13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su La questione giovanile in Italia · Categorie:Senza categoria

LA QUESTIONE GIOVANILE IN ITALIA

 

TV, radio, giornali ed istituti di statistica forniscono, pressoché quotidianamente, informazioni e dati sempre più allarmanti su comportamenti e stili di vita dei giovani nel nostro Paese:

  1. abbassamento dell’età media di accesso ai servizi per tossicodipendenti ed estensione della dipendenza da droghe;
  2. abbassamento dell’età media dell’inizio di abuso di alcoolici ed estensione della dipendenza da essi;
  3. aumento delle affiliazioni a clan camorristici in Campania, a spacciatori di droghe nel Sud Italia ed a “baby gang” nel Nord;
  4. aumenti di delitti efferati, per futili motivi;
  5. aumento del fenomeno del bullismo a scuola e per le strade;
  6. aumento della sfiducia dei giovani nelle pubbliche istituzioni;
  7. cinismo, individualismo, egoismo e materialismo sempre più diffusi;
  8. diminuzione dei livelli di istruzione.

Sul versante opposto si assiste ad un aumento di comportamenti suicidiari e di disturbi psichici nei giovani dei Paesi più industrializzati ivi compreso il nostro; segnatamente, ansia, attacchi di panico, devianze comportamentali, anoressia e bulimia e depressioni varie.

A livello di microcosmo familiare, segnali di possibili “problemi” giovanili possono essere:
1)   mutamenti profondi di carattere o di comportamento o di interessi;
2)   cali nel rendimento scolastico od universitario;
3)   chiusure nella comunicazione;
4)   aumento di aggressività;
5)   tendenza a squalificare “figure autoritarie” (p. es., insegnanti, genitori, preti, poliziotti, etc.);
6)   frequentazioni poco raccomandabili;
7)   uso di linguaggi volgari o scurrili anche in presenza di adulti.

Da sempre esistono diversità tra generazioni nei modi di pensare e di agire e la educazione ed il futuro dei giovani costituiscono un problema per gli adulti; non foss’altro che per l’anelito all’autonomia dei primi nei confronti dei secondi, che contrasta col desiderio di continuità e con l’immagine idealizzata di una famiglia unita dei secondi. Inoltre, secondo l’ottica etologica, la lotta dei giovani individui con i vecchi esiste in quasi tutte le specie animali appartenenti ai gradini alti della Scala Filogenetica ed è funzionale al ricambio generazionale; cioé, alla sopravvivenza della specie. Dal punto di vista etologico, dunque, l’oppositivismo dei giovani umani è fisiologico, sebbene molto più complesso di quello degli animali; cioè, è una parte integrante del loro sviluppo e della sopravvivenza della specie umana.
Dal punto di vista psicologico, esso implica, tra l’altro, la necessità di rielaborare il senso di identità interiore ed esteriore (individuazione) e di ridefinire nuove regole di vita e nuovi princìpi ai quali uniformarsi, per elaborare nuovi modelli comportamentali rispetto a quelli infantili.
Ciò determina un periodo di vita, l’adolescenza, caratterizzato dall’alternanza di stati d’animo e dalla variabilità di comportamenti ed anche da incertezze per gli adulti sui metodi educativi da adottare che rendono tale periodo di difficile comprensione e colonizzazione psicologica per questi ultimi.

Cosa fa sì che la questione giovanile sia connotata in maniera particolarmente negativa in Italia? Le contestazioni giovanili degli Anni ’60 e ’70 hanno determinato la squalifica dei sistemi sociali e dei modi di pensare tradizionali o “borghesi” che dir si voglia. Ma le ideologie allora proposte (i “figli dei fiori”, socialista, comunista, etc.) in alternativa a quella che allora era considerata “borghese” si sono rivelate successivamente dei miti, delle utopie idealmente affascinanti, ma praticamente non realizzabili o persino controproducenti nella realtà.
D’altra parte, il passaggio dall’economia agricola a quella industriale ha comportato dei cambiamenti socioculturali e l’indebolimento delle regole e dei modelli comportamentali che avevano le famiglie e le piccole comunità paesane o di quartiere. Tali comunità, grazie alla continuità nel tempo e nello spazio dei rapporti tra giovani ed anziani, esercitavano un’influenza formatrice sui  comportamenti e sui modi di pensare dei singoli, nonché funzioni di supporto psicologico e di stimolo ai rapporti umani che duravano dall’infanzia alla maturità.
Oggi, nella maggior parte dei casi, le famiglie sono diventate nucleari e le comunità di piccole dimensioni tendono a scomparire. I rapporti umani che in genere caratterizzavano le società pre-industriali sono divenuti più esteriori e sono stati sostituiti sempre più da rapporti di interesse o di lavoro. Si tende ad appartarsi in abitazioni che, non a caso, si chiamano appartamenti, persino nei condomini dove spesso le relazioni coi genitori sono diradate dall’impegno di questi ultimi nel lavoro o nella ricerca di lavoro e coi vicini sono di estraneità o, peggio, conflittuali. I giovani sono influenzati, nei modi di pensare e di agire, non più tanto dagli adulti vicino ai quali vivono quanto dal bombardamento di stimoli da parte dei mezzi di comunicazione di massa (v. “Mass media e Pubblicità” in questo stesso sito).
Varie ricerche hanno rilevato che, soprattutto adolescenti e bambini, ma anche adulti, si valutano da un punto di vista fisico e comportamentale, secondo i modelli proposti dai “mass media”. Questi sono prevalentemente interessati a realizzare profitti, inducendo modi di pensare e di comportarsi finalizzati all’acquisto di beni materiali; non ad educare ed a contribuire ad una equilibrata e sana crescita personale dei destinatari dei loro messaggi. Per realizzare tali loro fini, fanno leva molto più sulla soddisfazione di bisogni materiali e di piaceri sensuali ed emozionali umani che non sullo sviluppo di idee, di valori ideali, di conoscenze e di capacità di analisi psicologica, sociale e politica. Per far questo, ricorrono spesso a metodi occulti ed a tecniche sub-liminari che comportano una impercettibile diminuzione della libertà di auto-determinazione ed inducono, spesso, interessi e idee controproducenti persino per i diretti interessati e/o per le loro famiglie e/o per l’intera società.
Oppure, i giovani sono influenzati da altri “ammaliatori” pure interessati a fare profitti come, p. es., i membri di cosche mafiose, promissori di una vita facile ed eccitante, gli spacciatori di droghe, promissori di “paradisi artificiali, gli internauti promissori di straordinari eccitamenti erotici, e persino certi politici che promettono improbabili posti di lavoro a iosa, al principale scopo di avere in cambio voti elettorali!
Non a caso, oggi si osservano masse di giovani ignoranti, superficiali e maleducati, falsi ed ipocriti, vanesi, cinici ed immorali che si sentono invece “smart”!
Nella determinazione dei processi di elaborazione dei modelli di comportamento, finalizzati a socializzare, e dei modelli di identità, finalizzati ad identificarsi ed a trovare un nuovo senso di sé, dunque, hanno grande importanza etero-referenziale i “mass media” che, dall’infanzia all’età adulta, sanno più o meno occultamente sfruttare a fini commerciali i bisogni umani. Nell’adolescenza una importanza determinante l’assumono i gruppi dei coetanei nei quali i giovani possono sperimentarsi liberi dai condizionamenti degli adulti, fino a diventare auto-referenziali. Per questi motivi, vicini di casa, insegnanti e persino genitori sono sempre più squalificati nei modelli ideali e comportamentali che propongono ed indeboliti nel loro ruolo di educatori. La famiglia, come istituzione privata, e la scuola, come istituzione pubblica, sono sempre più espropriate del loro ruolo formativo. Gli stessi adulti, sempre più insoddisfatti e frustrati, sono protesi a cercare nevroticamente soddisfazioni iper-compensatorie di tipo consumistico-materialistiche. Ciò ha fatto pensare al Grande Papa Giovanni Paolo II (dal quale chi scrive ha avuto il grande onore di essere ricevuto come rappresentante alla C.E.I. della Diocesi di Caltanissetta nel 1989) che si tratta di “neoedonismo materialista”.
In occasione della Giornata delle comunicazioni sociali svoltasi l’01-01-2008 anche Papa Benedetto XVI ha scritto: “I mezzi della comunicazione sociale per le potenzialità educative di cui dispongono […] hanno contribuito […] all’alfabetizzazione, alla socializzazione come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra popoli. [Ma] non manca il rischio che si trasformino in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso dell’uso di comunicazioni di massa [anziché, a fini di servizio: n.d.a.], a fini ideologici o di collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Col pretesto di rappresentare la realtà, di fatto, essi tendono a legittimare ed a imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta “audience”, a volte non esitano a ricorrere a volgarità, violenza” e trasgressioni.

Tutto ciò ha lasciato spazio a vuoti di valori morali (che sono i collanti di una società sana) e ad una anomia che, secondo Durkheim, porta allo sfascio i rapporti sociali e anche umani e alla formazione di masse sempre più grandi di individui, non solo giovani, con pochi ideali o con carenza di valori morali.
Con questo non si intende demonizzare il progresso o ciò che è moderno, poiché non si può non raccogliere la sfide del futuro. Si vuole solo riproporre l’importanza degli aspetti morali ed ideali dell’educazione dei giovani, poiché il progresso e le nuove tecnologie devono, comunque, essere utilizzate al servizio dell’uomo; cioè, di tutti. Ma solo i valori morali ed ideali e nessun sistema ideologico o giuridico od economico possono garantire rapporti umani finalizzati al raggiungimento di obiettivi sociali senza compromettere le potenzialità dei singoli. Il degrado dei costumi porta, al contrario, allo scollamento dei rapporti umani ed alla competitività egoistica ed individualistica che si basa sulla “legge della jungla” della prevalenza del più forte sul più debole e può portare alla involuzione civile.

E’ bel lungi da che scrive l’idea di volere generalizzare. Anche oggi esistono ammirevoli giovani impegnati nel sociale, negli studi e nel costruire buone relazioni umane. Ma c’è una diversità tra molti dei giovani degli Anni ’60 e ’70, che presentavano comprensibili elementi di narcisismo, ingenuità ed esibizionismo e che erano fondamentalmente dissenzienti verso i modelli comportamentali di cui erano portatori gli adulti, ma erano fortemente motivati all’impegno sociale e politico, ricchi di argomenti, di interessi filosofici ed economici e di proposte correttive dei modelli sociali “borghesi”, e la maggior parte di quelli di oggi, fondamentalmente propensi al consumismo materialista ed al godimento dei sensi, intellettualmente più passivi, più poveri di conoscenze e più consenzienti verso i modelli di comportamento “suggeriti” dai “mass media”. In sintesi: sono meno impegnati culturalmente e socialmente, meno propensi al sacrificio, più egoisti ed individualisti, più consumisti ed edonisti, rispetto a quelli del periodo precedente.

Dalla fine del 2010 si è sempre piu’ imposto in Italia il Movimento sociopolitico 5 Stelle, come comprensibile reazione razionale alla cattiva politica ed amministrazione italiane, che ha assunto connotazioni elettorali fino a giungere nel 2013 ad avere una numerosa rappresentanza in Parlamento. Si tratta in gran parte di giovani che hanno maturato una certa cultura sociale, economica e politica, ma che, tranne alcuni di loro che hanno maggiore capacità di critica autonoma e di valutazione realistica della situazione nazionale, più che essere capaci di una critica dell’attuale sistema socio-politico-economico italiano fondata su un sapere filosofico, politico, sociale ed economico complesso, sembrano piuttosto delle “sturm truppen” o delle truppe di guastatori irreggimentate contraddittoriamente, rispetto al concetto di movimento, in una sorta di monopensiero sfascista verbalizzato da Beppe Grillo e teorizzato da Gianroberto Casaleggio. Inoltre, il Movimento non ha proposto agli analisti e soprattutto al popolo di elettori, in nome dei quali si e’ proposto di governare, un modello di società realistico, organico, condiviso ed alternativo a quello attuale aspramente criticato. Gli appartenenti ad esso sanno utilizzare i linguaggi e gli strumenti tecnologici piu’ moderni e si cercano e si associano come fanno gli adolescenti e ciò può andar bene in una fase iniziale di organizzazione, non in una successiva necessariamente più complessa. Inoltre, le critiche e le proposte della maggior parte di loro sono fondate su alcune giuste, ma disarticolate analisi sociali, economiche e politiche, e su altre baggianate. Prima delle elezioni, l’unico progetto proposto da loro e largamente condiviso dall’elettorato era quello di abbattere il sistema partitico degli “anziani”. Ma, non si può pensare più o meno così: “Intanto, abbattiamoli e sostituiamoli. Poi discuteremo il da farsi”. Distruggere è molto più facile di costruire! Bisognava anche avere un’idea organica e realistica di cosa proporre in alternativa se non si vuole rischiare, dopo le elezioni, di lasciare delle macerie! Siccome nessuno ha un modello alternativo di società che certamente funzioni meglio di quello che si vuole abbattere, è meglio riformare; anziché, rivoluzionare. Troppe volte, in passato, le rivoluzioni hanno portato conseguenze peggiori dei mali che volevano in tutta buona fede combattere. Per cui, esso e’ da considerare un movimento “giovanile”, certamente animato da buone intenzioni coscienti, ma etologicamente orientato piu’ a scalzare gli “anziani” dai loro posti di potere per sostituirli che a proporre un progetto sociopolitico alternativo.

