13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Le invasioni Islamiche · Categorie:Senza categoria

LE INVASIONI ISLAMICHE DELL’OCCIDENTE

Le influenze reciproche tra i Paesi arabi e la cultura islamica, da un  lato, e i Paesi e la cultura occidentali, dall’altro, esistono da secoli, al punto che è impossibile od impreciso parlare di due culture o due mondi nettamente distinti l’uno dall’altro. Si pensi a tanti modi di pensare e di vivere nel passato, in Europa del Sud (soprattutto, in Portogallo, Spagna, Italia del Sud, Romania, Grecia, Macedonia, Bulgaria e Albania, geograficamente più vicini di altri ai Paesi arabi e che, secoli fa, hanno risentito di più dell’influenza della dominazione araba), ed, in parte, ancora oggi, nonostante le massificazioni operate dai mass media. Due esempi: l’organizzazione sociale del Sud Italia, di origini feudali, che è simile all’organizzazione sociale, di origini tribali, di molti paesi arabi, e l’usanza delle donne del Sud Italia che, fino ad alcune decine d’anni fa, dovevano vestire tutte coperte in nero ivi compreso il capo e non frequentare luoghi dove erano presenti anche maschi. Si pensi anche alle influenze sui modi di vivere che l’Occidente ha esercitato ed esercita, soprattutto oggi, su quello arabo (per esempio, in Arabia, Marocco, Egitto, Kuwait e Turchia che si vuole fare entrare, addirittura, nell’U.E.). Anche l’immigrazione nei Paesi occidentali di arabi con cultura islamica e nei Paesi arabi di occidentali con la cultura cristiana, in passato, o con la cultura consumista e neo-edonista, oggi, esiste da molto tempo.

Tali influenze ed immigrazioni causano allarme sociale in tanti musulmani timorosi che gli occidentali portano corruzione morale nei loro paesi ed ha cominciato a causare allarme sociale in tanti europei dopo gli sbarchi di massa nel Sud Europa di clandestini provenienti da vari loro paesi, per sfuggire a condizioni di miseria o di persecuzione politica o religiosa od a situazioni di guerra. Tali preoccupazioni sono aumentate in modi direttamente proporzionali all’aumento di reati, soprattutto utilitaristici e di stupro, commessi da costoro nei nostri paesi. Dopo le due grandi crisi economico-finanziarie del 2000 e 2008, s’è persino posto il problema, soprattutto nel Sud Europa, dei posti di lavoro di manovalanza che loro sottraggono ai lavoratori locali, perché si accontentano di minori diritti e garanzie, di remunerazioni più basse e di condizioni di lavoro peggiori dei nostri. Fino ad allora, specialmente nei periodi di espansione economica, come quelli degli Anni ’80 e ’90, le immigrazioni di operai a bassa qualifica in Occidente sono state addirittura incoraggiate, dietro le spinte e gli interessi pratici e concreti di ambienti della destra economica come quelli di industriali e artigiani, interessati agli aspetti affaristici e poco o niente alle possibili conseguenze sociali di esse, e di ambienti della sinistra culturale e politica, in nome di concettualizzazioni e di ideologizzazioni come l’”integrazione culturale”, il ”multiculturalismo”, la “capacità che deve avere una cultura di dialogare ed integrare in sé altre culture”, la lotta alla xenofobia ed all’intolleranza, etc. In realtà, perché gli operai nostrani aspiravano a condizioni di lavoro sempre migliori ed a salari sempre più alti e loro, gli immigrati, si rivelavano utili all’economia generale sostituendoli nei lavori più umili che nessuno voleva più fare.

In periodi di grave crisi economica, come quello attuale, vengono addirittura incoraggiati dagli occidentali gli investimenti finanziari di arabi poco importa se sono musulmani o no. Importa solo che portano denaro fresco nelle casse di tante aziende nostrane in crisi!

