20. marzo 2015 · Commenti disabilitati su La crisi economica e la cultura greche: una breve analisi etologica. The English translation is after the Italian. · Categorie:Menu

Le notizie che ormai da anni giungono dalla Grecia dicono di una nazione economicamente in ginocchio ed in piena crisi sociale che non riesce a riprendersi e le immagini televisive che giungono da là raccontano la povertà ed il grave degrado della gente; specie, a chi come lo scrivente conosce quel Paese dove è stato e dal 1972 vi ha tutt’ora cari amici. Ma, in nome della verità e nell’interesse proprio dei “fratelli” Greci, questo autore vuole fare un’analisi della complessa situazione diversa dalle solite.

Da molto tempo i Greci imprecano contro i Paesi del Nord Europa; in particolare, contro la Germania, che considerano responsabili del loro disastro economico e sociale, “perché – dicono – predicano il rigore della finanza pubblica, anziché l’elasticità”!
“Dimenticano”; anzi, rimuovono dalla loro coscienza, 1) che all’epoca dell’ingresso della Grecia nella Unione Europea, tanto caldeggiato da loro stessi, i Patti prevedevano giusto il rigore economico che debbono praticare i buoni stati così come le buone famiglie; 2) che loro hanno firmato quei Patti senza essere stati costretti a farlo e, soprattutto, 3) che pur di entrare nella “rigorosa Famiglia dell’Euro” ed usufruire dei contributi finanziari che quei Patti prevedevano, loro hanno addirittura falsificato i loro bilanci statali; e 4) che, già in passato, erano andati in bancarotta: per esempi, già nel IV sec. a. C. ben 13 Città greche che avevano preso in prestito del denaro dal Tempio di Delos non lo restituirono ed alla fine dell’’800, lo Stato Greco aveva usufruito di prestiti da parte dei Paesi Occidentali, per costruire la rete ferroviaria nazionale e non li restituì. Quindi, la loro storia si ripete da secoli indipendentemente dall’UE e dalla Germania!
“Dimenticano” pure che 5) la loro più recente crisi economia risale a prima che sono entrati nella Comunità Europea, nonostante le grandi ricchezze paesaggistiche, climatiche, artistiche, archeologiche, storiche, filosofiche e letterarie del loro bellissimo Paese; che 6) ciò è colpa delle ruberie perpetrate dai loro stessi governanti ai danni del popolo; 7) che è colpa dello stesso popolo che li sosteneva e 8) che è colpa della grande corruttela e litigiosità che hanno continuato ad essere diffuse tra gli stessi Greci anche dopo l’abbattimento dei Colonnelli. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente a danno di tutti loro, poiché i soldi che guadagnano col turismo e con le attività marinaresche e commerciali sono rubati o male utilizzati da loro stessi! Altri Paesi, pur avendo meno ricchezze di loro, giusto come quelli del Nord Europa, sono meglio organizzati e più produttivi, impiegano meglio i soldi che guadagnano, curano meglio i loro interessi pubblici e stanno meglio di loro economicamente e socialmente!

Nel 2015 hanno minacciato il fallimento, per ottenere la ristrutturazione del loro debito; cioé, per ottenere di restituire solo una parte di quanto gli altri Stati hanno prestato loro. Di fronte al rifiuto di questi ultimi, hanno chiesto altri soldi in prestito, dopo averne avuti tanti. Sanno bene e, forse, lo avevano premeditato al tempo in cui firmarono i suddetti Patti, che, essendo ora le banche europee piene di loro Titoli di Stato, se loro fallissero, gli altri Stati e cittadini europei perderemmo i soldi che abbiamo prestato loro e, quindi, tentano di continuare ad avere soldi in prestito all’infinito. Cioè, usano la loro crisi come strumento di ricatto e di potere sugli altri Stati, nel tentativo di essere mantenuti a vita continuando a vivere come hanno fatto nei tempi recenti!

