-reazione convenzionale dei codici penale e civile, dall’altro. Si regola anche con la cultura: le usanze e le tradizioni, l’educazione ricevuta a scuola ed in famiglia, gli esempi dati da amici e colleghi ed, in modo particolare, dai personaggi pubblici (politici, amministratori, attori, cantanti, sportivi, giudici, poliziotti, medici, insegnanti, etc.), i contenuti ed i metodi dei messaggi pubblicitari, etc. Per questi motivi, sulla base della consapevolezza delle influenze che possono esercitare sugli altri, i personaggi pubblici e pure i gestori dei mass media dovrebbero sentire il dovere di evitare di dare esempi negativi di comportamenti personali loro e/o di personaggi inventati; in special modo, dovrebbero fare ciò i politici, perché hanno mandati popolari da rispettare e sono pagati lautamente dallo Stato; cioè, coi soldi dei cittadini!

Ciò ha fatto dire al Grande Papa Karol Vojtyla che quanto sopra esposto comporta un “neoedonismo materialista”.

Anche Papa Benedetto XVI, alla Giornata delle comunicazioni Sociali dell’01-01-08, ha scritto: “I mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, […] hanno contribuito […] all’alfabetizzazione e socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra popoli. [Ma] è presente il rischio che si trasformino in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate da interessi dominanti del momento. E’ il caso della comunicazione usata [non a fini di servizio, ma: n.d.a.] a fini ideologici o di collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Col pretesto di rappresentare la realtà, di fatto, essi tendono a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte, essi non esitano a ricorrere a trasgressioni, volgarità e violenza”.

Ciò ha anche l’effetto di soddisfare dal punto di vista sensoriale la massa di usufruitori e di farne dei consumatori soprattutto di prodotti materiali in funzione degli interessi dei principali finanziatori dei mass media (soprattutto, industriali e commercianti). Come ha scritto Erich Fromm, in “Essere o avere”, valorizza più l'”avere” che l'”essere” degli usufruitori. Ha pure l’effetto, già rilevato da Emile Durkheim, di causare un pieno di valori materiali ed un vuoto di valori morali, che sono il collante delle società sane, e di fare spazio ad una “anomia” che tende a sfasciare i rapporti umani, che caratterizzavano le società preindustriali, e ad ipervalorizzare oggettualizzanti rapporti interpersonali di interesse.

Ma anche l’effetto di non informare in modi equilibrati sulla realtà e di non fornire alle grandi masse di usufruitori dei mass media adeguati strumenti intellettuali d’analisi di essa con la conseguenza di tenerli nell’ignoranza e che i gestori dei “mass media” possono controllarne con più facilità i comportamenti ed i modi di pensare.

A tal fine, anche gli antichi Romani utilizzavano i “circenses” (soprattutto, i gladiatori e gli spettacoli nei circhi), ma si preoccupavano anche di procurare al popolo il “panem” (il pane)!

Si potrebbe concludere, parafrasando Platone: “Le cose della Terra sono delle ombre di idee pure [delle proiezioni come si dice oggi: n. d. a.]. Tra di esse esistono ‘false ombre'”, cioè dei falsi, come si dice oggi, e tra di esse sono da annoverare certe immagini e dati forniti dai mass media che non hanno valore scientifico nè artistico. Al fine di avvicinarsi all’essenza della conoscenza delle cose, cioè degli oggetti e soprattutto degli avvenimenti, bisogna liberarsi da tali ‘false ombre’, perché sono illusorie, e concentrarsi sulla realtà. Per quanto la percezione di quest’ultima sia distorta soggettivamente, sarà più vicina all’essenza della conoscenza, rispetto alle ‘false ombre’ che allontanano da essa! [n. d. a.]

Bibliografia dell’autore.

Cammarata Salvatore – Parlare coi figli non basta. Bisogna dire le cose giuste –

Secolo d’Italia, 03-03-2001.

Cammarata Salvatore – Criminali per futili motivi – Secolo d’Italia, 29-06-2001.

Cammarata Salvatore – I figli? Non solo piezz’e core – Secolo d’Italia, 11-04-2002.

Cammarata Salvatore – Per Natale regaliamo una favola – Secolo d’Italia, 18

dicembre 2001.