Quando nel settembre del 2001 sono state fatte crollare le Twin Towers ed il terrorismo islamico mostrò il suo odio per il mondo occidentale e le sue potenzialità distruttive, sfuggendo ai criteri di contrapposizione militare e di lotta in campi di battaglia tradizionali, il problema dell’infiltrazione di islamici nel tessuto sociale ed economico occidentale ha assunto caratteri angoscianti, per le popolazioni. Ma gli speculatori hanno continuato a vedervi le possibilità di realizzare maggiori profitti e si sono limitati a chiedere ai governanti le uniche contromisure che li interessavano a difesa della loro pelle e del loro denaro (espulsione, per i clandestini, e galera, per i rei). Gli intellettuali di sinistra, da parte loro, hanno continuato a giustificarla vedendo le “colpe”, dei reati commessi da clandestini, negli stati e nei governi occidentali che “non sanno” o “non vogliono” integrarli e le colpe dell’intensificazione dell’attività del terrorismo islamico, in quegli Stati, come gli U.S.A., di Bush, e la Gran Bretagna, di Blair, ma anche l’Italia, di Berlusconi, che sono andati in Iraq col pretesto di esportarvi la democrazia (dimenticando o non sapendo che gli antichi Romani, grandi conquistatori, non fecero il grave errore di non rispettare gli dei locali ed offrirono, non imposero, la cittadinanza romana solo a chi la accettava!) e di trovare le armi di sterminio di massa di Saddam Hussein (che, in realtà, esistevano solo nella tesi di laurea di uno studente inglese!), ma col reale intento di fare buoni affari economico-finanziari (specie col petrolio che interessava la Famiglia Bush). Gli unici risultati, contestati da sinistra, sono l’avere destabilizzato quel Paese laico, l’avere creato le condizioni perché entrasse là il terrorismo islamico che prima non c’era e l’avere prestato il fianco all’odio musulmano contro i cristiani-occidentali, che risale ai tempi delle invasioni crociate nei loro Paesi!

Naturalmente, gli imam che vivono in Occidente minimizzano o tendono a delimitare l’odio arabo verso i Cristiani e/o gli Occidentali a “frange limitate di pazzi” o di “criminali” o di integralisti ed i governanti dei paesi arabi dove esistono i movimenti e/o gli attentati anti-cristiani e/od anti-occidentali non si schierano apertamente contro di essi e/o non li combattono fattivamente, perché fanno loro l’occhiolino, a scopi di consenso popolare o religioso od elettorale od anche solo per paura. Qualcosa di simile a ciò che accade nelle regioni del Sud Italia a molti governanti nei confronti delle organizzazioni mafiose locali (v. la nota n. 1 di “Personality Disorders in questo stesso sito).

Il problema non è lo scontro militare tra Paesi arabi ed occidentali: su quale fronte si  collocherebbero i Paesi occidentali “mezzi arabi” come quelli del Sud Europa e su quale quelli arabi “filo occidentali”? Non è neanche lo scontro tra le due religioni musulmana e cristiana. In Occidente, quest’ultima è stata in gran parte sostituita col dio-denaro e con pratiche neo-edoniste consumiste e materialiste, anche se, dopo avere peccato, il Dio cristiano viene ancora usato da molti ipocritamente, per cercare di garantirsi la vita eterna in Paradiso con la recita di qualche preghiera, e la Chiesa, per pulirsi la coscienza tramite qualche obolo e/o la confessione, per, poi, tornare a commettere altri peccati! Con quali e quanti Veri Cristiani si dovrebbero scontrare i Musulmani? Da parte loro questi ultimi demonizzano l’Occidente “corrotto e moralmente decadente”, ma, sempre di più, importano da esso tecnologie con le quali si arricchiscono di denaro ed abitudini con le quali vivono all’occidentale, in modi sempre più edonistici e sempre meno spirituali. Oppure, più semplicemente, gl’immigrati accettano il denaro che guadagnano col duro lavoro nell’”Occidente corrotto” e lo inviano alle famiglie rimaste nei loro paesi di origine ed i commercianti ed i finanzieri arabi e musulmani usano i proventi della produzione di petrolio, per i loro “business” come comprare compartecipazioni ed azioni di aziende occidentali. Coerenza vorrebbe che rifiutassero tutto ciò che proviene dal “Satanico Occidente” come fanno molti integralisti e non! Contro quali Veri Islamici si dovrebbero schierare i Cristiani? Il problema, dunque, non è nemmeno economico, visti i suddetti ed altri reciproci interessi in materia.

