13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Mass Media e Pubblicità · Categorie:Senza categoria

MASS MEDIA E PUBBLICITA’

Dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi i mezzi di comunicazione di massa o mass media hanno assunto grande importanza, non solo per la circolazione delle informazioni e delle idee, ma anche per le influenze che essi possono esercitare sui modi di pensare e di comportarsi.

Negli ultimi anni, in Italia, con l’ingresso ed il grande successo di Silvio Berlusconi in politica, oltre che, già prima, nell’imprenditoria edilizia, televisiva e calcistica, il dibattito sull’influenza dei modi di pensare e dei comportamenti delle persone da parte dei mezzi di informazione di massa (televisione, radio, giornali, etc.) e di chi, in modi più o meno occulti od espliciti, li influenza o li gestisce, ha coinvolto anche i non esperti, per il possibile conflitto di interessi tra lui come ex- Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo e leader di partito e lui come privato imprenditore nel campo televisivo ed editoriale che può legiferare in funzione dei suoi interessi privati.

I mass media pongono dei problemi sociali, culturali, politici ed educativi nel momento in cui le loro influenze possono risultare sfavorevoli ad un armonico sviluppo psicologico individuale e/o ad una buona integrazione dei rapporti sociali.

Le influenze dipendono, certamente, da svariati fattori: per esempio, dal tipo di comunicazione (gli argomenti trattati, le notizie date, le interviste inviate in onda, etc.), dalla situazione in cui essa viene effettuata (il momento storico, il contesto, i commenti verbali ed extra-verbali, etc.), dalla personalità del ricevente (più o meno intelligente, acculturata, sana psichicamente, etc.) e così via. Di sicuro, mentre una sola o poche notizie di fatti negativi (violenze, corruzione, malaffare, immoralità, etc.) portano i riceventi ad indignarsi, la frequente ripetizione di esse porta, invece, a pensare che il mondo va in un certo modo e che, per non esserne le vittime e prevenire danni personali, bisogna adeguarsi!

Nel 1941, Orson Welles aveva proposto al grande pubblico il film “Quarto potere” che non lasciava dubbi al riguardo.

Oggi molti politici, pubblicisti e gestori di mass media si affannano ancora a cercare di negare il potere di influenzamento delle persone che hanno tali mezzi, invocando l’intelligenza e la libertà di scelta e di giudizio degli usufruitori. Ma si smentiscono di fatto quando lottano ed investono parecchi soldi, per influenzarli, possederli od “occuparli” in qualche modo.

Se non ne conoscessero il reale potere d’informazione e d’influenzamento, perché mai dovrebbero farlo?!

Anche molti industriali e commercianti investono molte risorse, in termini di tempo, capitali e tecnologie in messaggi pubblicitari che lanciano tramite i mass media più utilizzati dal grande pubblico o negli orari di maggiore ascolto o durante i programmi più seguiti, per tentare di aumentare le vendite dei loro prodotti, proprio perché anche loro sanno di potere influenzare le scelte ed i comportamenti di lettori di giornali e riviste, di spettatori televisivi e ascoltatori radiofonici destinatari dei loro messaggi. Riescono ad imporre questi ultimi anche sulle attività educative contrarie svolte da famiglie e scuole ed, anzi, si sostituiscono, spesso, ad esse nel proporre modelli di comportamento come “di successo” o “di felicità” in vari campi.

Se così non fosse, perché mai dovrebbero buttare i loro soldi?!

Da parte loro i gestori dei mass media, specialmente di quelli più commerciali, spesso, organizzano e scelgono le letture, i programmi ed i protagonisti di essi, proprio nella funzione di attirare l’attenzione di più lettori o ascoltatori possibile; di conseguenza, avere maggiori richieste di pubblicità soprattutto da commercianti ed industriali e potere, così, realizzare maggiori profitti.