Purtroppo, per loro, gli altri Paesi hanno cominciato a capire le loro astute manovre e rifiutano di dare gli ulteriori aiuti da loro richiesti. Come ha detto Angela Merkel: “Non si può curare l’etilista in crisi di astinenza dandogli altro alcool”! Di fronte a tale rifiuto, di fronte al rischio di fallimento delle loro manovre ingannevoli e presi dal panico di affondare, qualcuno di loro, agli inizi del 2015, aveva addirittura prospettato vaghe possibili alleanze coi terroristi dell’I.S.I.S. Qualche altro, dopo 70 anni, aveva rivangato anacronistici e sopravvalutati pagamenti di danni di guerra dalla Germania coi quali avrebbero potuto tirare a campare ancora per qualche anno, “dimenticando” che proprio la Grecia precedentemente aveva negato alla Germania di avere alleggerito l’enorme peso dei debiti che aveva da pagare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il Ministro delle Finanze Varoufakis di allora aveva minacciosamente profetizzato pure che il sistema capitalistico europeo è destinato a fallire se l’Europa non accentua lo sviluppo economico più che il rigore. Probabilmente, lui aveva ragione sul sistema capitalistico che, fondamentalmente, mette l’accento sui consumi materiali di molti e sul profitto economico-finanziario di pochi, a danno dell’ambiente naturale e morale, e, quindi, in ultima analisi, della socialità e della collettività e rischia, prima o poi di implodere. Peccato che anche lui “dimentica” che i Greci, quando hanno chiesto di far parte della Comunità Europea, sapevano già quale era il tipo di sistema economico-finanziario nel quale chiedevano di entrare a far parte! Quindi, se hanno chiesto e deciso di entrarvi, avevano i loro calcolati motivi: quelli anzidetti! Evidentemente, il rigore non piace a molti Greci, così come ad altri Paesi del Sud Europa, perché, di fatto, fa più comodo tentare di continuare a vivere con le furberie, sfruttando il lavoro e l’efficienza degli altri; anziché, dandosi da fare, per migliorare loro stessi!

Probabilmente, certi dirigenti greci con le suddette accuse al Sistema hanno cercato astutamente di creare proprio un fronte di Paesi, pure in difficoltà socio-economiche, a causa di inefficienze simili alle loro, tutti appartenenti al Sud Europa, ivi compresa l’Italia, contro il rigore predicato dai Paesi del Nord; cioè, contro le regole e le leggi prestabilite o, comunque, a favore di regole e di leggi più flessibili tra le quali i Paesi del Sud si muovono più agevolmente nel continuare a vivere nei loro tipici modi più o meno inefficienti.

Fino ad alcuni decenni fa, indubbiamente, si viveva meglio in Grecia. Chi scrive ricorda tanti negozi aperti, la gente che amabilmente passeggiava o faceva la siesta in estate fuori delle case, ristoranti e balere pieni di turisti e di Greci… Erano i tempi in cui, nonostante la litigiosità, le ruberie e la corruzione, quello che si guadagnava in Grecia era sufficiente a far vivere la maggior parte della gente in modi dignitosi. Erano i tempi in cui non era ancora pienamente in atto la globalizzazione dell’economia e soprattutto non c’era ancora stata l’invasione commerciale cinese e quella tecnologica dei Paesi del Nord del Mondo. Questi fenomeni hanno richiesto a tutti i Paesi del Mondo di essere più competitivi; cioè, meglio organizzati dal punto di vista commerciale ed industriale, più coordinati a livello nazionale e più capaci di utilizzare al meglio le risorse economiche e culturali di ognuno. A ciò i Greci non erano preparati. Essendo da sempre vissuti in un’area geografica e climatica molto favorevole alla sopravvivenza, che non ha richiesto, fino a qualche decennio fa, appunto, di sviluppare migliori abilità tecnologiche ed imprenditoriali, è stato per loro sufficiente lo sfruttamento delle suddette loro numerosissime risorse naturali. Secondo questo autore, le vere cause esterne delle loro difficoltà sono state proprio la globalizzazione, la Cina ed il superiore livello tecnologico ed organizzativo dei Paesi del Nord del Mondo, non la Germania ed i Paesi del Nord Europa che li hanno voluti “soffocare”! Ma loro danno la colpa a questi ultimi, secondo il parere di chi scrive, come scotoma percettivo, per non guardare angosciosamente le colpe dentro loro stessi! Si tratta di uno scarico all’esterno delle responsabilità tipico della specie umana meno evoluta funzionale alla sopravvivenza: tale meccanismo consente di tenere alta l’autostima e di continuare a lottare per la sopravvivenza coi metodi che ognuno conosce, nonostante la perseverazione negli errori!