Che fare, dunque?
Dati i tempi che viviamo, non si possono riproporre, certo, nostalgici ed antichi dogmatismi. Né sistemi di controllo repressivi. Né si può aspirare a chimeriche “clonazioni” culturali dei figli. Né imporre precisi modelli comportamentali. Inevitabilmente, si tratterebbe, in tutta buona fede, di pregiudizi ideologici o culturali, basati sulla pretesa di far valere, per i giovani, esperienze acquisite dagli adulti, valide, probabilmente, per altri contesti storici o socioculturali, non per quelli della società italiana odierna.

Il minimo che si può fare è tenersi informati sui movimenti sociali, culturali, scientifici, economici, morali e politici del periodo in cui viviamo. Tenere sempre aperto il dialogo con loro, per capire le loro esigenze, le loro difficoltà e le loro ragioni. Esporre le proprie percezioni della realtà e cercare di dare indicazioni che siano valide anche per loro. Far capire che la dipendenza economica dai genitori non può essere eterna o totale, che bisogna trovare spazi oggi nel mercato del lavoro e che, per riuscire, occorrono professionalità specifiche e approfondite da spendere in esso. Che il “know-how” più richiesto oggi è di tipo tecnico-scientifico, economico-commerciale, linguistico e giuridico, più che letterario-umanistico e che è richiesta la disponibilità a dislocarsi da dove si è cresciuti e si è stati formati, pena il rischio dell’inoccupazione.

Per quanto riguarda le loro relazioni sociali, bisogna far capire che i principi del “do ut des”, del “carpe diem”, del “mordi e fuggi” impliciti nella moderna ideologia del “superfurbo”, possono dare sì dei vantaggi diretti e immediati. Ma che, a lungo andare, una volta applicati da tutti o dalla maggior parte, finiscono col far valere la suddetta “legge della jungla” del più forte, col disgregare i rapporti sociali e col far perdere a tutti i vantaggi che comporta il vivere in una comunità solidale civile! Motivi per cui, è meglio non frequentare corrotti e delinquenti (dai quali c’è da aspettarsi più male che bene) e frequentare, invece, le persone più morigerate (dalle quali, al contrario, c’è da aspettarsi prevalentemente del bene). Bisogna cercare di suscitare in loro tensioni ideali, motivate e non imposte, pena reazioni di rifiuto o di opposizione. Di esse i giovani hanno bisogno, perché contribuiscono ad una formazione positiva dell’immagine di sé, a organizzare la personalità in modi coerenti, ad acquisire certezze ed a dare motivazioni personali forti e socialmente costruttive.
Ma ciò non basta. Occorre, prima, che gli adulti facciano un’autoanalisi, per dirsi, con coraggio e franchezza, se hanno commesso degli errori o se sono caduti in contraddizioni, e procedano, poi, ad un rinnovamento di sé, affinché siano degli esempi costruttivi per i giovani, e della società che contribuiscono a determinare, adoperandosi, attivamente e urgentemente, per un rinnovamento in senso etico della vita pubblica e privata. In particolare, tutti coloro che detengono del potere sociale come, p. es., i politici ed i pubblici amministratori, come ebbe giustamente a rilevare il Presidente Giorgio Napolitano, o privato come, p. es., i genitori debbono dare esempi di moralità con la loro condotta. Altrimenti, è impossibile pretenderla dai giovani!

Bibliografia dell’autore.

Cammarata Salvatore – Parlare coi figli non basta. Bisogna dire le cose giuste – Secolo d’Italia, 03-
03-2001.
Cammarata Salvatore – Criminali per futili motivi – Secolo d’Italia, 29-06-2001.
Cammarata Salvatore – I figli? Non solo piezz’e core – Secolo d’Italia, 11-04-2002.
Cammarata Salvatore – Per Natale regaliamo una favola – Secolo d’Italia, 18 dicembre 2001.
Cammarata Salvatore – Giovani in fuga…nel regno dell’occulto – Secolo d’Italia, 30 marzo 2001.
Cammarata Salvatore – La noia ospite della casa del “Grande Fratello” – Secolo d’Italia, 09 ottobre
2001.
Cammarata Salvatore – Quel “male oscuro” che dilaga tra i giovani – Secolo d’Italia, 11 aprile 2001
Cammarata Salvatore – Perché quei giovani cercano la morte? – Secolo d’Italia, 29-08-2000.
Cammarata Salvatore – Giovani per più lungo tempo – La Sicilia, 11-04-2001.
Cammarata Salvatore – Noto, troppi atti vandalici contro i monumenti – Giornale di Sicilia, 22-08-
1999.
Cammarata Salvatore – Mazara, grande folla ai funerali del giovane Salvatore Calandrino – La
Sicilia, 24-08-1999.
Cammarata Salvatore – Anziani. In estate trascurati come mai – Giornale di Sicilia, 12-06-1985.
Cammarata Salvatore – L’indifferenza, l’altra faccia della società – Secolo d’Italia, 26-10-2000.
Cammarata Salvatore – Perché il no ai soccorsi – La Sicilia, 04-09-1999.
Cammarata Salvatore – Stupro, non sol origini genetiche – La Sicilia 09-02-2000.
Cammarata Salvatore – Soli come cani, soli come anziani – Secolo d’Italia, 08-08-2001.
Cammarata Salvatore – Mass media e comportamento violento – Atti dell’XI Congresso Nazionale
su L’aggressività in medicina psicosomatica, Messina, 28-31 maggio 1987.
Cammarata salvatore – Giovani mammoni? Si fa presto a dirlo – Secolo d’Italia, 26-10-2000.
Cammarata Salvatore – Scuola e psiche, all’Usl di Noto un programma di prevenzione – Giornale di
Sicilia, 05-10-1995.
Cammarata Salvatore – Noto, dalla terapia “rapida” una nuova speranza ai drogati – Giornale di
Sicilia, 13-09-1995.
Cammarata Salvatore – Stupri? Forse c’è troppa libertà nei rapporti sessuali – La Sicilia,05-09-1995
Cammarata Salvatore – Approfondimento: la questione giovanile – The International Association of
LIONS Clubs, Sicily, Augusta Host, Anno sociale 2007-2008.
Cammarata Salvatore – Devianze precoci e rischio – La Sicilia, 15-04-2001.

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Orientamento Scolastico – Professionale · Categorie:Senza categoria

ORIENTAMENTO SCOLASTICO – PROFESSIONALE

La scelta dei corsi di studio scolastici od universitari si rivela, spesso, “la scelta della vita”, poiché finisce con il condizionare positivamente, se essa si rivela giusta, o negativamente, se sbagliata, il successo o l’insuccesso negli studi stessi e nella futura attività lavorativa. Essa è importante, particolarmente, in Italia dove, ormai da alcuni anni, circa il 60-70% delle prime scelte degli studi universitari si rivelano sbagliate. Tali percentuali sono maggiori per i corsi più impegnativi e sono costituite da coloro che finiscono “fuori corso” o che cambiano corso di studi o che, addirittura, li interrompono definitivamente.
Fare un buon orientamento scolastico-professionale è importante, anche perché si possono evitare almeno inutili perdite di anni di studio, per gli studenti, e di denaro, per le loro famiglie. Un buon orientamento è importante, inoltre, in considerazione del fatto che ormai il Welfare State è in via di ridimensionamento in quasi tutta Europa e progettare di lavorare, per esempio, nella Pubblica Amministrazione è a rischio di restare inoccupati: è meglio pensare ad attività libero-professionali Per di più, sono stati introdotti criteri privatistici anche nella gestione della P. A. e coloro che riusciranno a lavorare in essa faranno bene a predisporsi ad essere produttivi e competitivi, quasi come nelle attività libero-professionali, se vorranno evitare successivi rischi di mobilitazioni o di licenziamenti.

Purtroppo, in Italia, specialmente nel Meridione, non è ancora sufficientemente diffusa tra la gente tale consapevolezza ed, il più delle volte, i giovani o le loro famiglie si lasciano guidare nelle scelte dei corsi di studio o di lavoro solo dai pur importanti voti scolastici (I voti, nel Sud, fanno meno testo, poiché, spesso, sono elargiti “generosamente”: in “mala fede”, da parte di certi insegnanti ai figli di loro conoscenti e di persone socialmente influenti, per secondi fini personali, od anche solo per far pagare meno tasse, per un malinteso senso di aiuto, o per non fare brutte figure coi loro dirigenti scolastici presentando medie troppo basse delle loro classi o per riavere un incarico o per mantenere il numero di iscritti negli istituti dove lavorano e conservare così i loro posti di lavoro, infischiandosene di promuovere degli impreparati che poi faranno danni a se stessi o agli altri; in “buona fede”, da parte di altri insegnanti che si sono formati in scuole ed università del Sud, non hanno consapevolezza del divario di preparazione professionale che esiste coi colleghi e con gli studenti del Nord e ritengono “giusti” i voti che assegnano ai loro studenti!) o dalle ambizioni personali o, peggio, da quelle dei genitori o da ciò che piacerebbe fare o dalle scelte fatte da amici o conoscenti.

In realtà sono tanti i fattori che possono contribuire a determinare il successo o l’insuccesso negli studi e nel lavoro. Ne ricorderò qui solo quattro: tre riguardanti la personalità ed uno il mercato del lavoro.

Tra i primi vi sono le motivazioni che si possono esprimere attraverso interessi ed ambizioni (fare o studiare ciò che più importa o piace porta ad un maggiore impegno ed, in caso di riuscita, dà maggiori gratificazioni che possono motivare ancora di più nello studio o nel lavoro. Da qui l’utilità dell’uso, per esempio, di questionari di interesse. Ma non basta. E’ ancor più importante conoscere le proprie attitudini; cioè, le predisposizioni naturali, funzionali alla sopravvivenza dell’individuo e del gruppo di cui egli fa parte, a svolgere con efficacia ed efficienza determinate attività da punti di vista quantitativi o qualitativi, riproduttivi o creativi, esecutivi o direttivi, etc. Troppo spesso, esse sono confuse con le motivazioni e sono, invece, da scoprire attraverso la riuscita spontanea in determinate attività, che ci si trova a svolgere casualmente, od attraverso dei test attitudinali. Di solito, esse non sono conosciute dai diretti interessati, perché non tutte sono “messe alla prova” nel corso della vita o “testate” nel corso degli anni di suola media inferiore e superiore e gli studenti non sempre possono fare un adeguato bilancio delle loro competenze anche quando gli insegnati dedicano del tempo a tale importantissima attività. Conoscere le proprie attitudini naturali e le competenze nelle quali si è carenti e sono da rinforzare è importante, per i singoli individui, onde fare scelte di studi o di lavoro adeguate alle proprie capacità, poiché, per ovvii motivi, le attitudini favoriscono il successo in determinati studi o attività di lavoro. E’ importante per l’intera società, poiché così ogni membro dà ad essa il meglio di sé e la comunità nel suo insieme ne usufruisce. La varietà delle attitudini individuali é importante per la stessa specie umana, poiché consente una maggiore possibilità che singoli individui si adeguino al mutare delle condizioni di vita, sopravvivono, conservano nel proprio bagaglio genetico (genotipo) delle caratteristiche diverse dai loro fenotipi, le trasmettono ai figli, consentono geneticamente la possibilità che pure questi ultimi si adeguino ad eventuali ulteriori mutamenti ambientali e, così, rinnovano le possibilità che la specie sopravviva.
Ma non è sufficiente conoscere nemmeno le proprie motivazioni ed attitudini. E’ necessario che si conosca l’intera propria personalità, onde valutare l’opportunità di seguire l’uno o l’altro dei corsi di studio e/o di svolgere l’una o l’altra attività di lavoro. Si pensi, per esempio, a chi ha un forte bisogno di movimento e di vita all’aria aperta. A parità delle altre condizioni (motivazioni ed attitudini), esso sarà causa di più grandi difficoltà a trascorrere sui libri le tantissime ore che sono necessarie, per esempio, a seguire gli studi di medicina. Oppure, si pensi a chi ha una personalità schizoide (tendente a vivere in modi autonomi e solitari ed a comunicare poco con gli altri). Tale individuo avrà maggiori difficoltà, per esempio, a svolgere la professione di insegnante, per le sue maggiori difficoltà a relazionarsi con gli allievi ed ad operare in “équipe” con i colleghi.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, è bene rivolgersi ad esperti che sappiano fare proiezioni almeno triennali dei possibili futuri sbocchi occupazionali. Infatti, poniamo caso che uno studente abbia interessi sociali ed umani (motivazioni); che sia caratterizzato da buoni processi cognitivi, da aderenza alla realtà e da capacità d’empatia (attitudini) e che sia predisposto naturalmente all’ascolto ed all’aiuto del prossimo (personalità). Egli potrebbe riuscire bene negli studi e nel lavoro educativo, psicologico, d’insegnamento e sociale in genere. Ma quanto vale la pena orientarlo a tali studi ed attività lavorative oggi che, come già detto, il Welfare State viene ridimensionato un po’ ovunque in Europa ed i suddetti campi di attività sono i primi a subirne le conseguenze in termini di riduzione delle possibilità di impiego di personale?
Possono essere tante le conseguenze negative sul piano economico, sociale e psicologico derivanti dall’inoccupazione o dalla sottoccupazione lavorativa o dall’insuccesso in un corso di studi; per esempio, sentimenti di frustrazione personale e/o devianze comportamentali, per i diretti interessati; investimenti economici inutili, per le famiglie, e mancata utilizzazione di risorse individuali, per l’intera società.
L’augurio è che al più presto si diffonda tra studenti, genitori ed insegnanti la consapevolezza della utilità di un buon orientamento scolastico-professionale che tenga conto dei tanti fattori che possono intervenire nel successo o nell’insuccesso scolastico o lavorativo.

