13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Maghi, Magia, Religioni · Categorie:Senza categoria

MAGHI, MAGIA, RELIGIONI

Moltissime persone in tutto il mondo, specialmente nei paesi più arretrati e quelle più ignoranti, ma in qualunque parte del mondo e di tutte le estrazioni sociali e livelli di intelligenza, si rivolgono a maghi, veggenti, fattucchiere, guaritori vari ed anche a preti e santi, per risolvere problemi di salute, affettivi e lavorativi. Tali comportamenti di ricerca di un “protettore” si accentuano di fronte a problemi personali o collettivi angoscianti. Il fenomeno era ancor più accentuato nei tempi antichi quando le conoscenze scientifiche erano minori e, più di oggi, molti fenomeni erano inspiegati scientificamente e venivano attribuiti o richiesti a dei o maghi.

Da un punto di vista psicologico tale fenomeno si spiega, per la maggior parte delle persone, non con deliri od allucinazioni psicotiche, ma col fatto che la sofferenza che si accompagna a qualunque problema amoroso, economico o di salute comporta una regressione inconsapevole, che è tanto più marcata quanto maggiore è la sofferenza, a modi di pensare tipici del periodo infantile quando si pensa che molti fenomeni si spiegano, appunto, magicamente: sol perché qualcosa si desidera o si teme essa può accadere. Contestualmente, si verifica una regressione anche sul piano emotivo, per cui si cerca la dipendenza da qualcuno percepito come capace di risolvere il problema: appunto, un mago, un santo, un politico… Per le popolazioni più arretrate, invece, si tratta di uno scarso sviluppo del pensiero scientifico sociale che comporta una maggiore o minore fissazione allo stadio magico del modo di pensare e di sentire infantile collettivo. Fenomeni simili accentuati si possono osservare anche negli schizofrenici, in coloro che sono portatori di deficit cognitivi ed in coloro che soffrono cronicamente di ansia. Si tratta di un modo di pensare caratterizzato dall’iper-valorizzazione di paure e desideri, piuttosto che della ricerca razionale di rapporti obiettivi tra eventi e del ricorso al pensiero ipotetico-deduttivo (principio di realtà).

La maggiore sofferenza la dà la paura della morte: si tratta di un evento del quale non si ha esperienza personale e che suscita, nella maggior parte delle persone, una intollerabile angoscia. Proprio tale angoscia ha fatto sì che, sin da quando gli esseri umani hanno maturato la consapevolezza di cosa è la morte degli altri, almeno così come la possono vedere dall’esterno, e di essere destinati, a loro volta, a morire, hanno cercato i mezzi che potessero dare la sperata e desiderata vita eterna. In vari fenomeni naturali hanno trovato i segni dell’esistenza di esseri invisibili ed ultrapotenti che li regolano e che regolano anche la vita delle piante, degli animali ed anche degli esseri umani: gli dei. “Primus in orbe deos fecit timor, ardua coelo fulmina cum caderent” (“Per prima al mondo la paura ha creato gli dei, alla vista dei fulmini che cadevano dal cielo”) (Petronio). Da allora, gli esseri umani hanno cominciato a sperare e pensare che, ingraziandosi tali dei, avrebbero potuto garantirsi la protezione da quegli eventi paurosi ed anche la salute, il successo e persino la vita eterna. Così sono sorte le varie religioni che esistono e sono esistite nel Mondo, ognuna delle quali presenta caratteristiche non casuali di adeguamento alle condizioni di vita biologica, ambientale, economica e sociale degli umani. Per esempio, nel Mondo Occidentale di oggi, la Religione Cristiana consente di sperare nella vita eterna e, contemporaneamente (ed ipocritamente), di godere di tutti i piaceri sensuali terreni (in modo funzionale al soddisfacimento degli istinti biologici ed anche al consumismo di beni materiali) anche contro i comandamenti religiosi. In estrema sintesi, si può peccare (godendo materialmente ed egoisticamente) dalla domenica pomeriggio fino al sabato notte; la domenica mattina andare a messa, confessare i propri peccati a qualche prete e poi cancellarli con qualche Ave Maria e Pater Noster (usati piuttosto come frettolose formulette rituali con poca o nessuna contrizione autentica) e, poi, riprendere a godere, materialmente ed egoisticamente (peccando)! La maggior parte dei cristiani occidentali di oggi concepisce la religione in modi personalizzati, funzionali al soddisfacimento dei propri egoismi terreni ed extra-terreni. Cioè, concepisce un Dio secondo il modello socio-economico-culturale dell’ambiente dove vive: una sorta di super-mercato a suo uso e consumo, un Dio “onnipotente ed eterno”, capace di garantire la vita eterna, ed anche “buono”, cioè tendente a perdonare i peccati commessi nel mondo terreno al quale potere persino chiedere dei “favori” per il proprio lavoro, i propri affetti, la propria salute, etc. Così, egli può godere, nell’al-di-qua, ed avere la vita eterna, nell’Al-di-là! Tutto al più, deve aggiungere alle penitenze prescrittegli dal prete qualche obolo, per “pulirsi”, di tanto in tanto, la coscienza ed ottenere maggiori indulgenze. In netto contrasto coi suoi dogmi, la religione cristiana è praticata, oggi, almeno in Occidente, dalla grande maggior parte dei credenti, in modi tali da far sperare nella vita eterna e, nello stesso tempo, consentire il soddisfacimento degli egoismi personali terreni. Esattamente il contrario di quanto predicato e praticato da Papa Francesco.