Sempre secondo chi scrive, c’è di più. Grazie alle favorevoli condizioni di sopravvivenza offerti dal clima, dalle terre e dai mari delle loro zone, da secoli i Greci non si sono dovuti dedicare ad innalzare il loro livello tecnologico, a migliorare le loro capacità d’impresa industriale e ad organizzarsi meglio socialmente come Nazione, per difendersi meglio dalle intemperie e sopravvivere. Per tale motivo, hanno sviluppato piuttosto abilità individuali o familiari o di piccolo gruppo di interesse o di fazione politica od ideologica; hanno sviluppato l’arte dialettica e la furbizia come strategia per imporsi ad altri individui o gruppi (strategia di sopravvivenza) e si sono potuti dedicare alla filosofia, alle arti, alle lettere ed alla vita amena.
Un esempio millenario della loro carenza culturale di coesione come popolo sono note le guerre fratricide tra le Città Greche che, già prima della nascita di Cristo, non riuscivano a coalizzarsi stabilmente ed a far germogliare un senso dello Stato comune: l’Antica Atene contro Corinto contro Sparta contro Tebe, etc. Un altro esempio millenario del ricorso alla furbizia ed all’inganno, piuttosto che all’organizzazione, sta nel fatto che, già nel 700 a. C., quando gruppi di Greci cominciarono a sbarcare nel Sud Italia, conquistarono molte terre non con eserciti ben organizzati e dopo grandi battaglie militari contro gli indigeni, ma con contratti truffaldini a danno di questi ultimi. Successivamente, tali gruppi, anziché organizzarsi e coalizzarsi come unica nazione, per espandersi meglio in tutta Italia od Europa, come seppero fare poi i Romani (guidati da ben altri valori morali, almeno nei primi secoli di espansione), si organizzarono in Colonie che entrarono in lotte reciproche: Syracos contro Akragas contro Katana contro Gelas contro Zante contro le altre Colonie minori. Allora come oggi Greci erano disuniti, disorganizzati ed armati l’uno contro l’altro. Allora come oggi, erano pronti a coalizzarsi solo quando individuavano un comune nemico da battere. Per esempio, tra il 490 ed il 480 a. C. circa, la Lega Peloponnesiaca composta da tante antiche rivali Città Greche ivi comprese Sparta ed Atene, con a capo Temistocle, si unirono contro i comuni nemici Persiani, a parte i continui tradimenti e lotte all’interno della stessa Lega! Anche nel 2014-2015 d. C., le antiche rivali politiche Destra e Sinistra Greche, con a capo Tsipras, si sono coalizzate contro il “comune nemico”: la Germania. Peccato che, poi, fallito l’intento truffaldino, sono tornate a scontrarsi tra di loro. Più di 20 secoli fa come oggi i Greci si sono dichiarati pronti a tradire gli ex-alleati ed a schierarsi con quello che si prospettava come un comune nemico: l’ISIS. Per esempio, nel 269 a. C. Syracos si alleò con Cartagine contro l’Antica Roma; nel 263 a. C. tradì Cartagine e si schierò con Roma durante la Prima Guerra Punica e nel 218 a. C. si schierò nuovamente con Cartagine contro Roma durante la Seconda Guerra Punica fino a che nel 212 a. C. Roma non pose definitivamente fine ai continui voltagabbana di Syracos sconfiggendola direttamente. Nel 2015 d. C. come allora, qualcuno ha minacciato oscure possibili alleanze con gli jihadisti islamici – i nemici giurati di tutto l’Occidente – contro l’Europa di cui fanno parte geograficamente ed economicamente! Le stesse tattiche militari offensive e difensive degli Antichi Greci erano basate più che sull’organizzazione e l’efficienza dei loro reparti su trucchi e trucchetti ai quali ricorrevano per sconfiggere i nemici o difendersi da loro ed idealizzavano l’eroismo individuale. In modo simile, Tsipras è apparso agli osservatori politici di 20 secoli dopo come un abile giocatore d’azzardo che cerca di fregare i soldi agli altri barando!