Per attirare l’attenzione di più lettori, ascoltatori o spettatori, assecondano gli interessi delle masse che, come è noto, sono di bassi livelli culturali e, di conseguenza, anche la maggior parte dei programmi radiofonici o televisivi e delle letture pubblicate oggi, contrariamente a quanto accadeva in passato, sono diventati sempre più di basso livello culturale. Persino qualche Governo Italiano ha tagliato fondi, prima destinati alla cultura, all’istruzione ed alla ricerca scientifica e tecnologica che consentono maggiori capacità di comprendere ed analizzare criticamente la realtà e, di conseguenza, di migliorare le condizioni di vita ad una popolazione. Il Ministro Giulio Tremonti avrebbe sintetizzato ciò asserendo: “La cultura non si mangia!”. A parte che ciò risulterebbe stranamente detto da un ministro del Paese più ricco al mondo di storia, arte e cultura, per le ripercussioni positive che tale patrimonio ha sul turismo e, quindi, sull’ingresso di denaro in Italia, esso è certamente vero, nell’immediato. Ma, a lungo andare, solo la cultura può consentire di migliorare le condizioni di vita fisica e sociale di un popolo e di mangiare di più e meglio successivamente!

Più un popolo é ignorante e più é facilmente controllabile, rispetto ad un popolo che ha vari ed approfonditi strumenti di analisi della realtà che danno le possibilità di andare oltre le false apparenze che sono proposte spesso dai mass media e mettono nelle condizioni di agire in modi più opportuni!

Oppure, per raggiungere gli stessi scopi, scelgono o predispongono e pubblicano programmi o letture che li eccitano. Ciò é possibile “soddisfacendo” virtualmente i loro istinti tramite i prodotti mediatici con effetti che, il più delle volte, hanno la prevalenza sull’azione educativa contraria (perché volta al controllo degli istinti) svolta da scuole e famiglie. Essi possono, addirittura, distrarne l’attenzione dai frustranti loro problemi reali! Innanzitutto, si tratta degli istinti primari (fame e sete, sesso e socialità, ricerca della giusta temperatura, attività fisica e riposo, veglia e sonno, attacco di prede o fuga da pericoli, gioco e movimento, possesso di oggetti e dominio esercitato su altri individui, manipolazione di oggetti ed esplorazione di ambienti, stimolazione sensoriale, etc.) ed i correlati bisogni da “soddisfare”. Poi, degli affetti umani e dei correlati bisogni d’amare ed essere amati, proteggere ed essere protetti, rassicurare ed essere rassicurati, etc. da soddisfare pure in modi virtuali. Infine, dell’attività mentale e del correlato piacere di sapere, conoscere, pensare, fantasticare, ricordare, creare, immaginare, operare con simboli e segni, ordinare, etc. da soddisfare sempre in modi intellettuali.

Cioè, così facendo i mass media soddisfano “psicologicamente”, in modi compensatori, i bisogni ed i desideri degli usufruitori, ne attirano l’attenzione, accompagnano ciò alla pubblicizzazione di prodotti commerciali od elettorali, ottengono finanziamenti da industriali, commercianti e politici e realizzano profitti. I principali “miraggi” suggeriti sono Sesso, Soldi e Sport. Praticamente, sfruttano la tendenza naturale degli esseri umani a soddisfare in fantasia, nei limiti del possibile, i bisogni ed i desideri frustrati nella realtà. Giungono fino a “gratificarli” virtualmente con programmi sulla preparazione di succulenti cibi, persino durante i TG, per gratificarli, almeno temporaneamente, “riempiendogli gli occhi” o, persino, “la bocca” (tramite la stimolazione visiva della produzione di acquolina). I gestori dei mass media lo fanno, innanzitutto, per soldi o per far conoscere al mondo il loro pensiero attraverso i modi ed i temi delle loro pubblicazioni e, secondariamente, per aiutare amici o politici nella loro corsa al potere o per altri motivi. Gli industriali ed i commercianti sano i mass media, innanzitutto, allo scopo di indurre gli usufruitori a comprare oggetti di tutti i tipi, a volte, anche inutili. Questi ultimi aspirano a possederli e li comprano, perche’ la vista di tali oggetti o la sola fantasia di goderne sensorialmente l’uso stimola la produzione di dopamina che eccita il S.N.C. ed induce comportamenti consumistici piu’ che di adesione a valori ideali.