Il problema è, piuttosto, psicologico, sociale e culturale. Integrare, infatti, non significa che una civiltà può pretendere che un’altra rinneghi la sua storia e la sua cultura ed accetti “in toto” quelle proprie, ma che ognuna si completi prendendo elementi dell’altra o delle altre. Se è così come si possono integrare i modi di pensare e di vivere degli islamici che vengono nei nostri Paesi e non intendono occidentalizzarsi? Cosa della loro cultura e delle loro tradizioni possiamo prendere noi? Come conciliare il fatto che gli stati occidentali sono prevalentemente laico-liberalisti mentre i loro sono per lo più religioso-statalisti? Come conciliare la persecuzione ed, a volte, il massacro di cristiani e la distruzione di chiese cattoliche nei loro paesi con la loro pretesa di avere da noi libertà di culto e la possibilità di costruire moschee che, a volte, sono usate, per fare proselitismo ai terroristi, non solo per pregare? Come conciliare il fatto che molti vengono da noi, per avere un lavoro e migliori condizioni di vita che non hanno nei loro paesi, spesso ricchi di petrolio i proventi della cui produzione vanno quasi tutti agli sceicchi, ed, anziché esserci grati e riconoscenti, ci disprezzano ed alcuni vogliono addirittura farci la Guerra Santa?

Alcuni loro astuti intellettuali, cercando di sfruttare a loro favore principi sociali e culturali di democrazia elaborati nel corso di secoli dai nostri avi e sconosciuti nei loro Paesi, pretendono di avere qui da noi non solo la possibilità di integrarsi, ma di interagire con noi; cioè, di agire alla pari; cioè, di gestire alla pari le nostre strutture sociali e culturali più evolute delle loro; cioè, di occuparle ed impossessarsene senza colpo ferire. Non ci sarebbe nulla di male in ciò se non fosse che nella maggior parte dei loro Paesi gli Occidentali non solo non hanno la possibilità di interagire, ma neanche di integrarsi e nemmeno solo di inserirsi se non provvisoriamente, per motivi di lavoro; cioè, il tempo di impossessarsi anche delle nostre tecnologie più avanzate delle loro! Non potendo “interagire” noi nei loro Paesi e volendo “interagire” loro nei nostri l’intenzione non può che essere l’occupazione dei nostri Paesi e l’impossessamento delle nostre tecnologie. Prima di predicare la parità nei nostri Paesi, dove vengono per bisogno, dovrebbero predicarla e realizzarla nei loro!

Pur di non riconoscere la loro incapacità od inabilità od impossibilità di creare nei loro paesi condizioni di vita migliore per sé e per i loro cari ed ammettere la loro inferiorità in tal senso nei nostri confronti, ricorrono ad orgogliose valutazioni religiose e morali negative di noi, grazie alle quali riguadagnano il senso di superiorità, mantengono alta l’autostima, si sentono in diritto di odiarci o disprezzarci e trovano così le motivazioni per continuare a lottare per sopravvivere! D’altra parte, in molti loro paesi la religione è usata come strumento di controllo sociale (indottrinamento religioso del popolo ed odio spostato sugli occidentali; anziché contro gli sceicchi e gli imam che vivono nel benessere e mantengono i loro popoli in condizioni di miseria) come accadeva da noi fino ad alcuni decenni fa.

Ancora. Come accettare di dare loro lavoro e diritti e di ospitarli mentre la maggior parte fa da retroterra culturale ai terroristi che così trovano connivenze, appoggi e proseliti, in modo simili a ciò che fanno le popolazioni del Sud Italia con le organizzazioni mafiose? Dopo l’attentato del 7 luglio 2005, a Londra, il Daily Telegraph commissionò una inchiesta sugli atteggiamenti dei musulmani inglesi verso il terrorismo ed il 24% dichiarò di avere delle simpatie per le motivazioni dei terroristi; il 46%, di avere comprensione per loro; il 32% ritenne che i musulmani dovrebbero porre fine alla decadenza  morale dell’Occidente ed il 14%, che, se sapesse della preparazione d’un attentato o d’un imam che incita in segreto alla Sharia, non si sentirebbe in dovere di collaborare con la polizia locale! Come accettare che i loro maschi possono sposare le nostre donne, con matrimoni spesso finalizzati solo ad ottenere la cittadinanza in un paese occidentale, e, magari, poi, che le picchiano selvaggiamente se non praticano integralmente la loro religione; ma i nostri maschi non possono nemmeno fidanzarsi con le loro donne se non si convertono all’Islam od, in tal caso, come accettare il rischio che queste ultime vengono picchiate od uccise da loro parenti nei nostri Paesi? Come conciliare le nostre leggi garantiste con le loro usanze del taglione, della clitoridectomia, della decapitazione e della lapidazione? Come accettare il nostro sapere complesso, tecnologico e progressista con il loro condizionato e limitato dalla loro religione come accadeva da noi nel Medio Evo in modo oscurantista ad opera della Chiesa Cattolica? Il problema non può neppure consistere nello stabilire quale delle due culture è superiore all’altra, perché ognuna presenta pregi e difetti delle sue caratteristiche.