 

 

Siracusa (Italy), 28-09-2009

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Famiglia ed igiene mentale · Categorie:Senza categoria

FAMIGLIA ED IGIENE MENTALE

Le comunità, in generale, e le famiglie biologiche, in particolare, tendono a formarsi istintivamente in quasi tutti gli esseri viventi, perché sono direttamente funzionali alla sopravvivenza dei loro membri, sia per l’aiuto reciproco che possono darsi sia per il semplice motivo che più loro sono numerosi e maggiori sono le probabilità che qualcuno sopravvive e con lui un rappresentante biologico di quel dato gruppo o famiglia. Un individuo che vive isolato od insieme a pochi altri individui ha minori possibilità di creare attorno a sé condizioni pratiche favorevoli alla sua sopravvivenza, rispetto a chi vive integrato in gruppi i cui membri sono pronti ad essere solidali l’uno con l’altro di fronte alle difficoltà ed ai pericoli che la vita comporta. Quanto meno, i gruppi danno un senso psicologico di protezione e sicurezza che é indirettamente funzionale alla sopravvivenza, poiché incoraggia e stimola il singolo individuo a continuare ad impegnarsi nella lotta che la vita comporta.
Se una comunità non riesce ad essere di aiuto concreto a tutti i suoi membri o, almeno, di conforto e di rassicurazione psicologica o, addirittura, risulta dannosa per qualcuno di loro viene meno nella sua funzione.

 

Il D.r Cammarata ha fatto una ricerca su 350 ragazzi dai 14 ai 20 anni di età e sui loro genitori come di seguito distribuiti che ha dato interessanti risultati.

 

Categorie     Indice      Studenti      Rifiuti di      Figlio male        Altro

di genitori    medio      in N. e %    carattere       integrato

presenti        di                           del figlio      in famiglia

in %        disfunz.

Impiegati ed operai     202 (57,7%)  13 (6,4%)   32 (15,8%)    31 (15,3%)   62,5%            1.00
Liberi professionisti       42 (12,0%)    3 (7,1%)   10 (23,8%)     4   (9,5%)   59,5%            1.80
Artigiani                      29   (8,3%)    2 (6,9%)     6 (20,7%)     3  (10,3&)   62,0%            1.86
Pensionati                   32   (9,1%)    1 (3,1%)     4 (12,5%)     4 (12,5%)  71,8%            1.00
Casalinghe                  22   (6,5%)    2 (9,0%)     5 (22,7%)      4 (18,2%)   50,0%            1.23
Imprenditori                20   (5,7%)    1 (5,0%)     4 (18,2%)      4 (18,2%)  58,6%            1.55
Commercianti                2   (0,6%)    0               0                  1 (50,0%)  50,0%            2.00

Come si può vedere le famiglie più “disfunzionali”, in base al calcolo di un particolare indice di disfunzionalità, sono risultale quelle dei commercianti, degli artigiani e dei liberi professionisti le quali hanno avuto, rispettivamente, punteggi di 2.0, 1.86 e 1.80; probabilmente, perché sono quelle nelle quali uno od ambedue i genitori sono più “assorbiti”, in termini di attenzioni, di tempo e di energie psicofisiche impiegate nel raggiungimento degli obiettivi professionali, nell’attività lavorativa svolta.
Le suddette tre categorie sono seguite da quella degli imprenditori, i quali pure dedicano molto tempo ed energie alla loro attività, che ha riportato un punteggio di disfunzionalità di 1.55, più basso delle altre, ma pur sempre superiore ad altre categorie come quelle di casalinghe, operai, pensionati ed impiegati che hanno avuto, rispettivamente, punteggi di 1.23, 1.0, 1.0 ed 1.0. Evidentemente, questi ultimi possono dedicarsi di più ai figli, farli sentire più accettati da parte loro ed integrati in famiglie le quali risultano più “funzionali” contribuendo più delle altre a salvaguardarne la salute mentale.
Infatti, a parità delle altre tantissime possibili condizioni patogene, che qui non sono state considerate, come detto all’inizio, una famiglia può essere di aiuto, ai membri che la compongono, sia praticamente che psicologicamente; specialmente per coloro che sono socialmente e/o psicologicamente più “deboli” come bambini ed adolescenti.

Bibliografia dell’autore sull’argomento.

Cammarata Salvatore – Genitori distratti – La Sicilia, 20-10-1992.
Cammarata Salvatore – Parlare coi figli non basta. Bisogna dire le cose giuste – Secolo d’Italia, 03-
03-2001.
Cammarata Salvatore – I figli? Non solo piezz’e core – Secolo d’Italia, 11-04-2002.
Cammarata Salvatore – Mazara, grande folla ai funerali del giovane Salvatore Calandrino – La
Sicilia, 24-08-1999.
Cammarata Salvatore – Per Natale regaliamo una favola – Secolo d’Italia, 18-12-2001.
Cammarata Salvatore – La noia ospite della casa del “Grande Fratello” – Secolo d’Italia, 09-10-
2001.
Cammarata Salvatore – Quel “male oscuro” che dilaga tra i giovani – Secolo d’Italia, 11-04-2001
Cammarata Salvatore – Devianze precoci e rischio – La Sicilia, 15-04-2001.
Cammarata Salvatore – Giovani per più lungo tempo – La Sicilia, 11-04-2001.
Cammarata Salvatore – Adozione ed equilibri familiari difficili – La Sicilia, 28-07-1999.
Cammarata Salvatore – Noto, troppi atti vandalici contro i monumenti – Giornale di Sicilia, 22-08-
1999.

 

Siracusa (Italy), 26-09-2009

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Risparmio, finanza e neuroendocrinopsicologia · Categorie:Senza categoria

RISPARMIO, FINANZA E NEUROENDOCRINOPSICOLOGIA

 

Il 15 ottobre 2008, col fallimento della Lehman Brothers è iniziata quella che è stata considerata la crisi economico-finanziaria più grave dopo quella storica del 1929. Ad inizio del 2004 c’erano state quelle colossali legate agli scandali della Cirio e della Parmalat, in Italia, e delle Enron e della World Com, in U.S.A. Circa dieci anni fa, l’altra di livello mondiale che aveva riguardato i titoli tecnologici. Altre, considerate “minori”, si sono verificate durante tale periodo. Tutte sono state caratterizzate da guadagni ingenti, per i grandi speculatori, persino nelle fasi di “bear” (per le speculazioni al ribasso) e da perdite più o meno ingenti, per i medi e piccoli risparmiatori; a volte, anche da reazioni psicopatologiche dettate dalla disperazione di questi ultimi (per lo più, reazioni omicidiarie o suicidiarie).
Negli ultimi tempi, tante “anime belle” che predicavano ideologicamente il valore assoluto del “libero mercato” o che, in base alla concezione dell’”homo oeconomicus”, teorizzavano “mercati efficienti”, come risultati delle interazioni finanziarie competitive frutto di valutazioni razionali dei “traders” (tra questi, per esempio, l’economista Paul Samuelson, poi deceduto), si sono dovute ricredere. Tra loro ci sono stati persino governanti che, in contraddizione coi loro precedenti princìpi e teorie, sono ricorsi ad interventi statali, per condizionare positivamente i mercati che, altrimenti lasciati “liberi”, chissà fin dove sarebbero sprofondati. La stessa cosa si è ripetuta di recente, in occasione della scoperta dell’inganno ordito dai governanti greci a danno dell’U.E. (allorquando presentarono un deficit truccato, per poter entrare nell’area- euro), che ha scatenato la seconda fase della crisi finanziaria e, per salvare la moneta unica dalle speculazioni al ribasso, sono intervenuti nuovamente i governi contro le tesi sostenute in precedenza anche da qualche nostro statista sulle “meraviglie” del libero mercato. Molti, per fortuna dei piccoli e medi risparmiatori, si sono resi conto che bisogna dare delle regole ai mercati, se si vuole evitare che quelle crisi si ripetono a danno di questi ultimi. Tra costoro anche il Presidente U.S.A. Barack Obama al quale i piccoli e medi risparmiatori di tutto il mondo debbono molto, perchè le regole che vuole introdurre nei mercati finanziari sono a loro protezione.
Nei regimi autoritari comunisti la deresponsabilizzazione e la massificazione ideologizzate degli individui, da un lato, e gli eccessi di regole e controlli statali, variamente razionalizzati, dall’altro, soffocavano i talenti individuali e finivano con l’impedire proprio lo sviluppo socio-culturale e il benessere economico sociale che predicavano per le genti. Oggi nel mondo occidentale i liberisti ed i liberalisti più fondamentalisti, che teorizzano la totale libertà d’azione di ogni individuo, a fondamento dello sviluppo umano generale, ed accettano solo alcune regole dei rapporti giuridici, commerciali e finanziari, facilmente aggirabili da esperti nei rispettivi campi, finiscono col favorire il ritorno a primitive condizioni di vita sociale favorevoli ai più potenti. Cioè, senza una adeguata cornice di regole entro le quali deve potersi muovere ogni individuo, costoro fanno valere, di fatto, una unica legge: quella del più forte; cioè, la “legge della jungla”. Ricordo che nella sola vicenda di Parmalat pare che sono stati 800.000 i piccoli risparmiatori truffati per circa 37 miliardi di euro! Di gran lunga peggio è andata a quelli americani che, alle soglie della pensione, sono stati derubati dei loro risparmi da coloro ai quali li avevano affidati, per trascorrere serenamente gli ultimi anni della loro vita!

Dunque, è necessario creare regolamentazioni più trasparenti delle contrattazioni, responsabilizzare maggiormente i “brokers” e proteggere maggiormente i piccoli e medi risparmiatori dallo strapotere di coloro che manovrano grandi capitali e/o gestiscono grandi organizzazioni economico-finanziarie e sono in grado di avere idee e prendere decisioni che tengono segrete, allo scopo di sfruttare i piccoli e medi capitali dei primi: una sorta di “mercato sociale” come quello realizzato in Germania.
Diversamente, la tendenza al risparmio di molti individui e famiglie, utili a far fronte ad eventuali carenze o bisogni o finalizzata all’ottimizzazione delle risorse a disposizione, che accomuna l’uomo a molte razze di animali (si pensi, per esempio, ai cani, ai castori, alle ghiandaie, alle api, alle formiche, etc.); molto probabilmente, per una comune origine biologica, finalizzata alla sopravvivenza del singolo (individuo), del gruppo (famiglia) e della specie (società), sarà ancora sfruttata dai potenti, nei loro esclusivi interessi; anziché, essere valorizzata e rispettata, nell’interesse di tutti.
Da parte loro, i piccoli e medi risparmiatori, prima di fare investimenti economico-finanziari, dovrebbero affidarsi ad esperti di loro fiducia che li consiglino nel loro interesse, non in quello delle organizzazioni di cui fanno parte, od informarsi sull’andamento dell’economia, della finanza, della politica, della società e persino dei fatti di cronaca che possono incidere sull’andamento dei mercati (aspetti cognitivi). Dovrebbero informarsi persino sui fattori biologici che possono incidere sulle decisioni economico-finanziarie. Si pensi, per esempio, alla tendenza, che si verifica soprattutto durante le crisi economico-finanziarie, della maggior parte degli investitori non professionisti a trattenere in portafoglio i titoli in perdita ai quali sono “affettivamente” più legati. Una sorta di “avversione alla perdita” che accomuna l’uomo alle scimmie, stante un esperimento svolto alla Yale University, durante il quale esse resistevano a scambiare finte monete con banane (aspetti neurologici). Si pensi anche al testosterone che aumenta il senso di sicurezza e, di conseguenza, la audacia e spinge soprattutto i “traders” maschi giovani e giovani-adulti a fare operazioni rischiose. In un esperimento svolto all’Università di Cambridge è stato osservato che queste ultime venivano effettuate soprattutto nelle transazioni delle prime ore del giorno, quando, secondo rilevazioni dei livelli di testosterone fatte nella loro saliva, essi risultavano più alti (aspetti endocrinologici)!Lo scopo è aumentare le competenze, equilibrare le decisioni, diminuire i rischi e migliorare le “performances” personali.
Nella crisi economico-finanziaria di cui si è detto all’inizio l’Italia (che era stata prima criticata, perché considerata arretrata, rispetto all’uso di prodotti finanziari e pratiche creditizie ad altissimo rischio come i “derivati” ed i mutui “subprime”) si è trovata meglio d’altre nazioni (si pensi alla Gran Bretagna, all’Irlanda o, persino, agli U.S.A. (che erano considerate più evolute, da tali punti di vista), proprio per le nostre tradizioni culturali che hanno favorito, più che in quei Paesi, la tendenza al risparmio d’individui e famiglie e l’uso di regole bancarie e finanziarie più rigide che hanno protetto maggiormente i piccoli e medi risparmiatori dai tentativi di speculazione di politici, finanzieri, banchieri e persino singoli bancari imbecilli ed incompetenti o “sciacalli” ed attenti solo agli interessi di “budget” dei loro uffici; non a quelli di risparmio dei loro clienti.

