13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Diabolik · Categorie:Menu

DIABOLIK: analisi biopsicosociale di un fumetto.

 

Diabolik e’ il personaggio a fumetti che ebbe un grande successo commerciale in Italia, soprattutto negli Anni ’60.

Si tratta di un personaggio dal corpo atletico e sexy, per le donne che possono apprezzarne le “performances” muscolari, attraverso le storie illustrate, ed immaginarne altre forme a seconda dell’immaginazione e dei desideri personali, attraverso l’aderente costume che indossa. E’ un personaggio spregiudicato nel procurarsi da vivere senza faticare col duro lavoro e fruttuosamente anche derubando od uccidendo vittime innocenti; cioe’, libero dalle inibenti remore morali e socioculturali borghesi. Esso si propone, cosi’, come icona delle aspirazioni di tanti piccolo-borghesi, proletari, sotto-proletari e di tutti coloro che, per qualche ragione, a torto o a ragione, sono o si sentono ingiustamente esclusi dal godimento di tanti beni materiali della societa’ borghese e si sentono legittimati a poterli espropriare anche con la violenza a chi li possiede … almeno in fantasia. Esso la fa sistematicamente franca con l’ ispettore Ginko, personaggio certamente con meno “appeal” per le donne, che rappresenta, invece, le regole sociali e morali da aggirare.

Diabolik e’ anche solitario ed avventuroso, tutto il contrario del piccolo, monotono ed oscuro travet di provincia per nulla interessante quelle donne che coltivano anche minime aspirazioni ad un uomo virile ed eccitante; cioe’, la maggior parte: esso e’ mascherato e misterioso, predatore ed un po’ selvaggio; cioe’, interessante ed impossibile come gli uomini che eccitano tante donne.

Il successo del fumetto si e’ verificato quando, almeno in Italia, per i residui socioculturali derivanti dalla tramontante societa’ contadina, fondata sulla valorizzazione del lavoro nei campi e della forza muscolare tipicamente maschile, i modelli ideologici e comportamentali prevedevano ancora, in gran parte, la sottomissione femminile al marito-padrone e quella giovanile al padre-padrone e prevedevano la massima aspirazione delle donne alla maternita’ ed alla famiglia.Le donne, allora, per lo piu’, per essere considerate “serie”, cioe’, “da marito”, dovevano inibire di fronte alla loro coscienza od, almeno in pubblico, i loro impulsi erotici e le loro ambizioni al potere sociale ed esibire pudicizia (v. “La questione giovanile in Italia”, in questo stesso sito). Quello era un periodo storico in cui i mass media ed il passaparola popolare cominciavano a suggerire, almeno in Italia, modelli di comportamento piu’ disinibiti ed ambiziosi per le donne, per i giovani e per i meno abbienti. Tali modelli erano, dal lato della sinistra politica, razionalizzati dalla rivoluzione culturale di origine studentesca, esplosa alla fine degli Anni ’60 in tutto il Mondo Occidentale, la quale, tra l’altro, sosteneva l’emancipazione femminile dalla subalternita’ maschile e quella giovanile dall’autorita’ paterna, e, dal lato della destra politica, si rivelavano funzionali agli interessi consumistici della emergente nuova societa’ industriale. Il successo del fumetto e’ diminuito negli successivi, quando i costumi sessuali mutarono nel senso di una parziale liberazione degli istinti biologici sessuali e dei comportamenti aggressivi che prima erano considerati socialmente e moralmente riprovevoli sia da parte maschile, segnatamente quelli violenti, che femminile, segnatamente quelli sessuali; cioe’, quando la soddisfazione istintuale avveniva, ormai, di fatto e non necessitava piu’ di soddisfazioni in fantasia o di nascosto da sguardi sociali riprovanti, e neanche aggiramenti della coscienza morale personale, mediante proiezioni di desideri piu’ o meno inconsci su immagini mediatrici come un fumetto.

Successivamente, venne affiancata a Diabolik dalle due autrici del fumetto, le sorelle Angela e Luciana Giussani, la figura di Eva Kant. Un personaggio il cui nome gia’ evoca la biblica Eva peccatrice e che venne descritto come libera, indipendente ed altrettanto spregiudicata di Diabolik, ma anche sensuale (il massimo per una donna di quei tempi … ed anche di questi!) che si e’ liberata fortuitamente e, forse, dolosamente, dal marto (cioe’, dal “giogo”maritale). Dai “reportages”giornalistici sembra che Eva replica, per certi aspetti, le personalita’ di una delle due Autrici. Ma, anche ove le due creazioni fossero solo il fruttodella intelligenza imprenditoriale delle loro Autrici, il grande successo popolare che ha avuto il fumetto dimostra che esso soddisfa, in fantasia, bisogni di soddisfazioni sessuali e di maggiore liberta’ da regole di un grandissimo numero di persone.

Per certi aspetti, Diabolik ed Eva Kant possono essere considerati una versione moderna della piu’ famosa favola di Lucio Apuleio, scritta nel 150 d. C. circa (V.Ëros e Psike”, in questo stesso sito) ed e’un modello di profitto o di altro tipo di successo basato sulla soddisfazione in fantasia di bisogni fisici o psichici frustrati di un grandissimo numero di persone (v. “Mass media e Pubblicita'”, in questo stesso sito).

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