Cammarata Salvatore – Giovani in fuga…nel regno dell’occulto – Secolo d’Italia, 30

marzo 2001.

Cammarata Salvatore – La noia ospite della casa del “Grande Fratello” – Secolo

d’Italia, 09 ottobre 2001.

Cammarata Salvatore – Quel “male oscuro” che dilaga tra i giovani – Secolo d’Italia,

11 aprile 2001

Cammarata Salvatore – Perché quei giovani cercano la morte? – Secolo d’Italia, 29-

08-2000.

Cammarata Salvatore – Giovani per più lungo tempo – La Sicilia, 11-04-2001.

Cammarata Salvatore – Noto, troppi atti vandalici contro i monumenti – Giornale di

Sicilia, 22-08-1999.

Cammarata Salvatore – Mazara, grande folla ai funerali del giovane Salvatore

Calandrino – La Sicilia, 24-08-1999.

Cammarata Salvatore – Anziani. In estate trascurati come mai – Giornale di Sicilia,

12-06-1985.

Cammarata Salvatore – L’indifferenza, l’altra faccia della società – Secolo d’Italia,

26-10-2000.

Cammarata Salvatore – Perché il no ai soccorsi – La Sicilia, 04-09-1999.

Cammarata Salvatore – Stupro, non sol origini genetiche – La Sicilia 09-02-2000.

Cammarata Salvatore – Soli come cani, soli come anziani – Secolo d’Italia, 08-08-

2001.

Cammarata Salvatore – Mass media e comportamento violento – Atti dell’XI

Congresso Nazionale su L’aggressività in medicina

psicosomatica, Messina, 28-31 maggio 1987.

Cammarata salvatore – Giovani mammoni? Si fa presto a dirlo – Secolo d’Italia, 26-

10-2000.

Cammarata Salvatore – Scuola e psiche, all’Usl di Noto un programma di

prevenzione – Giornale di Sicilia, 05-10-1995.

Cammarata Salvatore – Noto, dalla terapia “rapida” una nuova speranza ai drogati –

Giornale di Sicilia, 13-09-1995.

Cammarata Salvatore – Stupri? Forse c’è troppa libertà nei rapporti sessuali – La

Sicilia,05-09-1995

Cammarata Salvatore – Approfondimento: la questione giovanile – The International

Association of LIONS Clubs, Sicily, Augusta Host, Anno

Sociale 2007-2008.

Cammarata Salvatore – Devianze precoci e rischio – La Sicilia, 15-04-2001.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 24 Ottobre 2013 01:07)

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Mobbing e Bossing · Categorie:Senza categoria

MOBBING E BOSSING

 

Dieci anni fa l’On Giorgio Benvenuto presentò, per la prima volta in Italia, una proposta di legge, poi abbandonata dai successivi governi, per combattere un fenomeno molto diffuso nei gruppi di lavoro: quello per cui un capo od un sottogruppo dominante tendono ad espellere un componente “indesiderato”. Nel primo caso si parla di “bossing”; nel secondo, di “mobbing”.

 

Quest’ultimo termine è stato utilizzato dallo psicologo Heinz Leynemann, per definire il suddetto fenomeno, comparandolo al comportamento (funzionale alla sopravvivenza) degli uccelli più forti che tendono a scacciare dai nidi i più deboli. Nel caso degli umani i “più deboli” sono, di solito, coloro che non godono di protezioni politiche o mafiose od economiche o, comunque, lavorative; oppure, coloro che presentano menomazioni fisiche o psichiche: persone con deficit cognitivi o con malformazioni fisiche o con disturbi psichici che causano loro difficoltà ad adattarsi ai gruppi nei quali si trovano a lavorare o vivere e/o a difendersi dagli attacchi degli altri membri (dai quali, in ambienti civili, dovrebbero essere aiutati; non osteggiati!).

 

A volte, basta che un individuo od una minoranza di individui che vive o lavora in un gruppo manifesti un modo di pensare e/o di comportarsi e/o di essere “diverso” da quello della maggioranza o del sottogruppo dominante o del capo che lo rappresenta, per essere individuati come “deboli” ed avere “orientata” su di loro l’aggressività degli altri membri che circola, più o meno esplicitamente, in tutti i gruppi. Ciò può accadere sia nei piccoli gruppi di lavoro, d’amici o di famiglia nei confronti di singoli individui sia nei grandi gruppi come quelli nazionali o etnici nei confronti di minoranze.