Bibliografia dell’autore sull’argomento.

Cammarata Salvatore – Riflessioni sul Convegno “Marketing e Psicologia”– Psicologi & Psicologia
in Sicilia, Anno I, n. 1, ottobre 2003.
Cammarata Salvatore – Risparmio, mercato e legge della jungla – Secolo d’Italia, 27-02-2004.
Cammarata Salvatore – New economy, la ricchezza è in linea – Secolo d’Italia, 20-05-2000.

D.r  Salvatore  Cammarata

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Delinquenti e misure alternative alla detenzione · Categorie:Senza categoria

DELINQUENTI E PENE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE

 

Più volte radio, giornali e televisione hanno informato su reati commessi da detenuti ammessi ad attività esterne al carcere e, spontaneamente, è sorta la comprensibile indignazione popolare. Ogni volta è stata indotta la percezione di una diffusa impunità e si sono riproposti i temi del “garantismo del sistema giudiziario italiano”, dell’”ineseguibilità” di molte condanne, dell’”utilità e dello scopo di vari benefìci e pene alternative alla detenzione” (arresti domiciliari, semilibertà, affidamento in prova, lavoro all’interno od all’esterno del carcere, permessi-premio, riduzione di pena, etc.) che mettono dei rei, già condannati per certi reati, nelle condizioni di commetterne altri!
Il ricorso alle pene alternative alla detenzione, alla riduzione della pena ed ai permessi-premio, per buona condotta in carcere, ha avuto certamente benéfici effetti sulla vita penitenziaria, perché la maggior parte dei condannati (ed anche di coloro che sono in attesa di giudizio) durante la detenzione tiene da molti anni un buon comportamento; mentre, prima, erano più frequenti risse, rivolte, ed altri comportamenti violenti o di disobbedienza in carcere.
La legge n. 354 del 1975 ha voluto rispondere, in Italia, ad un principio di civiltà che é sostenuto anche dalla religione cattolica (si pensi, alla metafora del “buon pastore”): le pene date ai rei non debbono essere finalizzate a se stesse, ma alla rieducazione e reintegrazione sociale dei rei; cioè, al loro recupero sociale. Da tali punti di vista, l’ergastolo e la pena di morte sono ancor meno utili.
In realtà, la detenzione, di per se stessa, non assicura la rieducazione: può inibire i rei e servire da deterrente per il futuro od incattivirli ancora di più e trasformare i carceri in scuole di delinquenza.
Perché le pene abbiano una efficacia rieducativa, debbono essere adeguate alle varie personalità dei rei, non differenziarsi solo per il tempo che loro debbono trascorrere in carcere. Debbono essere diversificate e comprendere anche le misure di cui si è detto prima ed attività rieducative.
Il problema dei condannati che commettono altri reati fuori dai carceri, durante l’esecuzione di pene alternative o di permessi o di lavoro all’esterno, non sta, dunque, nello spirito che anima la legge, ma in un migliore uso di essa; cioè, in una migliore selezione dei condannati che debbono potere usufruire dei suddetti benefìci e pene alternative alla detenzione ed in un migliore uso di questi ultimi.
Il “battage” che ogni volta fanno i “mass media” induce la percezione che la maggior parte di quei beneficiari tradisce il patto di fiducia con le istituzioni. In realtà, solo una minoranza di loro lo fa e tra coloro che usufruiscono di benefici la percentuale di recidivi è minore, rispetto a quella di coloro che non ne beneficiano. Ma ciò non toglie che bisogna, comunque, evitare che ciò accada, onde prevenire ulteriori danni ai cittadini.
A tal fine, premesso che la valutazione va fatta sempre caso per caso, secondo l’esperienza dell’autore di questo scritto in 17 anni di lavoro in istituti di detenzione, per adulti, e di rieducazione, per minori, le suddette possibilità dovrebbero essere riservate soprattutto ai condannati per reati occasionali; meno a coloro che hanno fatto scelte di vita criminale come, per esempio, gli affiliati alle cosche mafiose ed a bande organizzate ivi comprese quelle che commettono reati finanziari, commerciali, amministrativi e politici, poiché sviluppano una “forma mentis” deviante ed è più difficile che si pentono veramente e che cambiano i loro comportamenti. Tendenzialmente, dovrebbero essere esclusi anche coloro che hanno disturbi della personalità antisociali (ivi compresi i pederasti e gli stupratori) di cui sono più piene le carceri dove finiscono soprattutto coloro che commettono reati violenti. I disturbi della personalità, infatti, possono essere causati da fattori socioculturali o da fattori costituzionali ereditati geneticamente i quali ultimi consistono, per lo più, nell’iper-sviluppo di funzioni biologiche legate ad istinti (si può vedere al riguardo anche Personality Disorders in questo stesso sito). Questi ultimi sono quelli meno modificabili, perché, anche quando i rei sono consapevoli delle conseguenze negative che hanno le loro tendenze istintive sui loro rapporti sociali e desidererebbero veramente cambiarle, gli impulsi interiori tendono a ripresentarsi in loro auto-geneticamente o stimolati da fattori ambientali esterni e, finché non sono soddisfatti i bisogni ai quali sono correlati, tendono a dominare le loro volontà almeno fino alla mezza età quando cominciano a smorzarsi. Anche i dipendenti da sostanze tossiche difficilmente riescono a liberarsene ed a iniziare a svolgere vita sociale adattata, perché tali sostanze apportano varie modifiche peggiorative ai loro sistemi nervosi centrali ed alle loro capacità di auto-gestirsi in modi razionali ed adattivi.

Insistere nel teorizzare che tutti i rei sono rieducabili è un’operazione ideologica funzionale alla conservazione e difesa di posizioni politiche o, più semplicemente, di mansioni e posti di lavoro! Anche quelle statistiche che rilevano che le recidive di coloro che hanno usufruito di pene alternative alla detenzione sono meno numerose di coloro che non ne hanno usufruito dovrebbero tener conto del fatto che coloro che sono ammessi a tali pene sono selezionati a monte sulla base di reati “minori” da loro commessi; cioè, sono delinquenti meno pericolosi.

Per individuare i veri pentiti, gli esperti del Ministero della Giustizia, di cui all’art. 80 della suddetta legge, debbono ricorrere necessariamente a colloqui psicoclinici. Certamente, non dovrebbero commettere il marchiano errore (che purtroppo l’autore ha visto fare troppe volte) di identificare i più “rieducabili” in coloro che semplicemente dichiarano di “essere pentiti” e di avere “buoni propositi per il futuro” o di essere stati “vittime involontarie di circostanze” o di avere sbagliato “per la giovane età” etc. etc., poiché – ovviamente – possono dissimulare. Possono essere di maggiore aiuto all’analisi psicologica i test proiettivi; meno i questionari, perché sono più manipolabili da parte degli esaminati. Il Test di Rorschach è il meno manipolabile. Ma, anche usando tale strumento, è molto importante prendere in considerazione i fattori situazionali che nei carceri contribuiscono a determinare le “performances” degli esaminati. Per esempio, dopo avere somministrato parecchi test di Rorschach a detenuti adulti che avevano chiesto di beneficiare di pene alternative alla detenzione e che avevano assunto un atteggiamento collaborativo “in surface”, l’autore ha notato che otteneva mediamente un basso numero totale di risposte, un alto G% e, tranne per coloro che erano più impulsivi od aggressivi, un alto F% e, spesso, anche un buon Ban%. Ciò poteva far pensare a povertà affettiva o ad un buon auto-controllo razionale della emotività od a superficialità del pensiero o ad un riadattamento al modo di pensare comune. Sfortunatamente, tali ipotesi interpretative contrastavano con gran parte dei loro fascicoli personali e delle loro fedine penali.
Un’analisi fenomenologica della situazione-testing ha consentito di interpretare meglio i risultati ottenuti. Al contrario delle apparenze, il basso numero medio di risposte poteva essere attribuito allo atteggiamento prudente che gli esaminati avevano assunto ed alla paura di dare risposte “sbagliate” o di “rivelare” aspetti negativi di sé, per non compromettere la possibilità di ottenere gli agognati benefìci. L’alto F% medio ed anche l’eventuale buon Ban% potevano essere attribuiti alla conseguente tendenza a dare le risposte più “sicure”, dal punto di vista percettivo, finalizzata pure a non “sbagliare”. Secondo Carp A.L. e Shavzin A.R. (v. The susceptibility to Falsification of the Rorschach Psychodiagnostic Technique, in J. Consult. Psychol., 1958), quando un esaminato sa che dall’esito del test può dipendere la possibilità per lui di ottenere ciò che desidera, può assumere un atteggiamento prudente, per tentare di nascondere aspetti negativi di sé o cercare di fare bella figura, e ciò può manifestarsi con una riduzione di risposte o con un aumento dell’F%. Anche Calden G. e Cohen L.B. (v. The relationship of Ego-Involvement and Test-Definition to Rorschach Test performance, in J. Proj. Techn., 1953) hanno osservato lo stesso fenomeno. Secondo D. Passi Tognazzo (v. Il metodo di Rorschach, in Giunti, Firenze, 1970), quando non si ha la fiducia e la simpatia dell’esaminando, questi può tentare di “chiudersi” al test e ciò può causare una diminuzione della produttività ed un aumento del Ban%.
L’alto G% medio poteva, invece, essere attribuito al tentativo di fare bella figura di fronte allo esaminatore e di ingraziarselo, sempre ai suddetti scopi. Secondo Schachtel E.G. (v. Experiential foundation of Rorscahch’s Test, in Tavistock, London, 1966), nelle istituzioni autoritarie, quali sono anche i carceri, i soggetti tendono a sottomettersi all’autorità, quando hanno bisogno di ingraziarsela, cercando di piacerle e questo può manifestarsi al Rorschach con un aumento della produzione di risposte o con un aumento del G%.
E’ probabile che nei detenuti aspiranti ai benefici ed alle pene alternative alla detenzione, analizzati dall’autore, tali tendenze si siano combinate tra esse producendo i risultati suddetti. Infatti, egli, in quella particolare situazione, rappresentava l’istituzione e dal “buono” o “cattivo” esito dei suoi “esami” dipendeva, per loro, la possibilità di ottenere o meno ciò che desideravano. Nei suoi confronti avevano assunto, dunque, un prudente atteggiamento od, addirittura, un atteggiamento di sfiducia o di ostilità che spiegavano meglio quei risultati al test.

Bibliografia dell’autore sull’argomento.

Cammarata Salvatore – Sulla utilizzazione di attività sportive di gruppo a fine educativo di giovani
adolescenti e preadolescenti – Collana Monografica di Psichiatria Sociale
Estensiva, CELUP Ed., 1-3, Anno VII, 1980, Palermo.
Cammarata Salvatore – Sulla somministrazione del Test di Rorscahch a detenuti che hanno chiesto
di beneficiare di pene alternative alla detenzione – Collana Monografica di
Psichiatria Sociale Estensiva, CELUP Ed., 1-3, Anno VII, 1980, Palermo.
Cammarata Salvatore – “Sì ai benefici ma non per tutti”- La Sicilia, 19-08-1999.
Cammarata Salvatore – I pregiudizi non aiutano a reinserirci – La Sicilia, 10-04-1988.
Cammarata Salvatore – I detenuti in campo – La Sicilia, 10-05-1988.
Cammarata Salvatore – Aspetti della valutazione psicologica in ambito clinico, giudiziario e
criminologico – Criminologia e Psicopatologia Forense, Anno V, n. 1,
gennaio-aprile 1989.
Cammarata Salvatore – Pena e sconto, non tutti i criminali sono rieducabili – Secolo d’Italia, 27-
02-2000.
Cammarata Salvatore – La rilevanza psicologica della pericolosità sociale dei disturbati psi-chici
autori di reato – Atti del Convegno Nazionale sul tema: Dalle infermità
alla pericolosi-tà sociale: considerazioni epistemologiche e prospettive –
Palermo, 12-13 dicembre 1986.
Cammarata Salvatore – Criminali per futili motivi – Secolo d’Italia, 29-06-2001.
Cammarata Salvatore – Perché quei giovani cercano la morte? – Secolo d’Italia, 29-08-2000.