Loro vanno fieri di ciò oggi come allora: si vantano di riuscire (o di essere riusciti finora) a vivere bene così, senza doversi affannare troppo a studiare o lavorare! In modo simile pensano e vivono ancora oggi tanti popoli del Sud Italia, eredi culturali delle ex Colonie Greche, nonostante economicamente e socialmente sono messi pure molto male.
Da un punto di vista etologico, il sentirsi furbi è auto-esaltante, perché fa pensare di avere l’arma segreta dell’inganno utile a sconfiggere gli altri; ciò alza l’autostima e dà energie psichiche utili alla lotta per la sopravvivenza. Si tratta di una strategia utile, perché consente di ottenere ciò che si vuole col minimo sforzo. Ma solo occasionalmente, perché, quando è usata sistematicamente anche nei rapporti intra-nazionali, cioè quando i membri di uno stesso popolo cercano di fregarsi a vicenda, è come se i vogatori di una barca remassero ognuno nella direzione che fa più comodo a lui, le energie di ognuno non vengono utilizzate nella stessa direzione (interesse comune) e la barca finisce con l’affondare se si trova nel maremoto. Peccato anche che, se tale strategia viene capita a livello internazionale, chi bara viene scoperto e perde ogni chance di vincere! Insomma, non hanno sviluppato un pensiero collettivo né conseguenti interessi costruttivi comuni ed ora ne pagano le conseguenze, ma, per mantenere ugualmente alta l’autostima, attribuiscono ad altri le colpe dei loro guai!

Tale loro cultura ha risentito di quella araba tipicamente caratterizzata dal ricorso alla falsità, all’inganno ed al tradimento reciproco ed, ancor di più, contro coloro che vengono percepiti o presentati dome “infedeli” come metodi di sopravvivenza. Infatti, anche i popoli arabi sono divisi tra loro ed incapaci di organizzarsi come unica Nazione. Si pensi che per circa 400 la Grecia ha fatto parte dell’Impero Ottomano. Si è trattato di una vasta area del Nord Africa, Medio Oriente e Sud dei Balcani molto favorevole alla sopravvivenza, dove si sono sviluppate antiche civiltà le quali tutte, allora, risultarono certamente più evolute di altre più primitive di altre zone del Nord Europa e dell’Europa Orientale, ma che, proprio perché vivevano in climi favorevoli alla sopravvivenza, non sono andate molto oltre nello sviluppo sociale e tecnologico e, nei secoli, sono state superate da tali punti di vista da quelle del Nord che hanno dovuto adattarsi ed organizzarsi per sopravvivere in climi più avversi.