 

In tutti i casi, gli istinti legati alla sopravvivenza (aggressività, dominanza, etc.) e la legge della selezione naturale (che, a quanto pare, è valida anche con gli esseri umani) si attivano e causano i suddetti fenomeni tra gli animali ed anche, in modi ben più complessi, tra gli esseri umani.

 

Da punti di vista psicologici e comportamentali, di solito, il “mobbing” ed il “bossing” si manifestano in più fasi. Quando in un gruppo di lavoro un individuo od una minoranza cominciano ad essere percepiti come “ostacoli” al raggiungimento dei fini o dei modi di lavorare del sottogruppo che detiene il potere o del capo o della maggioranza, di solito, cominciano ad essere attaccati con squalifiche sul piano personale e/o professionale, con pettegolezzi e/o mancanze di rispetto, ad essere esclusi e/od isolati dai circuiti informativi e/o da tutte le attività svolte od organizzate dal sottogruppo dominante o dal suo capo, sia all’interno che allo esterno dei posti di lavoro. In una fase successiva, di solito, i “mobbers” ed i “bossers” passano a modi di esclusione più fattivi: “trappole” preparate, per far cadere i “mobbizzati” ed i “bossizzati” in errori e/o limitazioni degli strumenti di lavoro o degli ambiti di vita messi a loro disposizione. Infine, giungono a veri e propri tentativi di “annichilamento”, per esempio, con riduzioni a mansioni inferiori e/o trasferimenti in posti di periferia e/o licenziamenti; oppure, ricorrono ad induzioni occulte alle dimissioni.

 

Raramente, ciò accade subito all’ingresso nel gruppo dell’individuo o della minoranza che saranno poi “mobbizzati” o “bossizzati”, anche se sono percepiti come diversi. Di solito, all’inizio, il sottogruppo dominante od il capo o la maggioranza si aspettano che loro si adeguino o, quanto meno, che non ostacolino i loro modi di operare o tentano di adeguarli ad essi. Ma, quando si accorgono che le loro aspettative vengono deluse, esplodono i conflitti professionali o personali o di altro tipo e può scattare il “mobbing” o/ed il “bossing” e/od altre forme d’”espulsione” dal gruppo.

 

Anche la minoranza e/o l’individuo “diversi”, di solito, non sono consapevoli che la loro diversità potrà portarli alle suddette conseguenze, dopo il loro ingresso in un gruppo od in una comunità, e si aspettano di essere accettati e/o di potersi integrare, in qualche modo; o, quanto meno, non di essere aggrediti ed espulsi. A meno che non si tratta d’un difetto fisico o d’una diversità culturale vistosi o non sono stati messi sull’avviso delle suddette conseguenze alle quali andranno incontro. Quando se ne rendono conto e tentano, in qualche modo, di auto-difendersi o di contrattaccare, di solito, è già troppo tardi: sono stati individuati come “bersagli” e, nell’eterna lotta per la sopravvivenza, difficilmente gli altri si lasceranno sfuggire l’occasione d’eliminare economicamente o professionalmente o addirittura fisicamente uno o più rivali. E se le vitime non potranno trovare altrove una collocazione diversa e più consona alle loro esigenze di pensiero e di azione, potranno sviluppare disturbi psichici e/o psicosomatici o, quanto meno, potranno soffrire per tutto il periodo in cui saranno costrette a permanere nella precedente situazione.

Qualcosa di simile può accadere nelle famiglie, nei confronti di congiunti, e nelle nazioni, nei confronti di minoranze etniche o culturali o razziali.

 

Le conseguenze saranno negative per le vittime. Ma anche per l’intero gruppo o nazione che non usufruirà quantitativamente e qualitativamente delle conoscenze, delle competenze e delle attitudini degli espulsi, con conseguenti diminuzione della produttività e della competitività e con perdite economiche e/o di opportunità di innovazione, per un gruppo di lavoro; mancato arricchimento affettivo e/o relazionale, per un gruppo familiare od amicale, e persino mancato arricchimento sociale e/o culturale, per una nazione.

 

D.r Salvatore Cammarata