Per quanto riguarda le relazioni tra mass media e politica, anche i politici, specialmente quelli più spregiudicati o criminali, in campagna elettorale possono utilizzare i mass media, per sfruttare gli interessi e i desideri degli elettori, a vantaggi propri o delle loro fazioni. Promettono all’elettorato futuri provvedimenti legislativi che motivano in qualche modo, ma che sono basati non su progetti di medio o lungo periodo di realizzazione di modelli di società o sulla considerazione di interessi comuni; bensì, su particolari desideri o bisogni economici o sociali o di altro tipo, specialmente quelli più immediati e concreti, sentiti da certe categorie di elettori. Grazie ad essi e ad una sorta di voto di scambio con gli elettori, tali politici cercano di farsi votare, per potere poi fare in Parlamento i loro interessi personali o di fazione. La speranza di tali elettori è che i politici, dopo le elezioni, mantengono le promesse fatte. Dimenticano che solo dalla realizzazione di interessi generali si possono ricavare benefici per tutti senza causare squilibri sociali, economici o politici che, prima o poi, si riverberano negativamente anche su di loro. Infatti, dopo le elezioni, le promesse di quei politici, di solito, risultano irrealizzabili, se gli eletti tengono conto degli interessi di tutti, o causano i suddetti squilibri, fino allo sfascio delle Stato, se, invece, gli eletti perseguono solo interessi di parte. I politici possono usare i mass media in modi ancor più sofisticati che qui, per esigenze editoriali, non si reputa opportuno esporre.

Qualche gestore razionalizza tale abuso dei mass media dicendo, eufemisticamente, che “alla gente piace sognare” o nobilita le sue intenzioni dicendo che organizza i suoi programmi “on demand”. In realtà, la maggior parte di loro sfrutta i bisogni e i desideri della gente a fini di lucro o ad altri fini occulti!

Non è un caso che molti dei personaggi televisivi, pur essendo di scarsa cultura od intelligenza o di bassa moralità personale, sono selezionati per realizzare programmi televisivi, solo perché esercitano un forte “sex appeal”, e che due delle industrie che meno hanno risentito della recente crisi economico-finanziaria sono state proprio quelle del porno e dell’estetica!

Al riguardo si può consultare anche Eros e Psyche che, anche in questo stesso sito, è stato il più selezionato e letto dai navigatori in internet per molto tempo!

Li sfruttano, fondamentalmente, producendo programmi o pubblicando letture con scene o storie o spettacoli nei quali i destinatari dei messaggi (“target”) vengono coinvolti psicologicamente o ideando personaggi coi quali questi ultimi si possono identificare. Il tentativo è quasi sempre quello di attirare la loro attenzione e suggerire loro, contestualmente, in modi più o meno occulti e più o meno indiretti, scelte e comportamenti; soprattutto, di acquisto di servizi o degli stessi spettacoli o di oggetti spesso di nessuna utilità pratica o progettati per durare il tempo della loro garanzia, onde indurli a ricomprarne altri nel più breve tempo possibile. In questo caso sfruttano il naturale piacevole eccitamento psichico che dà, di per sè, lo spendere soldi od il procurarsi oggetti che divengono per chi li compra e li possiede “fonti dell’Io”, cioè “fonti” dalle quali trarre il proprio senso di identità. Fondamentalmente, inducono dei bisogni che sono funzionali più agli interessi commerciali di chi commissiona programmi, letture o spettacoli vari e di chi li pubblicizza che a quelli dei destinatari!