Tali modi di pensare e di vivere erano stati inconsapevolmente persino proiettati dai Greci già molti secoli fa nei loro racconti fantastici. Nella mitologia Ulisse era la massima espressione di tali modi di vivere e di pensare, almeno per gli uomini: egli, furbescamente, riusciva a sopravvivere contro avversità di ogni tipo ivi compresi gli dei (simbolizzazione mitologica delle autorità e delle regole). Per le donne, era la Maga Circe a simbolizzare l’ideale capacità ingannevole di indurre gli uomini al proprio volere con la magia (la seduzione erotica), più che con la probità, la cura della casa e la dedizione alla famiglia che erano simbolizzate dalla dea Estia (la meno importante e conosciuta tra i Greci; appunto, per la sua fedeltà e la dedizione alle regole ed alla famiglia che erano, invece, valorizzati nell’Antica Roma). Significativi sono pure i miti di Dioniso che, insieme ai Satiri ed alle Menadi, praticava una vita sregolata, edonistica, libera, aliena da vincoli e sacrifici come quella che vorrebbero continuare a praticare anche i Greci di oggi.
I Greci così come i loro eredi culturali del Sud Italia non si rendono conto che, le principali vittime del loro modo di pensare e di agire, sono loro stessi. Greci e Meridionali si crogiolano all’idea di essere stati in passato fonti di civiltà e, anche grazie anche a ciò, mantengono alta la loro autostima. Quello è sicuramente vero. Ma oggi i tempi sono cambiati. Generalmente, le fonti della civiltà, almeno di quella civile e non di quella umana della quale loro rimangono i principali possessori, sono altrove. Cioè, il collante sociale nei Paesi del Nord Europa è l’organizzazione civile; nei Paesi del Sud, sono i valori ed i rapporti umani (la famiglia, l’amicizia, etc.). I Paesi del Nord dovrebbero apprendere i valori della famiglia e delle relazioni umane. Quelli del Sud, anziché continuare a gratificarsi di antiche glorie, dovrebbero auto-esaminarsi (auto-analizzarsi) e prendere insegnamento da quelli oggi meglio organizzati e di più efficienti e persino dalla loro stessa mitologia. Prometeo voleva da Zeus il fuoco che egli trasportava nel suo carro (la saggezza, la conoscenza), per portarlo agli uomini sulla Terra. Zeus, saggiamente, glie lo negava, perché, altrimenti, sulla Terra ci sarebbe stato uno sconvolgimento (“I carri ed i buoi non avrebbero più lavorato”). Cioè, le persone si sarebbero demotivate e non si sarebbero più impegnate nella vita come prima. E’ qualcosa di simile a ciò che spesso accade in psicoanalisi quando un paziente prende consapevolezza delle motivazioni inconsce di alcune sue attività ipercompensative o sublimative nevrotiche ed esse svaniscono in lui con la conseguenza di non essere più motivato a praticare quelle attività. Allora, Prometeo cercò di fare bruciare il carro di Zeus, per far cader almeno una fiammella (una parte della sua saggezza e delle verità che egli teneva sul carro), impossessarsene e portarla agli uomini (quindi, ricorrendo anche lui ad un inganno contro il Padre degli Dei così come i Greci di oggi contro le regole e le leggi). Ma Zeus lo scoprì (come oggi stanno facendo i Paesi del Nord Europa con ‘attuale Grecia) e, per punire lui e tutti gli uomini, nascose quella fiammella dentro il loro cuore (proiezione mitologica della concezione dell’inconscio da parte degli antichi Greci), di modo che, continuando loro a cercare la causa dei loro mali all’esterno di sé (nel caso dei Greci, nei Paesi del Nord Europa, e nel caso delle Genti del Sud Italia, nei Settentrionali), non l’avrebbero mai trovata, poiché, in realtà, essa è dentro di loro! In cambio, sarebbero scaturiti a loro molti mali (proiezione della concezione controproducente ed autolesiva dei comportamenti irrazionali). Sono i mali che scaturiranno ai Greci ed ai loro eredi culturali del Sud Italia se non cambieranno i loro modi di pensare e di agire!

The Economic Crisis and the Greek Culture: a brief Ethological Analysis. The English translation is after the Italian.

March 20, 2015 · The economic crisis and Greek culture: a brief psycho-cultural and historical analysis. The English translation is after the Italian.

The news that for years has come from Greece say of a Nation on the knees and in a social crisis that can’t recover and the television images that come from there tell about the poor and the serious degradation of the people; especially to those who, as the writer, knows that country where he has been and from 1972 he still has dear friends. But, in the name of the truth and in the interest of the Greek “brothers”, this author wants to make an analysis of the complex situation different from the usual.