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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 20 Novembre 2013 18:20)

13. Aprile 2013 · Commenti disabilitati su Personality Disorders · Categorie:Senza categoria

An Ethological Approach and a New Explanatory Theory.

 

(The author is sorry for his imperfect use of English.

Personality Disorders, as they are called today, or “psychopathies” or “personalities altered long-term”, as were called up until some time ago, or “instinctive perversions” or “manias without delirium”, until the beginning of last century, or “neurosis of character”, according to the psychodynamic concepts, for example, of W. Reich and A. Adler, or “unbalanced personalities”, such as have named them J. P. Olie, C. Gay and F. Caroli, in Les  Déséquilibrées, Encyclopédie Médico-chirurgicale, Psychiatry, Paris, 37310, A10, p.1-7, are verbal expressions listed here as synonyms referring to the object of study of this work as corroborated by their own semeiotic polymorphism.

They relate to the aetiological and diagnostic problem of those individuals finding difficulties in their sociocultural integration although aren’t neurotics or psychotics or mentally delayed. This is the why in 1970 already Ackerman spoken about them as the “trash waste of the psychiatry” and Alessandro Selvini (in The diagnosis of psychopath personality in children: theoretical and critical findings, AP, I, No.1, 1979) noted that the concept of “psychopath” used in children has ideological connotations: imprisons the ways of thinking and acting deviant from social expectations and roles in naturalistic explanations stigmatizing and hiding an ideological nature.

From the philosophers Hippocrates (460-377 BC), Aristotle (fourth century BC) and Galen (130-200 AD) to Robert Burton (1577-1640), Ernst Kretschmer (1888-1964), Emile Kraepelin (1856-1926), Sigmund Freud (1856-1939), Karl Abraham (1877-1925), William Sheldon (1898-1977) and Carl Gustav Jung (1875-1961), to name only a few greats old studious, they have made many attempts at definitions, descriptions and philosophical, sociological, somatic and psychological explanations without at least one had a definitive aetiological or/and a diagnostic value.

That is due, of course, to the multiple factors determining the disorganisation or organisation of the human personality and to the difficulties in finding “textbook cases” or a sufficient number of same cases in clinical practice to identify the common factors. It exceeded only the old controversy on environmental (nurture) and biological (nature) factors of human behaviour in the extent that it’s unanimously accepted the influence of both varying in each case.

The focus of neuroscience, genetics and biology has been moved from the genetic diversity (functional more to the survival of species) to the mechanisms of phenotypical development in the environment-gene interactions (functional more to the survival of individual); particularly, in the early stages of life by the influence of “caretakers”. The interactions gene-environmental factors are mediate obviously by the individual subjective experience which in turn is linked to whole personality or possible numerous its characteristics and cause in reality that you haven’t two individuals with personality disorder exactly alike! More is increased the genotypic diversity and more are the chances that a specie survives; more the mechanisms of phenotypical development are flexible and more are the chances that an individual is suitable to the environment and he survives. According to A. J. Semeroff (in “Development and psychopathology”, Turin, Boringhieri, 1991), the fitting of an individual depends on the interaction between genotype (specific biological structure), phenotype (personality characteristics) and ecotype (sociocultural model of behaviour in the context where he is living). The ecotype acts part. on human phenotypes, thanks to the great variability or flexibility or plasticity functional and modular of their brain. The activity of brain of females and children is more adaptable to the environmental stimuli than that of adult males. The injuries in certain areas of it can be even offset in part by other vicarious, part. in children. This justifies a contextual approach to the study of human behavior, in particularly, and of all living beings, in general.

Already Kurt Schneider (1887-1967) has stressed the importance of individual-society interactions and noted the “psychopaths” have abnormal personality to the extent “they suffer and make suffer others”.

However there are individuals who by the action of genetic factors are less subject to the influences of ecotype; i.e., they have the mechanisms of phenotypic development tighter. Among these are the individuals with personality disorders, cognitive deficit or psychosis. The neurotics are more “plastics” and susceptible to the influence of the environmental factors. In other words, in human beings the constitutional factors contribute less than in animals to determine the behaviour, except in those three first personality anomalies. All the four are dysfunctional at the best and overall satisfaction of individual survival needs, even the neurotics, for the inadequacy of mechanisms of adaptation or resilience to the environment pressures: a lack of strength, in the neurotics, and an excess, in the others. All are influenced by the environmental factors.

Doctor Cammarata Salvatore speak here about resilience as well as adaptation to environmental pressures, because the functional normality don’t must be confused with that statistic nor with a blinded adaptation to the common ways of thinking and acting. (1)

Once was running between the psychiatrists this maxim: “You can not well understand the psychiatry if you aren’t an expert on depression”, because of its various clinical manifestations may be confused with the symptoms of other mental illness. Paraphrasing it we can say: “You can’t well understand the clinic psychology if you are not an expert on personality disorders”, because you can wrongly attribute to environmental factors disturbed and disturbing behaviours having biogenetic origins.

D.r Cammarata believes that genetic, biology, neurophysiology, endocrinology, clinical, cognitive and comparative psychology (within the limits of applicability of animal operating models at the humans), psychoanalysis, psychiatry, sociology, anthropology and law can help in order to better understand that problem. He hopes to make a contribution to this aim, to overcome the symptomatic-descriptive approach to the psychiatry of Kretschmer and Kraepelin and even that statistical-descriptive of American Psychiatric Association (A.P.A.), to arrive at a differential diagnosis based also on the aetiology, not only on the observable behaviour, and at more effective treatments. “The personality disorders remains difficult to treat until you don’t understand the aetiology and pathogenesis”, wrote J. M. Oldham, A. E. Skodol and D. S. Bender in their “Treatise on the personality disorders”, published by Cortina, Milan, Italy, in 2008 (O.S.B.), page. 193.

The types, the clinical and about-clinical characteristics, the psychiatric conditions, the social and psychological evolutions and complications, the causal hypothesis advanced and the theories developed you can read about on many manuals of psychiatry and even on the Statistical Manuals of Mental Disorders published by A.P.A. suffers too the descriptive methods. An enlargement of the observation to other institutional and professional contexts, different from those psychiatrics, can extend the types and diversify the points of view, to better understand the phenomenon. For example, rarely the “Opposers-provocateurs” adults are examined in a psychiatric clinic because their closure in the communication or their greater ability to dialogue by which they can mask to other people their “unbalanced personality”. The same can be applied to the “Exploiters” and to “Hypersexual” who often, at least in the West where the ideology of “super-astute” and the sexual liberation of moral customs are widespread, are beyond the clinical observation. On the other hand, it’s very likely the “Hyposexual” ask help and “Hypoparental” are envied by courts for minors, for investigations and reports, at least in Italy, more at Familial Advice Bureau, where psychologists work, than at the psychiatric clinics.

The author hopes to give a contribution to that aim and to the Human Cinical Ethology, having worked as psychologist in public and private schools, prisons for adults and educational institutions for children, psychological and psychiatrics services, familial advice bureaus, general hospitals and, as a collaborator, even in the Criminal Anthropology at the University of Palermo. This allowed and allow him to analyze the about said problem from different points of view: practical and theoretical, social and legal, psychiatric and psychological, for diagnosis, prevention, treatment and rehabilitation.

The researches on personality disorders did not given, so far, unequivocal information about the genetic inheritance, severity, difference between them and between them and mental disorders. Some indications are arising from those about the temperamental characteristics inheriting in emotional, attentive, social and spontaneous motor responses. For a more modern and interesting research about endophenotypes in Biological Psychiatry, made by Prof. Jean-Baptiste Pingault and Coll., you can read in Internet: A New Approach of Personality and Psychiatric Disorders: A Short Version of the Affective Neuroscience Personality Scales.

On the other hand, there isn’t “neutral”, “objective”, “no-theoretic” researches, free from political, cultural or commercial influences. Even the descriptions of observable behaviour, even if they are more objective indices, for measurement of personality, can mislead the research for explanations and be “phenomenal” if you don’t take account of possible aetiological factors relying on diagnostic, preventive, therapeutic and rehabilitative purpose and theoretical explanations. They are confined to the “what” and not go to the “why”.

The 10 types proposed by A.P.A. in D.S.M.-IV T.R. are the result of the agreement among many clinicians and are the most known and shared. But do not cover the range of the many possible you can found in reality. This is evidenced through the frequent use of the diagnosis “Disorder Not Otherwise Specified” (N.O.S.) by the psychiatrists.

Therefore, the author, unlike the “scientifically correct” of his time and against the supposed objectivity guaranteed only by the descriptions, studied 26 prototypes of u. pp. and 4 still being studied divided into clusters, depending on assumed common aetiological factor. They were identified by psychoclinical observations and their factors were suggest through inferences.

Of course, the comments, the descriptions and the explanatory psychological assumptions are not “evidences”. Those requires supportive observations made with other types of investigation, f. ex., chemical or neurological. But they don’t harm human thought! Indeed, they can perform the function to cause a reflection or encourage the researches. This abstract wants only suggest a guideline of research different from those already used with poor results. References to DD.SS.MM of A.P.A. are dictated here because they are now part of the history of psychiatry and part. because they are a sort of international psychiatric language that promote the communication and research between the operators from around the world.

Moreover the identification and diversification of the syndromes should not be taxonomic, based on the number and duration of the symptoms, nor, even less, depending on issues of terminology. It is not the dialectic, bureaucratic or other type of cataloguing research meeting the criteria of rationality of conceptual or practical utility can solve the problem, because it does not give the guarantee of correspondence to reality. One may not, with certainty, diagnose an illness not even “ex-adjuvantibus”, because sometimes the disorders respond positively even to treatments which he don’t knows the action or based on erroneous theory of reality!

The conceptualizations are important for the representation and understanding of reality, for communication and the development of research, science and of human thought. But if you end up with a debates on the terminology or on bureaucracy or on otherwise, you risk falling into verbalisms or formalisms or “flee” into the intellectualisations more useful to legitimize particular roles or interests than solve the clinic and practical problems. This is the why the author of this work believes that a “nomothetic” diagnosis following the identification of one or more of the criteria having weights determining or qualifying, compared to others, the main characteristics of a nuisance or an inconvenience or a personality disorder and allows you to identify the applicable law to one or most individuals (functional at an explanatory model) is more useful than a “polithetic” diagnosis based on a number-threshold of criteria to be met with statistical methods and giving equal significance or weight to the symptoms. In fact these can have different weights and meanings, not to be equally qualified and be functional to a descriptive model of diagnosis; not to a functional one.

The following proposed revision of the concept of personality disorders comes from the trying for help to identify those factors or those states having a mainly constitutional origins, for diversify among them and from those having a mainly environmental origins or rather co-origins, functional to an aetiological diagnosis, as well as the behavioural styles.

The history of the studies of personality has always evolved from the “psychology of the traits” (as, for example, that of G. Allport) to that of the “states” (as, for example, that of R. R. Holt) (2). Recently even systemic psychologists who historically based their theories and practice on models, other than the individual “internal”, have begun to see the importance of the basic personality or traits of it in determining human relationships. Between these studious, for example, even Mara Selvini Palazzoli(www.scuolamaraselvini.it/web/index.php?option=com_content&task= vieu&wid=678Itemid=110).

In support of the thesis about constitutional factors generating or co-generating personality disorders is: (A) some individuals, even when are in absence of environmental “stressors”, feel a rising internal tension leading them to seek or create inter-personal conditions for “free” their own instinctive impulses and download the psychophysical tension related to them. For example, the “Violent hyperemotionals”, after a possible initial period of good relationships with other people, instinctively or voluntarily, often in a subtle way, tend to attack trough provocations until the other people react. They create so the “excuse” to be able to counter-react, liberate their aggressive pulses continuously self-regenerating and download the related inner tension. The “Hyperanxious” tend continuously to lead the discussions about what worry them, for liberate their anxiety and download the related their tension, to seek protections or assurances or to share the anxiety with other people for auto-calming. Conflicts arise later, when other people get tired of this. They accompany these behavioral manifestations in various neurophysiological disorders typical of fears. Probably they unintentionally base their individual and specie survival mainly on the defense strategy of perpetual alarm which in turn is due to the hyperactivity of limbic structures. In the efficient CC. NN. SS. the neurosensory system keeps tracks from the outside and send them automatically to the cortex that processes them according to previous experiences and learning. If it sees them as dangers the limbic system activates physiological and emotional (fear) processes for implement attack or escape behaviors. This system has enabled our ancestors to be alert to the dangers and survive and us to exist today. In the CC. NN. SS. of “Hyperanxious” the limbic system or part of it is constantly active, except brief periods of calm, and continuously activate the physiological processes related to fears and influence in alarmist ways even the perceptions of the cortex which  usually tends to implement escape and avoidance behaviors of the perceived dangers even though it rationally can recognize the absurdity! The “Opponents-Provocateurs” tend to seek the real motives or to set the discussion so they can argue, criticize or challenge with the people having powers or assets; resist or disobey passively to their roles or proposals; disqualify or desecrate them or stir up the people against, in order to replace them or, at least, disengaging themselves from any subjection and duty and to do their personal advantage. The other people, sooner or later, react if do not take the feelings of inferiority or guilt and if don’t abandon in their favour. They create so conflicts most often in terms of ideas and sometimes on physical plane. In so doing, they are next to further criticism towards them, don’t miss any opportunity to further attacks, for psychologically annihilate them definitively, to expropriate their assets or power in the relation or disengaging themselves from any obligation or duty and may meet freely their whims. The “Profiteers” are trying “preys”: people in need of luck, health, affection, solidarity, electoral backing, etc. On surface they show themselves “friends”, “able to help”, “selfless”, “competent”, flattery them or speak bad of their rivals or promise what those wish and they can identify with great skill. In the fact they acting solely for the purpose of win their hearts, to reap the benefits and meet the own wishes. The interpersonal conflicts can arise later with the people who will discover to be defrauded or deceived.  The “Hiper.dependents” perform to others their “state of abandon and need”, to attract their attention, groped to obtain their “cares” and meet their needs of child dependency. The C.N.S. of the mostly of them is likely characterized by a structure whose stage of neurological maturation is comparable to the children development of normal (well balanced) CC. NN. SS. of human and animal individuals. The childhood is a phase of maturation of almost all living beings, especially those belonging to the upper steps of the Phylogenetic Scale and base the individual and specie survival on the dependence from individuals, usually adults, perceived as capable of providing protection.