Gli effetti possono essere di sola informazione o anche di imitazione degli “eroi” delle storie e delle scene presentate o raccontate, anche se sono “eroi negativi”, fino a tenere comportamenti iperconsumistici o ipererotici o iperaggressivi o di altri tipi; oppure, possono essere di catarsi, una sorta di “soddisfazione virtuale” od “in fantasia” dei bisogni con l’effetto di alleviarli od, ancora, possono consistere nel favorire una percezione del mondo correlata in modi direttamente proporzionali ai tipi di messaggi inviati, quando essi sono simili e ripetuti nello spazio e nel tempo, od, infine, possono essere di alienazione più o meno grave e più o meno permanente dal mondo stesso (si pensi a certi programmi e letture che enfatizzano il “misterioso”, l’irreale, il fantastico).

Secondo uno studio svolto da G. Gerbner e L. Gross in U.S.A., non è la conoscenza di una singola notizia di violenza o di corruzione o disonestà o scandalo o di conflitti sociali o di tensione distruttiva tra gruppi di interesse o di inquinamento come forma di minaccia collettiva che può influenzare il modo di pensare o di agire della gente, poiché, anzi, di solito, di fronte ad essa si reagisce con orrore o sdegno od altro risentimento. E’ la ripetuta o frequente diffusione delle suddette notizie o di scene di violenza o di corruzione o di immoralità che contribuiscono a far concepire il mondo come caratterizzato da violenza e corruzione diffuse (cioè, in modo fobico) ed a indurre ansia o smarrimento o comportamenti di adeguamento alla situazione percepita.

Per quanto riguarda, l’influenza sulla personalità delle storie e dei giochi di violenza non deve esserci dubbio che se il personaggio vincente (eroe) è un violento gli spettatori ed i giocatori tenderanno ad identificarsi in lui; specialmente, i più giovani, i più emotivi, i più arretrati culturalmente ed i più ignoranti. In esperimenti svolti ad Amsterdam nel 2013 su giovani che avevano fatto giochi violenti e che risultavano vincitori su dei rivali sconosciuti che avevano partecipato telematicamente agli stessi giochi, dopo la fine dei giochi, adottavano comportamenti e pensieri più violenti di prima. Molto probabilmente, l’amigdala eccitata in tali circostanze influenza la corteccia nell’adottare pensieri e comportamenti violenti.

Alcuni pubblicitari e politici, ai suddetti fini, hanno utilizzato persino messaggi “sub liminari”; cioè, occulti alla percezione visiva dei destinatari, per potere influenzare le loro scelte, le loro opinioni ed i loro comportamenti senza che se ne accorgessero. Ma, anche senza ricorrere ad inganni di tale tipo, i messaggi lanciati dai mass media (scene, notizie), anche quando sono solo di cronaca e non intendono essere intenzionalmente diseducativi, inducono una percezione del mondo che è direttamente correlata, come già scritto prima, alle notizie che danno. Ciò accade, soprattutto, con gli individui più “deboli”: quelli più ignoranti od arretrati, quelli più giovani (v. “La questione giovanile in Italia”, in questo stesso sito) o coi maggiori deficit cognitivi, quelli più emotivi e più suggestionabili.

Per esempio, il “bombardamento” continuo con notizie di corruzione morale e legale, soprattutto da parte di chi dovrebbe essere di esempio per gli altri (governanti, personaggi pubblici, giudici, genitori, amministratori, insegnanti, etc.) induce la percezione di un mondo così caratterizzato e può indurre anche la scelta d’adeguarsi ad esso, creando un circolo vizioso di difficile interruzione.

Dunque, i problemi non derivano dai mezzi di comunicazione di per se stessi, ma dall’uso che se ne può fare.