For a long time the Greeks have pledged against the countries of Northern Europe; in particular, against Germany, who are responsible for their economic and social disaster, because they say “they preach the rigor of public finance, rather than elasticity”!
“They forget”, really, they remove from their conscience, 1) that at the time of Greece’s entry into the European Union, so encouraged by them, the Pact provided for the just economic rigor that the good states should do as well as the good families; 2) that they signed those Agreements without being compelled to do so and, above all, 3) that for enter the “rigorous Family of the Euro” and for benefit of the financial contributions that those Agreements provided, they falsified their state budgets ; and 4) who had already gone bankrupt in the past: for example, already in the 4th century. b. C. 13 Greek cities that had borrowed money from the Temple of Delos did not return it and at the end of 1800, the Greek state had been using loans from some Western Countries to build the national railway network and he don’t returned it. So, their story is repeated for centuries regardless of the EU and Germany!
They also forget that 5) their most recent economic crisis dates back before they entered the European Community despite the great landscapes, climatic, artistic, archaeological, historical, philosophical and literary riches of their beautiful country; that 6) this is the fault of the rubble that their own rulers perpetrated against the people; 7) which is the fault of the same people who supported them; and 8) which is the blame for the great controversy and litigiousness that continued to spread among the Greeks themselves even after the Colonels’ System collapsed. All that is inevitably affecting all of them, since the money they earn from tourism and sea and commercial activities is stolen or misused by themselves! Other countries, though having less reachness than them just like the Northern Europe Countries, are better organized and productive, they use better the money than them and are earning, they better care about their public interests and are better off economically and socially than them!

In 2015 the Greeks threatened bankruptcy, to get their debts restructured; that is, to get only part of what the other states have lent to them. Facing the rejection of the latter, they asked for more money on loan after having had so many. They know well and perhaps they had been premeditated at the time when they signed the aforementioned Agreements, which, now being the European banks full of their State Securities, if they failed, other European states and citizens would lose their money and, therefore, they try to continue to borrow money indefinitely. That is, they use their crisis as a tool of blackmail and power over other states, in an attempt to be kept alive and continue to live as they did recently!

Unfortunately, for them, other countries have begun to understand their clever maneuvers and refuse to give the additional help that they demanded. As said Angela Merkel: “You can not treat the alcoholist in abstinence crisis by giving him more alcohol!” Faced with this refusal, in the face of the risk of failing their deceptive and panicked maneuvers, some of them, at the beginning of 2015, had even put forward vague possible alliances with the terrorists of ISIS. Some others, after 70 years, had reckoned anachronistic and over-estimated war damage payments from Germany with which they could have run for another few years, “forgetting” that Greece had previously denied Germany to have lightened the huge weight of the debts she had to pay after the Second World War. Finance Minister Varoufakis at the time had threatened to prophesy also that the European capitalist system is going to fail if Europe does not accentuate economic development more than rigor. Probably, he was right about the capitalist system that, basically, puts the emphasis on the material consumption of many and on the economic and financial profit of a few, to the detriment of the natural and moral environment, and ultimately of the sociality community and is likely sooner later it will implode. It is a shame that he also “forgets” that the Greeks, when they asked to be part of the European Community, already knew what kind of economic and financial system they were asking to join! So if they asked and decided to go in, they had their calculated reasons: the ones above! Evidently the past punishments does not appeal to many Greeks, as to other Southern European Countries, because it is more appropriate for them to try to continue to live with shivers by exploiting the work and efficiency of others instead of giving up to improve themselves!

Perhaps some Greek executives with the above-mentioned allegations to the System have tried to create a front of socio-economic difficulties due to inefficiencies similar to them, all belonging to Southern Europe, including Italy, against The Rigor Predicated by the North; that is, against predictive rules and laws, or in any case in favor of more flexible rules and laws, among which the countries of the South move more easily in continuing to live in their typical more or less inefficient ways.