Only by spending long time with these individuals, for example, in a prison or in a re-education institution or in others communities, not in the psychiatric service, you may notice these steps from the interpersonal quiet relationships to that conflicting.

(B) Another support for the possible influences of constitutional factors on some personality disorders you can found in the individuals prone to feeling guilty, because of the reproaches of adults, part. of the parents, and prone to inhibit their pulses voluntarily, in way and to the extent they can, only as long as children. From the adolescence onwards they are prone to delegate to other people the blame and responsibility of their social conflicts and, as adults, you can find reasonableness in them only in conditions of emotional calm. In the situations of excitement of Central Nervous System (C.N.S.), due to “eu-” or “di-stress”, the instinctive tendencies are prevalent in them. This contradicts the classic causal psychoanalytic explanations of the “psychopathy” as due to a shortage of “Super-Ego”, because, if they corresponded to reality, it should happen the opposed: the children “psychopaths” should be less inhibited and the adults be more!

(C) Another strength support to the thesis here argued, about the influence of factors having constitutional origins in some personality disorders, is arising from the “Unbalanced” feel, their thoughts, feelings and actions in a natural, self-harmonic and legitimate way unlike the Neurotic and like the Psychotic and the Delayed. Consequently, they feel the impediments and restrictions or obligations having environmental origins as “unfair restrictions or obligations on their rights or freedom” or “wrong” or “violence” or “claims” or “oppressions” or “neglect” on the part of people towards them, not fully aware of their natural tendencies and responsibilities. That is the why they feel themselves entitled or even reinforced to continue feel, think and act on their own way, to not adapt themselves to the demands of moral or social rules and roles at the basis of the social restrictions or obligations and to continue be driven by their inner impulses pushing towards the satisfaction of the underlying needs or to be motivated by them.

(D)Yet. The typical behavioural tendencies of “constitutional unbalanced personalities” become more evident when, face to environmental stressors, their ability to inhibit voluntarily (by cortex) the instinctive impulses decrease like others. The “Unbalanced” try, usually and initially, to restrain them, according to the roles of co-existence expected in the civil sociocultural environment. But their inner tension increases, abruptly or gradually, until they think about: “Now stop. It come what may, I do/say what I want/think!”. In fact, a moment before they come to think so, the action has already started, automatically and impulsively, and their psyche (the cortex), in preparation or subsequent justifications of the actions against the sociocultural norms, usually, develops rationalisations.

(E) The psychiatrists long time have noticed the characteristics of “psychopaths” tend to dampen after middle age. To the opposite the psychic disorders caused by pathological factors usually over time worsen. Probably it’s due to the biological changes (for example, in the production of hormones or in neurological conditions) simultaneous with the decline, typical in that age, of instinctive pulses.

(F) When the hyperdeveloped pulses are stimulated by environmental external (situational or cultural) or internal (needs) factors, usually, after any initial attempts at voluntary and rational self-control on the part of “Unbalanced”, finally the pulses invades the psychic sphere (emotions and thoughts) until to prevail on the attempting to inhibition it by the cortex (the influence of cortical activity by the emotions and instincts is most evident in the oneiric activity), corrupt and subservient also it and its resulting activities to the instinctual purposes. If the cortex initially works in a rational and voluntary way, later it begins to operate, abruptly or gradually, in a less volunteers and rational way, influenced by those features. Only when any external or internal stimuli begin will less it will turn gradually regain voluntary and rational control of the feelings, thoughts and behaviours. H. Flavigny (in De la notion de psychopathie, Rev. Neuropsychiatr. Infant., 1977, 25, 1, pp. 19-75) has noted that the “psychopaths” are more in a state of need than desire and their needs are pressing and necessitate to be satisfied immediately. This implies a more intolerance of the frustration related to those needs.

The hyperdevelopment, as well as the effects listed above, it has other consequences. These include: (G) a greater sensitivity and impatience and spontaneous responsiveness to factors stimulating or frustrating the interested features; (H) a higher or more frequent spontaneous tendency to satisfy needs related to hyperdeveloped biological functions of survival resulting in a more frequent and intense condition of dissatisfaction compared to other; (I) a more great or frequent tendency to satisfy such needs in a selfish (selfishness), manipulative (manipulation) or illegal (illegality) way; (L) the tendency to exceed in behaviours related to hyperdeveloped biological function of survival and, on the contrary, to lack in those related to “hypo-“; (M) the strength of the “hyper-“ biological function of survival “blinds” or reduces the strength of the sense of respect and duties towards other people, of their rights and expectations towards them (egocentrism) until (N) does not realize other people can not long endure their behaviour and, sooner or later, they will react; (O) the tendency to develop feelings of being neglected or mistreated or persecuted by other people, part. by those with whom they live, face to the obstacles that life has, more or less, for all and the believe that the blame is the other people (moving out of the “locus” of control). These feelings, thoughts and behaviours create a more vicious circles of reactions and counter-reactions by other people and contribute to further conflict with them or law. (P) The weakness or strength of pulses, as above described, tend to influence the feelings, thinking, actions and reactions to external and internal stimuli until to auto-impose on the volunteer and rational self-control and to contribute to forming the personality and the sense of identity. In the twenties P. Guillaume noted the instincts contribute to forming the personality and human sense of identity and extended the idea of “instinct of preservation”, in directly way related to the functions of survival, to the “instinct of social statement”, linked them in indirect way. A sort of self-respect which, if it’s diverted or accentuated, results in selfishness or in a perversion. You can observe it part. in those societies where there is a weakness of legal or moral rules. In the personality disorders due to poor-educational or sub-cultural factors are the deviant roles learned to forming the sense of the personality and identity, right and duty. The author of tihs work pointed out only even the cultures are developing according to the survival of the people making their own in place.

Those are the why in March 08 2005 the United Sections of Italian Court of Cassation has ruled the “personality disorders” or “psychopaths” can be specific and autonomous causes of exclusion or reduction of capacity of willing and understanding, therefore of attribution, under Articles. 88 and 89 of the Penal Code. This is true if and insofar as there is a connection between committed offences or crimes and personality of offenders, which must be characterized by decreased ability of self-control and emotional and behavioural discernment of negative values of moral, social or legal behaviour view of the meanings and the resulting punishments social. Although they aren’t “diseases” (psychic disorders), these disorders are, also in a transitional way and “latu sensu”, “mental illness” affecting on the ability to understand and to willing in whole or in part.

Most of those who break the rules and go in prison are sentenced because of they having violated laws against violent behaviour. In such cases it is easy for you to associate those “compelling impulses”, that the “unbalanced personalities” feel arising from inside, with biological functions of survival aggressiveness (think, i. e., on the fight, injury, robbery, threats, extortion, murder crimes) or hunger (theft, burglary and several other utilitarian crimes) or sex (rape, murder of passion) or domain (elimination of natural enemies in the fight mafia to control the territories; fraudulent removal of competitors, to control the economic or the financial markets; the elimination or defamatory or libellous smear of colleagues working in the competition, to gain more customers or attract the best jobs or work assignments or simply to be more clever; the elimination of opponents in competitive sports by bribery of referees or opponents, to win championships; etc.). Of course it does not means that all criminals have “unbalanced personalities” nor that all “unbalanced personalities” become criminals, but that some of them like “Exploiters”, “Opponents-Provocateurs”, “Narcissistics” and “Violents” are more prone than others to become ones. The first and the last are probably mostly of individuals who have genetically inherited from their parents and ancestors a C.N.S. structure of those animals that base on the predation their instinctive strategy of individual and, indirectly, of their specie survival. The C.N.S. of “Opponents-Provocateurs” instead is likely cheracterized by a structure whose stage of neurological maturation is comparable to the adolescent development of normal (well balanced) CC. NN. SS. and tends to produce behaviors comparable to those of young animals that instinctvely tend to undetermine the elderly rulers in order to ensure the pack and, indirectly, the specie survival by changing the old individuals with younger and stronger individuals.

We all have automatic biological functions regulated by the nervous-endocrine system such as more or less developed affecting our feelings, thoughts and behaviours and with whom our reason has to deal by the cortex. In 1965 was demonstrated through the Rorschach Test the influence exerted by the needs even on the perceptions (Riccobono Terrana L. and Di Fiore E. – Controls experimental influences around the needs of the perceptual phenomenon – Proceedings of the XV Congress of Italian Psychologists, Turin, 1965).

Here we talk about the hyperdeveloped biological functions of survival with a lower threshold of stimulation more easily go beyond the voluntary and rational control and about those hypo- with a higher threshold less likely can be stimulated voluntary, both creating imbalances in the personality development and consequent social maladjustment

Of course, the potential development of unbalanced personality is genetically inherited. But also the potential “normal” development can be distort part. by “unbalanced” parents that inhibit or stimulate in excess the biological functions of survival of their children. “Mutatis mutandis” in the same way can be corrected the potential unbalanced development. That is, if the potential development is genetically inherited its implementation can be facilitated or impeded by the environmental factors.

Also, according to other authors such as, for example, A. T. Beck and A. Freeman (“Cognitive therapy of personality disorders”, published in Italy by Skinner in 1993), it’s possible to make distinctive profiles of these disorders on the basis of typical behavioural, emotional and cognitive traits hyper- compared to others hypodeveloped. Here the concepts “hyper-” and “hypo-” are used with different meanings. For example, the “Dependents” play a little business for themselves, surely, according to the social roles expected at least in Western Culture and the two Authors consider them “hypodeveloped”. Instead the author of this work consider them “hyperdeveloped”, because of the predominance in them of instinctive survival strategy dependence on other people (in  psychoanalytic terminology: “nourishers”) who actively they seek to identify in their environment and invest in that role. Moreover, the two Authors about said have attributed a great importance to the aetiological cognitive patterns and ways of developing information. In fact the cognitive patterns and ways of thinking influence the behaviour and even some bodily functions. Part. the human brain has the capacity to create new nerve and it’s the basis of the effects of certain forms of learning, psychotherapy, rehabilitation of psychiatric rehabilitation and neurological too. But the cognitive patterns and ways of thinking are influenced even by biological, organic or constitutional, factors; particularly these neuroendocrinological.

The personality disorders can be caused even by other factors, for example, sub-cultural or poor-educational. The two latter are due, of course, to learned roles and diversifying than “constitutionals” and “organic” because the above characteristic: (A) in calm situations they don’t mount automatically inner tension; (C) their self-harmony is depending on whether or not their natural tendencies are well corresponding to the socio-cultural roles learned; (D) they don’t grope inhibit their pulses, but rather that they voluntarily grope to give them a force to adapt their behaviour to the expected social deviants roles;  (E) on the middle-age there’s no damping of the personality characteristics, but there’s an accentuation of the adaptation to the environmental roles; (F) there are voluntary and conscious gropes to adequate the behaviour with the deviant roles learned rather than gropes rationally to inhibit the strength of the instinctive tendency; (G) the responsiveness to environmental frustrations is not automatic, but mediated by the reflection arising from the learned roles; (I, L, M, N and O) so even the satisfaction of the biological functions of survival, the sense of the own duty, of the rights and of the expectations of other people and the selfish behavior.

All the constitutional factors realize them part. via nervous pulses and hormones put into circulation. Usually they are found similar among family members or in whole genealogical branches. Even because this reason the author suggests a genetic inheritance primary as well as a secondary psychological.

The hyper- or hypodeveloped biological functions of survival reminiscent some aspects of the depressive or manic disorders in mood. But the latter usually cover all or many of vital functions; the first cover only one or a few related to the biological functions of survival hyper- or hypodeveloped.