Mentre viene aggiornato questo breve saggio, al 63° Festival di San Remo i Modà cantano: “Immagina se si potesse non morire…non avremmo il tempo di soffrire”.

Il fenomeno è funzionale alla sopravvivenza, poiché credere nella vita eterna nell’Al-di-là e pensare di potere esercitare a richiesta un’azione favorevole sulle proprie condizioni di vita nell’al-di-qua mantiene alto l’umore e consente di continuare ad impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza. Specialmente la Religione Cristiana così com’è concepita (un Dio onnipotente e buono che garantisce la vita eterna, tollera tutti i peccati ed aiuta anche nella vita terrena) consente di soddisfare tutti gli istinti egoistici: l’immortalità, che elimina l’angoscia della morte, e la possibilità di godere dei beni materiali e sensuali di questo mondo.

Di solito, il ricorso a tali “protettori” non sortisce alcun effetto. Ma quando si tratta di problemi di lavoro che può risolvere un politico od  un suo amico e quando si tratta di problemi di salute che comportano l’azione di fattori causali psichici, soprattutto i cosiddetti disturbi psicosomatici, ma anche quelli somatopsichici, esso può sortire benefici effetti. Nel secondo caso, non per i reali poteri di quei “protettori”, ma per il benefico effetto auto-suggestivo che può derivare dal convincimento che quelle figure possono influire sulle situazioni temute o desiderate. E’ un fenomeno molto simile a quello dell’effetto curativo della fede religiosa (si pensi a certi “miracolosi” viaggi a Lourdes od a Medjugorje) ed all’effetto “placebo” ben studiato in medicina. Quest’ultimo consiste nel fatto che se un ammalato di disturbi psicosomatici o somatopsichici ha molta fiducia in un medico che gli prescrive un “farmaco” che, in realtà, consiste solo in acqua e zucchero, ma che gli presenta come “efficacissimo”, egli può ricavarne dei benefici o, addirittura, la “guarigione”!

In tutto ciò v’è anche qualcosa d’altro: la segreta ed altrettanto infantile speranza, da sempre coltivata dagli esseri umani, di elevarsi di un gradino dalla loro condizione umana e di superarne i limiti cercando in loro od in altri i poteri di risolvere problemi ricorrendo semplicemente al desiderio di farlo (principio del piacere)!

Ciò rimane indipendente dalla reale esistenza o meno di un Dio così come concepito dagli esseri umani, poiché nessuno su questa Terra è in grado di dire con certezza che esiste o no. Possiamo solo godere, nell’ambito di come e quanto ci è possibile, del provvisorio privilegio che abbiamo avuto della vita, dei sentimenti e della conoscenza.

 

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