Until some decades ago, undoubtedly, you lived better in Greece. The writer remembers so many open shops, people who loved to walk or make summer siesta out of the houses, restaurants and dance halls filled with tourists and Greeks. It was the times when, despite litigation, rubbish and corruption, what you gained in Greece was enough to make most people live in dignitous ways. These were the times when the globalization of the economy was not yet fully realized and, above all, the Chinese trade and the technological invasions of the North of the World were still not there. These phenomena have required all countries in the World to be more competitive; that is, better organized from the commercial and industrial viewpoint, more coordinated at the national level and more capable of making the most of the economic and cultural resources of everyone. To that the Greeks were not prepared. Having always lived in a very favorable geographical and climatic climate for survival, which did not required, until a few decades ago, to develop better technological and entrepreneurial skills, it was enough for them to exploit their very numerous natural resources . According to this author, the real external causes of their difficulties were precisely the globalization, China and the highest technological and organizational level in the countries of the North of the World, not Germany and the North European Countries that wanted to “suffocate” them! But they blame the latter, according to the opinion of this writer, as perceptive scotomas, so as not to look angrily in the sins within themselves! This is a discharge outside the responsibility of the less evolved human species functional to survival: this mechanism allows you to maintain high the self-esteem and continue to struggle for survival with the methods that everyone knows, despite persevering in mistakes!

Always according to the writer, there is more. Thanks to the favorable conditions of survival offered by the climate, the lands and the seas of their areas, for centuries the Greeks have not had to devote themselves to raising their technological level, improving their industrial enterprise skills and organizing better socially as Nation, to better defend against the weather and to survive. They instead developed individual or familial abilities or a small group of interest or political or ideological faction; they have developed dialectic art and cunning as a strategy for embodying other individuals or groups and have been devoted themselves to philosophy, arts, letters, and amenity.

A millennial example of their cultural shortage of cohesion as a people is known as the fratricidal wars among the Ancient Greek Cities which, even before the birth of Christ, could not stabilize and sprout a sense of the common state: the Ancient Athens against Corinth against Sparta against Tebe, etc. Another millenary example of the use of cunning and cunning, rather than organization, is that in the 700 b. C. when groups of Greeks began to land in southern Italy, they conquered many lands, not with well-organized armies, and after great military battles against the indigenous people, but with fraudulent contracts to the detriment of the latter. Subsequently, these groups, instead of organizing and coalescing as an only nation, to expand better throughout Italy or Europe, as the Romans did (guided by many other ideal values at least in the first centuries of expansion), were organized in colonies that entered in mutual struggles: the Ancient Syracos against Akragas against Katana against Gelas against Zante against other minor colonies. Then as today Greeks were disunited, disorganized and armed against one another. Then as today they were ready to coalesce only when they identified a common enemy to be beaten. For example, between 490 and 480 b. C. the Peloponnese League composed of many ancient rivals Greek Cities, including Sparta and Athens, with at the head Temistocles, united against the common Persian enemies, apart from the constant betrayal and struggles within the League itself! Also in 2014-2015 d. C., the old right and left Greeks, with leader Tsipras, coalitioned against the “common perceived enemy”: Germany. Too bad that, after failed the fraudulent intent, they came back to confront each other. More than 20 centuries ago, as today, the Greeks have declared themselves ready to betray the former allies and to deploy with what is being described as a common enemy: the ISIS. For example, in 269 b. C. Syracos allied with Carthage against the Ancient Rome; In 263 b. C. traded Carthage and settled with Rome during the First Punic War and in 218 b. C. Syracos re-deployed with Carthage against Rome during the Second Punic War until 212 b. C. when Roma did not permanently end the wretched Syracos defeat by defeating him directly. In 2015 a. C., as then, someone threatened with possible dark alliances with Islamic Jihadists – the sworn enemies of the whole West – against Europe of which they are geographically and economically involved! The same offensive and defensive military tactics of the Ancient Greeks were based more than on the organization and efficiency of their departments on the tricks and tricks that they used to defeat or defend themselves from their enemies and more on idealize the individual heroism than the collective. Similarly, Tsipras appeared in 2015 a. C. to political observers for 20 centuries later as a skilled player who try to frustrate the money to other players!

They are proud of it, today as then: they boast of (or have broasted until so far) to live well, without having to worry too much about studying or working! Similarly live many people in Southern Italy, cultural heirs of the Ancient Greek Colonies, despite the fact that they are economically and socially in bad conditions.