In the personality disorders “hyper-“ the tendencies to feel, think and act recall instinctive strategies of survival typical of different breeds of animals: subduing or dominance, attack or flight, social life or autonomy, etc. Therefore the author, in an ethological perspective, assumes one or few biological functions of survival, integrated in a defective or excessive development of instinctive strategies of survival, can be inherited from ancestors and we can observe the stemming characteristic external unbalanced personality development. The instinctive strategies of survival of animals are directed part. to physical survival; those of humans adult civilized part. to the social statement as a form of indirect survival.

Even those with organic origins cause imbalances in the formation of personality and are due to the loss of ability to auto-inhibit the impulses voluntary and rationally, for example, because of injuries to the frontal lobes or atherosclerosis or dementia.

Both “organic” and “constitutional” make more rigid the phenotypic development and less effective the psychotherapies and the psychotropic drugs can only in part modify the capacity to auto-control, through the reasoning or the modification of expression of genotype. Those due to sub-cultural or poor-educational factors are however more changeable by reasoning and part. in various social or/and cultural environment. The author of this work points out, for example, none of the detainees on whom he reported monitoring to the court for adults or minors, so willing to grant benefits alternative to prison, transgressed the received deliveries. He selected only those who had dealings with their no deviant relatives or with prison guards or with ideal values or in dystonia (because feelings of guilt, altruism, affections, acceptance of part. roles in jail or because the adherence to moral values) with their past antisocial conduct, because of they were convicted and he analyzed along with help of observation and projective tests. Certainly he don’t selected them only because they stated that “they was repented” or have a “good intention for the future” or denied or diminished their past responsibilities if this, for example, was in dystonia with an antisocial temperament like the opponent or aggressive or provocative or narcissist!

The human biological functions of survival, such as the animals, are functional, primarily, to the survival of the individual, secondly, to the group which he belongs (for example, family, friends, political, economic or otherwise faction) and, finally, to the human species. The great variety of personalities, including the “unbalanced”, in fact is functional to survival of the human specie, because it is more likely at least a part of individuals adapt themselves to continually changing environmental conditions of life, survive and with them the specie. The retention by survivors of genotypes different from phenotypes gives the opportunity to put on the world children with phenotypic characteristics different from each other and to extend further the possibility of survival of the species face to new possible environmental changes. By extension of the concept, could be said that the variety of living species on Earth is functional to the continuation of the life.

The approach given here to attempt to diversify and to explain the aetiology of some personality disorders as “constitutionals” refers to a model of a more concrete (biopsychogenetics) and less abstract (sociopsychogenetics) Man. The author of this work does not shares the American behaviourist and European sociologist explanations of all the personality disorders, widespread particularly in sixties and seventies. He shares with A. Lowen (Leader of Bioenergetic School) the idea of a “continuum” between body and psyche in which the former can have the primacy in some cases almost; not the exclusive, according to the idea of Sir F. Galton and C. Darwin expressed at the end of nineteenth century. He shares with the Freudian psychoanalysis the idea on animal features, those instinctual (“Es”) present in the Humans, plays an important role in determining feelings, thoughts and behaviours and in forming the personality and a great work is required at the rational features Ego e Super-Ego (i. e., approximately the cortex) in trying to master them. He shares part. the idea of Psychologists of the Ego on the lack of rational control of the instincts and affections is on the basis of personality disorders. He not shares the psychoanalytic aetiology of “oral”, “anal”, “phallic”, “schizoid” and “masochistic” characters; rather, that of Henry Ey, leader of French “Organdynamic Psychiatry”. According to him, the “psychopaths” are individuals who, because of their unusual characteristics of personality, because of individual features accentuated at the expense of others, their rigidity, etc. are hardly adaptable to human relationships and social issues and are prepared to their mental disorders: hysteria, paranoia, schizoid, mania, obsessive-compulsive, etc.

The author of this work suggests that the biogenetic hyper- or hypodeveloped factors co-organize the personality together with the normal- and the environmental issues. His concept is similar to that psychoanalytic according to genetic factors trigger individual psychologies and consolidate through the live, rather than with that according to the attempts to resolve conflicts arising from experiences of life, secondary to the profit that have, it crystallize in psychic structures and characterize the personality through the life in ways rigidly stable and socially inappropriate and also to account for any symptoms.

In 1912 G. Dupré (01-03-1817/10-01-1882) tried to overcome this concept and spoke of “potential imbalance in the constitutional”. He brought attention to the balance and the harmony should have a “normal” and lacks to the “psychopaths”. Among the 8 types of “constitutional psychopathic” he suggested there is the “imbalance of the instincts” (“conservation”, “generation” and “socialization”). With him the concept of “imbalance” led to those of no-amendability and inevitability. In the reality it’s a predisposition rather than a predestination. In fact, compared to animals, the humans have more ability to learning and inhibition, to control and guidance their instincts. The idea has also evoked the “disorder” of personality compared to an average socio-cultural model. Here the latter term is reserved for the “Schizothimics”. We talk here about organizations having particular characteristics of personality or “fingerprints” dysfunctional to the optimal sociocultural integration and harmonious satisfaction of instinctive survival needs. Not always it resulting in “chaos” in personality or mental disorder. The same concept of “temperament” which they refer derives from the Latin “temperamentum”  (according to Pliny, “harmonious combination of parts”). Translated into the language concerning this topic, it is attributable to one or more tendencies predominates in a personality and forming it; probably, according to a predominant instnctive strategy of survival. From this point of view, also masochists, pederasts, sadists and others deviants could be considered “unbalanced personality”.

The “normal-” or “balanced-development” of biological functions of survival, generally, promotes the adaptation and survival; the hyper- and hypo-, both of the “hardware” and “software”, in one or more biological functions of survival, hamper it, because of the related behavioural pulses, emotions and thoughts are less rationally controlled or stimulated voluntarily (by the cortex), less editable and manageable even through teaching or psychological methods, because rely part. on the cortex activity which inevitably is even conditioned or subjected to the instinctual purposes. Even the psychopharmacology methods aren’t very useful until there is no mental disorder or disease to be treated. Unless, it occurs an imbalance lead to a mental disorder such as f. ex. an “anxious” going into a G.A.D. or a “paranoid” going into a delusions of persecution. All “hyper-“ and “hypo-” biological function of survival generally hinder the full survival, because of the difficulties to coordinate thoughts, emotions and pulses, willingly and rationally and because of the general psychological immaturity of “Unbalanced” due also to their imbalanced development.

The instincts shares the human beings to animals part. to these belonging to higher steps of Phylogenetic Scale. The methods of treating them are diverse, because human beings learn more from experience. But even between the animals of the same species there are differences in behaviour. For example, certain Caribbean herons, watching for fish to come to the surface to eat bread crumb falls in water, have learned to obtain others and to use them as bait to attract fishes to the surface instead how do other herons wait they emerge spontaneously and eating. This means are no two animals exactly the same as are no two individuals as are no two “unbalanced personalities”. Even the “unbalanced personalities” are unrepeatable and unique and diversifying between themselves, depending on the manner and extent to which biological functions of survival characterize them, on the others biological functions of survival which they are aggregated and on the influence exerted by environmental factors. But they diversifying less than the “normal-developed”, because of the most decisive influence of hyper- or hypodevelopment of some biological funcions of survival and (Q) because of the related spontaneous behavioral tendencies to act (“acting out”) or lack of acting, which cause problems of environmental fitting, because of a lower or higher threshold of stimulation or tolerance of frustration of related needs. In the “unbalanced personalities” due to environmental factors, however, the action is mediated more by learning (cortex). (R) In the “organic” and “constitutional” there are also problems of dysyncrony, dyspraxia and dysagnos due to constitutional or organic factors; perhaps, to the instinctive impulses tendency that influence the assessments of situations prevailing on or anticipating the voluntary decisions. (S) Because of all these features, it follows instability of relationships, sex and employment and (T) of the mood, (U) interpersonal conflicts on adjusting to the sociocultural norms and (V) suffering for them and for the other individuals involved in the relations due to difficulties to subduing the impulses to the civil sociocultural rules and roles. (W) In the biological functions of survival “hypo-“, compared to the sociocultural expectations, there’s a greater nervous-physiological, emotional, cognitive and behavioral stability arising from a higher threshold for stimulation. (X) Both the “hyper-“ and “hypo-“ involve problems of social fitting and efficiency in the societies more civilized, due to the greater resistance offered by the b. ff. s. to environmental factors, compared to the “normal-“. (Y) The “hyper-“ are generally typical of unreliable individuals from which it is to be expected mainly illegal, selfish, manipulator or self-centred behaviors.

Problems of dyspraxia, dysyncrony and dysagnos eventually present in the “environmental” (R) are due to other organic factors, while the eventually stability/instability of mood and relations, the conflict and suffering/satisfaction relations with people (S, T, U, V, W, X) can be due to several other factors (f. ex., sociocultural influences, mental disorders, etc.). (Y) The conduct of “environmental” is expected on the basis of deviant rules and roles learned unlike the “constitutional” and “organic”.

This constitutionalist design of the explicative hypothesis of some “personality disorders” almost can not like the people, because of their illusion that all they do is the result of their willingness and, perhaps, even some psychologists, because of their “mindset” according to all behaviors are attributed only to psychic factors. The combination of human beings to animals can be blamed by well-meaning broadsheets, some idealists and the moralists, because of ideological reasons (“It’s offensive!”). Certainly, it not will like the religious and those philosophers to whom this proposed vision of Man will appear pessimistic and even those who recognize them-selves in the descriptions! But the human nature has also unpleasant aspects. The instincts are active in us and our reason must come to terms with them!

The research about the genome have concluded between humans and animals have similar genetic diversity minimal: only 1,6%. The previous cytological research has found the human body is varied from 200 types of cells about which you found very similar in other mammals and even in birds and snakes and almost all contain the same genetic information. Between humans and animals, part. those belonging to higher steps of Phylogenetic Scale, there are several quantitative differences (i.e., intelligence, physical force or sensitivity) rather than qualitative.

 
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At this point the author add to the discussion of the topic a proper understanding of the written requests a partial revision of the concepts of “personality” or “character disorders” or “psychopaths” or “psychopathic deviations” and “neurosis”, usually exposed in the psychological and psychiatric literature. In this work the areas investigated are the observable behaviors (part. the interpersonal relations), the emotions (as responses to internal states or environmental stimuli) and the thoughts (knowledge). The levels of description are, first, the observable behaviour, second, the psychological inferences, and, third, an aetiological hypothesis. The descriptors are among those used usually in clinical psychology. The explanatory are elaborations of the original. The approach to the problem is, primarily, analytical and, secondly, theoretical. The vision is complex. In psychiatric literature the criteria having the part predominant in diversifying, identifying and describing personality disorders include the difficulties in the interpersonal relations, considered basically dysfunctional to social inclusion. You could say that individuals with personality disorders have difficult in respond positively to the expected social roles and rules (according to some social North-American theories) or, to cite the philosopher John Searle, to accept the roles that the community delivers. These criteria are important, because it’s not possible to consider a behavior or a personality abstractly from the context in which it is observed. Even the study on the temperament isn’t proper if it isn’t done in a context. But these criteria alone aren’t sufficient to identify the “unbalanced personalities”, diversify inter them and from the mental disorders and understand them, because as we have mentioned before, it do not distinguish the aetiology (organic, constitutional or environmental) and do not indicate the sub-sequent approach.

Even according to the D.S.M. IV TR the personality disorders are traits unsuitable because the rigidity, characterizing them and cause of subjective discomfort and significant impairment of social functioning on work or both. The traits are significantly deviant from expected social roles (i. e., the standard statistics) and deviation occurs in the following areas: control of impulses, cognitive ability, affectivity, relations with other people and need for gratification. The deviation is stable, persistent from early adulthood or adolescence and is pervasive; i. e., occurs in a wide range of situations, not in specific situations “triggers” or in response to particular stimuli.

O. S. B. argue instead a conception of personality disorders as “stable patterns of emotion thought, motivation and behaviour activated in particular circumstances” (p. 25) and think on personality disorders as “exaggerations of personality styles not pathological, arising from a predisposing temperament associated with stressful circumstances unsuitable to the environment” (p. 19). Their concept is dynamic (as characterized by the interaction between internal and external factors) and flexible (as characterized by processes activated in specific circumstances). Even the author of this work, as already written before, knows if all goes as, when, where and with whom the “unbalanced personalities” wish (absence of internal or external “stressors”) they usually don’t enter in tension or conflict with other people. Therefore the “constitutional hyperdeveloped” auto-generate inner tension and seek or create spontaneously environmental conditions for it “downloading” even in the absence of external “stressors”. Except in most serious cases and in cases in which the biological function of survival hypodeveloped is the affectivity it should be added even the “unbalance personalities” would like have good relations with people, part. at the stages when they can reflect calmly. But the contextual difficulties of “Hyperdeveloped” to tolerate the frustrations of their needs and to self-manage their impulses and the difficulties of “Hypo-” to support the sociocultural standards expected from them, make this very difficult. In order to not suffer and to establish good social relationships, the events should take place always when, where, how and with whom they want! That, of course, is very unlikely.