E ancora. Come rischiare che, per i profitti degli industriali e dei finanzieri e anche di tanti artigiani e piccoli imprenditori che, spesso, sfruttano la loro manovalanza inserendoli in sistemi produttivi a condizioni incivili ed a bassi costi contribuendo ad alimentare l’odio verso di noi o per i suddetti concetti teorici degli intellettuali di sinistra, ripetiamo l’errore degli antichi Romani che sottovalutarono le infiltrazioni barbariche nel loro Impero, dopo circa mille anni di dominazione del mondo allora conosciuto, giusto dopo che era iniziata la loro decadenza morale, ad opera dell’influenza del mondo greco? Similmente a quanto accade oggi nel mondo occidentale, ad opera dei “mass media” e di vari personaggi pubblici (v. anche “Mass media e Pubblicità”, “Mancati soccorsi”, “La questione giovanile in Italia” in questo stesso sito), ci ritroveremo in casa il “nemico” senza poterlo più fronteggiare? Allora tali infiltrazioni si verificarono tramite i commerci, l’arruolamento nell’esercito romano, le scorrerie nell’Impero e persino tramite l’accoglimento di profughi barbari che fuggivano dalle violenze di altri barbari più feroci, ma che poi si rivoltarono contro gli stessi Romani insieme agli schiavi sfruttati che non vedevano l’ora di farlo (Confucio: “Bisogna studiare il passato se si vuole prevedere il futuro!”). Oggi tali infiltrazioni si verificano tramite attività di manovalanza, commerciali ed anche di alta finanza, oltre che attraverso le infiltrazioni di terroristi. Gli industriali, i finanzieri, i piccoli imprenditori e gli artigiani dovrebbero preoccuparsi anche dei problemi e dei pericoli sociali che tali infiltrazioni comportano; non pensare solo a come aumentare i loro profitti economici e non credere che essi possono essere risolti solo con leggi come la Fini-Bossi! D’altra parte, gl’intellettuali della sinistra culturale e politica dovrebbero spiegare come tradurre in pratica le loro elaborazioni concettuali! Alcuni indicano il modello di integrazione statunitense, ma dimenticano che i terroristi dell’11 settembre vivevano bene integrati in città americane e che lo stesso Bin Laden e la sua Famiglia sono vissuti ed hanno fatto affari in U.S.A. per lungo tempo così come molti altri terroristi vivono e lavorano in Occidente in modi insospettabili! Altri indicano il modello olandese, ma là, dove l’inserimento di islamici a scopo di sfruttamento della manodopera è stato molto numeroso, gli olandesi originari sono arrivati al punto di parlare a voce bassa per le strade, se hanno da muovere critiche agli islamici, per timori di minacce o ritorsioni!

Naturalmente, non tutti gli arabi e non tutti i musulmani si comportano e pensano alla stesso modo: esistono gli estremisti ed i moderati, coloro che restano chiusi nei loro costumi, coloro che vorrebbero aprirsi agli occidentali ma non lo fanno, per paura del giudizio dei conterranei o di ritorsioni dei religiosi, e coloro che si aprono agli occidentali. Sta di fatto che, nel confronto, coloro che compiono reati di stupro o di furto e rischiano la galera o l’espulsione costituiscono il pericolo minore, rispetto a coloro che si inseriscono nel nostro tessuto economico e sociale solo “in surface” e nascondono dentro di sé il disprezzo morale per noi. Si tratta, di solito, di individui ideologicamente formati in tal senso e/o che non hanno le abilità o le capacità o le possibilità di creare apparati sociali ed economici complessi e capaci di dare benessere a tutti nei loro paesi e che, per questo, coltivano sentimenti di inferiorità che tendono a compensare, per difendersi dall’ansia e dalla depressione che deriverebbero loro e che sarebbero controproducenti, per la loro lotta di sopravvivenza, coltivando odio o disprezzo, verso di noi, che fanno derivare da altre, spesso fondate, valutazioni religiose e morali negative dell’Occidente, grazie alle quali conservano alti sentimenti di dignità, autostima e superiorità personale e/o religiosa fortemente auto-motivanti a continuare ad impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza, nonostante le condizioni spesso misere nelle quali vivono o dalle quali derivano.

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