Siccome le scene e le storie raccontate, fantastiche o di cronaca, sono sempre più di violenza, di edonismo, di volgarità sessuali o lessicali e di acquisto di oggetti, si osserva tra le conseguenze di ciò:

1) l’impoverimento culturale dei programmi e delle letture;

2) un più alto uso da parte del grande pubblico di quei mass media che producono i programmi di livello più basso;

3) il maggiore arricchimento e dominio nel campo della comunicazione e dello spettacolo di questi ultimi che occupano sempre più gli spazi disponibili, per le più ingenti disponibilità finanziarie a loro disposizione e le maggiori possibilità di investimento che derivano ad essi dalla maggiore pubblicità che fanno gli industriali ed i commercianti interessati a vendere i loro prodotti, rispetto ai mass media meno seguiti dal grande pubblico, perché più impegnati culturalmente;

4) la maggiore attenzione dei pubblicitari a stimolare i comportamenti e le scelte di consumo di beni materiali od edonistici che interessano maggiormente gli industriali e i commercianti che li finanziano e, da parte dei gestori dei mass media, la minore attenzione ai programmi destinati all’educazione ed alla formazione disinteressate dei destinatari dei messaggi, soprattutto dei più giovani;

5) la sempre minore possibilità, per il pubblico più esigente, di trovare programmi culturalmente più impegnati, specialmente in prima serata;

6) per le masse, la sempre minore capacità di analizzare, di valutare e di scegliere, in modi liberi e consapevoli totalmente, le letture ed i programmi radiofonici e televisivi, nonostante la varietà di essi, e

7) la tendenza ad indurre comportamenti acritici, soprattutto consumistici.

Il comportamento umano non si regola solo con l’azione naturale degli istinti, da un lato, e con la contro-reazione convenzionale dei codici penale e civile, dall’altro. Si regola anche con la cultura: le usanze e le tradizioni, l’educazione ricevuta a scuola ed in famiglia, gli esempi dati da amici e colleghi ed, in modo particolare, dai personaggi pubblici (politici, amministratori, attori, cantanti, sportivi, giudici, poliziotti, medici, insegnanti, etc.), i contenuti ed i metodi dei messaggi pubblicitari, etc. Per questi motivi, sulla base della consapevolezza delle influenze che possono esercitare sugli altri, i personaggi pubblici e pure i gestori dei mass media dovrebbero sentire il dovere di evitare di dare esempi negativi di comportamenti personali loro e/o di personaggi inventati; in special modo, dovrebbero fare ciò i politici, perché hanno mandati popolari da rispettare e sono pagati lautamente dallo Stato; cioè, coi soldi dei cittadini!

Ciò ha fatto dire al Grande Papa Karol Vojtyla che quanto sopra esposto comporta un “neoedonismo materialista”.

Anche Papa Benedetto XVI, alla Giornata delle comunicazioni Sociali dell’01-01-08, ha scritto: “I mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, […] hanno contribuito […] all’alfabetizzazione e socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra popoli. [Ma] è presente il rischio che si trasformino in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate da interessi dominanti del momento. E’ il caso della comunicazione usata [non a fini di servizio, ma: n.d.a.] a fini ideologici o di collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Col pretesto di rappresentare la realtà, di fatto, essi tendono a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte, essi non esitano a ricorrere a trasgressioni, volgarità e violenza”.

Ciò ha anche l’effetto di soddisfare dal punto di vista sensoriale la massa di usufruitori e di farne dei consumatori soprattutto di prodotti materiali in funzione degli interessi dei principali finanziatori dei mass media (soprattutto, industriali e commercianti). Come ha scritto Erich Fromm, in “Essere o avere”, valorizza più l'”avere” che l'”essere” degli usufruitori. Ha pure l’effetto, già rilevato da Emile Durkheim, di causare un pieno di valori materiali ed un vuoto di valori morali, che sono il collante delle società sane, e di fare spazio ad una “anomia” che tende a sfasciare i rapporti umani, che caratterizzavano le società preindustriali, e ad ipervalorizzare oggettualizzanti rapporti interpersonali di interesse.

Ma anche l’effetto di non informare in modi equilibrati sulla realtà e di non fornire alle grandi masse di usufruitori dei mass media adeguati strumenti intellettuali d’analisi di essa con la conseguenza di tenerli nell’ignoranza e che i gestori dei “mass media” possono controllarne con più facilità i comportamenti ed i modi di pensare.