From an ethological viewpoint, feeling themselves smart and wise it’s self-exciting, because it gives the sense to have the secret weapon of deception useful to defeat others. This raises the self-esteem and gives psychic energies useful to the struggle for survival. This is a useful strategy because it allows you to get what you want with the least effort. But only occasionally, because when it is used systematically even in intra-home relations, that’s when the members of one community try to frustrate each other, it’s like the rowers of a boat who left in different direction useful to each of them, the energies of each one are not used in the common direction (interest) and the boat ends up sinking if it’s in a tsunami. It’s a pity too if that strategy is transposed internationally because who cheats is discovered and loses every chance of winning! This author means that they haven’t developed a common collective thought nor consequential constructive interests and now they are paying the consequences, but, to keep equally high their self-esteem, they give to others the faults of their troubles!

Their culture has been affected by the Arab culture typically characterized by the use of falsity, deception and mutual betrayal, so more against the people perceived or presented as “infidels”. In fact, even the Arab peoples are divided into each other and are inable to organize themselves as the only nation. About 400 years Greece has been part of the Ottoman Empire. It was a vast area of North Africa, the Middle East and the south of the Balkans, which is very favorable to survival and where ancient civilizations developed. All of them then were certainly more evolved than other primitive peoples of Northern and Western Europe. But because they lived in a climate conducive to survival, they did not go much further in social and technological development and over the centuries they have been overtaken by those peoples in the North of the World who have had to adapt and organize themselves to survive in the most adverse climates.

Such thinking and living ways had been unconsciously even projected by the Greeks many centuries ago in their fantastic stories. Ulysses in their mythology was the utmost expression of such living and thinking ways, at least for men: he, furbely, survived all kinds of adversity, including the gods (mythological symbolism of the authorities and the rules). For women, the Maga Circe symbolized the ideal deceptive ability to induce men to their own will with magic potion (erotic seduction) rather than by the probabity, the home care and the dedition to the family that were symbolized by the godness Estia (the least important and known god among the Greeks, precisely because of its fidelity and dedication to the rules and to the family who were, instead, valued in the Ancient Big Rome). Significant are instead the myths of Dionysus who, along with the Satyrs and the Menadians, practiced an unregulated, hedonistic, free life, alienated by constraints and sacrifices such as they would like to continue practicing the Greeks of today.
The Greeks as well as their cultural heirs in Southern Italy don’t realize that the main victims of their thinking and acting ways are themselves. Greeks and Southerners are basing themselves on the idea that they have been in the past sources of civilization and, thanks to this too, keep their self-esteem high. That is surely true. But today the times have changed. Generally, the sources of civilization, at least of the civil, and not of the human, of which they remain the main holders, are elsewhere. That is, the social adhesive in Northern Europe is the civil organization; In the South of the World are the human values and the human relations (family, friendship, etc.). The North Countries should learn these values. The South, instead of continuing to self-gratify about their ancient glories, should self-examine (self-analyze) and take lessons today from those better organized and more efficient of North and even from their own mythology. Prometheus wanted from Zeus the fire that he carried in his chariot (wisdom, knowledge) to bring it to men on Earth. Zeus, wisely, denied him because, otherwise, there would be a disturbance on Earth (“The wagons and oxen would no longer work!”). That’s, people on the Earth would be demotivated and would no longer engage in life as before. It’s something similar to what often happens in psychoanalysis, when a patient takes into account the unconscious motives of some of his hyper-compensative or sublimative neurotic activities and they blow away in him with the consequence of being no longer motivated to practice his previous activities. Then, Prometheus sought to burn Zeus’s chariot, to give at least a flame (part of his wisdom and truths that he held on the chariot), seizing it and bringing it to men (hence, also resorting to a deception against the Father of the Gods as well as the Greeks of today against the rules and the laws). But Zeus discovered it (as today is the Northern European countries with ‘current Greece’) and, to punish him and all men, hid that flame in their heart (mythological projection of the conception of the unconscious by the ancient Greeks), So that by continuing to look for the cause of their evils outside themselves (in the case of the Greeks, in the Countries of North Europe like the peoples of South Italy in the North), they would never have found it because, in reality, it is within them! In return, many problems would come to them (projection of the counter-productive and self-conceiving conception of irrational behavior). It is the evils that will befall the Greeks and their cultural heirs in Southern Italy if they do not change their thinking and acting ways!

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