In the other hands, the hyperdeveloped functions can facilitate the fitting in specific environments. You can think on the financiers, bankers or managers with an obsessive personality who devote most of their time and psychophysical energy to do accounts, track data, allocate resources, monitor performance, plan the production of profits and that can give the best of themselves in the workplace, but thay are inadequate to the emotional relationships. It’s likely they have instinctive hyperdeveloped impulses of survival. The normal b. tt. to accumulate, order and control the environment can be based on the instinctive strategy of survival of optimizing the resources. It can be adaptive and functional for survival even in non-working environment if is not excessive, because it allows to track the management of the own resources and to maximize their use for not “lacking” in cases of need. Even many animals control their territory to the fundamental purpose of optimizing the resources available to them, reorder it according to their needs for survival or aside resources to use in periods of lean. Proverbial are bees and ants. Even beavers and other animals are prone to put in order their territory and accumulate possession functionally to survival. For example the squirrel pick mushrooms and dry them between branch to keep. Even in the human being it could be a biological function of survival!

Many other individuals have “imbalances of personality” enabling them to use and channel the relate behavioral tendencies in socially acceptable activities (sublimation) functional to the fitting and they are successful in specific areas. Think on the “Histrionic”, in the entertainment world, or on the “Narcissist”, in the fashion world: if they don’t have other skills can have difficulties in other activities.

We could say with the past President of Italian Republic in 1980 Sandro Pertini: “All men of character have a bad character!”. His phrase sums up the energy that the “unbalced personalities” bring into the activities to which are instinctively predisposed and the personal difficulties they often have outside it.

Even the tendencie to group life characterize the “normal” human beings, particularly the “Hypersociable”. We can say: “Man is a social animal”. This is certainly a behavioral function of survival, because the group life increases the possibilities of survival. It’s more evident that this could be another biological function of survival, if you consider it’s common across to most animals, except a few. The same applies to the conduct intended to deceive or a charm in various measures and ways in all human beings, particularly in the “Histrionics”, in order to attract attention and be socially accepted and loved. Likely, it is finalized to survive also if you consider it’s related to biological tendencies to performing the personality according to those of other people. This is an instinctive strategy of survival common to many breeds of animals, although usually its purpose is only the sexual coupling or submission to the leader of the pack. In the human beings it’s transformed in purposes of social integration indirectly functional to the survival. Similar considerations can be done to narcissism existing in various ways and measures in every human beings. It keeps the spirits high and his injury leads to frustration and subjective reactions. The author doesn’t knows which animals have this developed instinct. He believes it could be connected to a biological funcion of survival, because a good image of itself carries a high tone and mood and it motivates to continue to engage in the struggle for survival.

Referring and to more than the Darwinian concept of “survival of the fittest”, Alexander Thomas and Stella Chess (in Development and temperament, New York, Brunner-Mazel,1977) proposed the concept of “goodness of fit”. According to them, the success or failure of fitting doesn’t depends so much on the skills or on characteristics of individual to interact with the environment rather on as required by the characteristics of ecosystem interweaving with those of the individual phenotype. Because of this, according to them and to the author of this work, the approach to the human behaviour must be centred on the individual-in-context.

This psychological study was published briefly at the 11th European Congress of Psychologists (ECP 2009) which was held in Oslo, Norway, in July 2009, and entirely in Italy.

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NOTES

1) Tink on the wonderful lands of South Italy; the beautiful landscapes and supra-Saharan climate; in strategic position for trade and tourism in Mediterranean Sea; rich in  history, archaeology and art; habited by people accustomed to sacrifices and hard work; but with high indices of ignorance, inefficiency of public services, crime, social disorganization, poverty, filth, stray animals, etc. etc.

Along with some centres of excellence in Health, research, trade or tourism and some of prominent individuality in literature, politic, entertainment and science, there is a large situation of backwardness and deprivation which can be summarized in the survey done in 2008 by the Journal “Il Sole 24 Ore” on the quality of life in Italy: 26 seats of the last 35 of the ranking of 103 Italian provinces was occupied by southern.

This one happens because of various reasons. The main ones are probably the following.

A) Factions of organizations mafia (‘Mafia’, in Sicily; ‘Sacra Corona United’, in Puglia; ‘Ndrangheta’, in Calabria; ‘Camorra’, in Campania, etc.), in the violent struggle between them, for money, and political (parties) in electoral competition, for power, are often in a wicked synergy. Political power and crime are everywhere in the world. There they have an aim to make a system and pose them as an alternative to the Italian State (I. S.) and its law, through many various collusion between mafia and some politicians, public administrators, people and private entrepreneurs who plunder the public properties with the complicity of local inspectors very corrupt accomplices instead of monitoring seriously the public works. Because of this the Minster has made capturing more mafia and confiscate more property them, in the first year of his activity, was R. Maroni of the “North League”.

B) Many corrupt commissioners of competitions, servants of politicians and/or mafia, select the candidates for placement in public services in illegal wais, not based on their professional skills or on honesty, but on their loyalty to the factions and their bosses who want them in those places for exchange of electoral votes or other favours (the most refined criminals of the P. A. called them “dedicated competitions”), with the consequent obvious widespread inefficiency of public services.

C) A large proportion of the population justifies with the “need for a job” his support for politicians, although there is a widespread belief in the failure of most of them, so even for the mafia. The blackmail employment leads many to accept not secured exploited activities of work, to thank for the job and for what expected by right or skill and to continue follow the ancient sociocultural criteria of landowners that lead to conceive a servile submissions to employers-owners (old subject-culture). But only a part of these attitudes may be attributed to the endemic low levels of employment in the region. In fact, for about 60 years, the I. S. has done for the South a welfare political through the creation of a lot of secure and warranted public jobs that many employees has used to their own purposes or faction (fake documents in public, boycotts, peculation, “shirking”, corruption, concussion, undue appropriations), not in a spirit of service at people, even if they are free from blackmail employments. F. ex. after the “cure of Minster Renato Brunetta” of absenteeism because of false illness in the P. A., the Department of Italian Civil Service has detected a decrease of 43.9% (false sick) in the South: f. ex., 76.1%, at the Zoo of Palermo; 87,3%, in the municipality of Canicattini (Syracuse); 82%, in A.U. S.L. of Caltanissetta and, 90.5%, in the town of Casal of Prince (Campania) where it was shot “Gomorra”, the famous film! Even many northern entrepreneurs have created industries and jobs in the South, but has leaved the area after mafia extortion, threats and murders!

D) For about 60 years the I.S. has also funded several projects for economic and cultural development, which were funded part. by most productive Northern Regions. It was a very opportunity for the South and a reward-duty for peoples who, despite the poverty, first, helped the Italy to defend its northern borders in the trenches of the First World War; second, supported the economy of many Western countries where they has emigrated abroad; third, most recently supported the “Italian economic boom” of the sixties, part. with unskilled workers. But, because of wilfully or incapacity, most of the politicians and public administrators have largely squandered or poorly used such opportunities. F. ex., you may think on the many waste in Health, on the many “interminable” public works as much roads and hospitals, on the funds of U. E. reverted back because of not having known the use, on the “relatives-town” in many southern University and Regions, on the roads-sieve whenever it rains more than usual and in spit of it rain very less than in North Italy, on the no-reconstruction of Belice (Sicily) after the earthquake of 1968 (sic!) compared with the reconstruction of Friuli in two years only, etc. In spite of this the majority of people during the first 60 years of Italian Republic voted for the same politicians, faithful to the popular saying: “Migliu lu tintu canusciutu ca lu bunu a veniri” (“What is known even if bad is better than the unknown to experiment!”).

Mafia and most politicians and public administrators has developed skills to speculate about the funding of I. S. and U. E. to their particular or client purposes, not to plan a general and lasting cultural, social and economic development of the South. They set a bad example and even most people have developed skills to live by gimmicks.

E) Some ideate or exhibit the exploitation of public jobs and funding and even the disrespect for the laws of I. S. because of “they are coming from a foreign power” and “therefore they are unlawful”. After the Greeks, Romans, Byzantines and Arabs made the South the “cradle of European civilization” their hostility is stemming from the one towards the foreign powers occupied in antiquities those lands to the main purpose exploit them, except a few exceptions such as f. ex. Frederick II of Swabia, until the politicians of the twentieth century who mal ruled.

F) All this is associated with the historical culture of small traders or artisans or land-owners of many southern people leading them to plan individualistic activities with a limited visual, not associative, cooperative or entrepreneurship, essential to success in the modern society and economy.

G) Many complain about the situation but don’t do their duty. Some accuse the politicians. But in a low voice because of fear of being heard and to suffer retaliation. Few accuse the mafia. But don’t talk to anyone because of fear or even suffer the harassment. In a apparent incoherent way many people will turn to politicians or mafia for protection or complain about the lack of order and justice it seems they wont only for others, keeping for themselves the freedom of action! Many people complain but few rebel. Some are able to organize protest marches or to destroy a neighbourhood because of a arbitrage unfavourable to the football team of the heart but not against the public corruption and inefficiency nor are turning to the judges. Indeed, they strive to obtain what they want (part., jobs and funding) not by law or merit but by secret protections of some mafia or politicians. In fact, after the first Burlusconi government made not penal the offense of false accounting and since then in Italy have greatly increased the offenses of fraud committed by politicians an public administrators, the people on the streets and bars of South Italy loudly shouting against politicians ‘corrupts’, ‘thieves’, ‘profiteers’, who ‘should go to jail’! But despait, for example, the Major of Salerno City Vincenzo De Luca, Leoluca Orlando of Palermo and Luigi De Magistris of Naples, the Presidente of Puglia Region Niki Vendola and of Sicily Rosario Crocetta, ruled exactly as people said (making public services more efficient, halving the salaries of parliamentarians and decraising the number of themselves and their offices), the last politic election in 2013, in the secrecy of the ballot boxes where no one saw them, the majority of people continued to vote for parties of power, including thoose linked to criminals, with the obvious intention of exchanging their votes with favors against the collettive interests and even against the interests of their friends! Even the magistrate Antonio Ingroia who founded his entire politic campaign against mafia and corruption and should have been elected in a plebiscite has not been elected at all! The new Party of Mario Monti, the technician who ruled Italy with rigor and attention to the general accounts of the Italian State rather than to individual and family needs and human resources of many citizen who, in consequence, have worsened their social situations, despite the appreciations he got from other European Governments, won only 10% of the votes of Italians. ‘Most of the words of the violent is afraid the silence of honest’, said Martin Luther King. Of course, since the politicians in power had not been able to trade favors with votes as before governments, a part of the people consisting mainly of youngs has understood that and, seeing no hope, he began to give his votes of protest to a social and political movement revolutionary than the traditional Italian political system of parties: the ‘Five Stars’ of Beppe Grillo. It happened something similar to young people have led the recent ‘Arab Spring’, for the communication tools like social networks, and to young people of the 60s and 70s in the Western World, for the type of dispute!

H) Once, in the South, the respect for the people was substantial even for the weakest; now it’s predominantly exterior or consists of a fearful reverence to powerful and almost all are trying to get others to their purposes!

In summary, many southern rather than use the funding and the jobs made available to them for community, learn “how” create on site long-lasting productive, educational and social structures capable of self producing welfare, richness and social development, developed a little sense of citizenship and a lacking culture of public responsibility, preferred make smarts and life by annuity so maintaining high the self-esteem and conceiving itself as “the best” (the semi-gods, according to Tomasi of Lampedusa on his “The tiger-cat”), unaware of their cultural limits and of their personal responsibilities.

The majority is fitted or resigned to an illegal system of social relations and personal interests or factions now, mediated mainly by mafia or politicians. The awareness that to everyone can derive immediate personal benefits from this deviant system and that everyone can suffers more damage from the same acting of other people is widespread. But the cares of the common interests and the need to be governed by the common laws, not by the egoism, whims or interests of single citizens or factions is poor. Something similar happens to the many minors who drive motorcycles bold without helmets and to many adults who drive cars without using seat belts: stupidly they don’t realize do so at their own detriment. They don’t realize the law tends to respect the general interest; the illegality however meet only the interests of more powerful or violent!

In this situation, a minority of able and honest people, public officials and politicians finds very difficult to operate and is opposed or, some times, laughed at the personal or professional plans. “In order for evil triumphs just good to give up”, said Edmund Burke, since leaving the space for operating to the dishonest!

Therefore, the statistic normality is adapt themselves to these ways of thinking and acting; the functional normality is oppose resilience to it!

2) R.R. Holt – Individuality and generalization in the psychology of personality (1962). Bulletin of Applied Psychology, 1963, 57/58: 3-24; Internet edition, updated to 1998: http://www.publinet.it/ pol/ital/documig6.htm].

3) Henry Ey – Treaty of psychiatry – Milano, Masson, 1971.

This work was published, in summary, in the XI European Congress of Psychology which was held in Oslo (Norway) in 2009 and, in full, in Italy.

Syracuse, (Italy), 01-07-2009 D.r Salvatore Cammarata

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 19 Giugno 2013 10:49)

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