A tal fine, anche gli antichi Romani utilizzavano i “circenses” (soprattutto, i gladiatori e gli spettacoli nei circhi), ma si preoccupavano anche di procurare al popolo il “panem” (il pane)!

Si potrebbe concludere, parafrasando Platone: “Le cose della Terra sono delle ombre di idee pure [delle proiezioni come si dice oggi: n. d. a.]. Tra di esse esistono ‘false ombre'”, cioè dei falsi, come si dice oggi, e tra di esse sono da annoverare certe immagini e dati forniti dai mass media che non hanno valore scientifico nè artistico. Al fine di avvicinarsi all’essenza della conoscenza delle cose, cioè degli oggetti e soprattutto degli avvenimenti, bisogna liberarsi da tali ‘false ombre’, perché sono illusorie, e concentrarsi sulla realtà. Per quanto la percezione di quest’ultima sia distorta soggettivamente, sarà più vicina all’essenza della conoscenza, rispetto alle ‘false ombre’ che allontanano da essa! [n. d. a.]

Bibliografia dell’autore.

Cammarata Salvatore – Parlare coi figli non basta. Bisogna dire le cose giuste –

Secolo d’Italia, 03-03-2001.

Cammarata Salvatore – Criminali per futili motivi – Secolo d’Italia, 29-06-2001.

Cammarata Salvatore – I figli? Non solo piezz’e core – Secolo d’Italia, 11-04-2002.

Cammarata Salvatore – Per Natale regaliamo una favola – Secolo d’Italia, 18

dicembre 2001.

Cammarata Salvatore – Giovani in fuga…nel regno dell’occulto – Secolo d’Italia, 30

marzo 2001.

Cammarata Salvatore – La noia ospite della casa del “Grande Fratello” – Secolo

d’Italia, 09 ottobre 2001.

Cammarata Salvatore – Quel “male oscuro” che dilaga tra i giovani – Secolo d’Italia,

11 aprile 2001

Cammarata Salvatore – Perché quei giovani cercano la morte? – Secolo d’Italia, 29-

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Cammarata Salvatore – Giovani per più lungo tempo – La Sicilia, 11-04-2001.

Cammarata Salvatore – Noto, troppi atti vandalici contro i monumenti – Giornale di

Sicilia, 22-08-1999.

Cammarata Salvatore – Mazara, grande folla ai funerali del giovane Salvatore

Calandrino – La Sicilia, 24-08-1999.

Cammarata Salvatore – Anziani. In estate trascurati come mai – Giornale di Sicilia,

12-06-1985.

Cammarata Salvatore – L’indifferenza, l’altra faccia della società – Secolo d’Italia,

26-10-2000.

Cammarata Salvatore – Perché il no ai soccorsi – La Sicilia, 04-09-1999.

Cammarata Salvatore – Stupro, non sol origini genetiche – La Sicilia 09-02-2000.

Cammarata Salvatore – Soli come cani, soli come anziani – Secolo d’Italia, 08-08-

2001.

Cammarata Salvatore – Mass media e comportamento violento – Atti dell’XI

Congresso Nazionale su L’aggressività in medicina

psicosomatica, Messina, 28-31 maggio 1987.

Cammarata salvatore – Giovani mammoni? Si fa presto a dirlo – Secolo d’Italia, 26-

10-2000.

Cammarata Salvatore – Scuola e psiche, all’Usl di Noto un programma di

prevenzione – Giornale di Sicilia, 05-10-1995.

Cammarata Salvatore – Noto, dalla terapia “rapida” una nuova speranza ai drogati –

Giornale di Sicilia, 13-09-1995.

Cammarata Salvatore – Stupri? Forse c’è troppa libertà nei rapporti sessuali – La

Sicilia,05-09-1995

Cammarata Salvatore – Approfondimento: la questione giovanile – The International

Association of LIONS Clubs, Sicily, Augusta Host, Anno

Sociale 2007-2008.

Cammarata Salvatore – Devianze precoci e rischio – La Sicilia, 15-04-2001.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 24 Ottobre 2013 01:07)

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