13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Psicologia del calcio · Categorie:Senza categoria

PSICOSOCIOLOGIA DEL CALCIO

Si sono giocati i mondiali di calcio in Sud Africa e ’Italia è stata malamente eliminata giocando in maniera pessima, inaspettata anche dalla maggior parte degli esperti.

Gli italiani ci sentiamo un po’ tutti “esperti”. Il calcio è uno degli sport più seguiti al mondo. Questo sito è già stato visitato da 33 nazioni ed anch’io, in questo mese di giugno 2010, mi voglio cimentare nel dire la mia da un punto di vista professionale.

Intanto, bisogna spiegare perché il gioco del calcio appassiona così tanto in tutto il mondo. Perché esso consente una “canalizzazione” ed una “soddisfazione” degli istinti aggressivi (battere ed umiliare avversari) e/o di dominio (essere più forti di altri, essere i primi, vincere coppe e campionati) in modi socialmente regolamentati e, perciò stesso, accettabili. E’ una sorta di psicodramma di massa, perché consente tale “soddisfazione istintuale” in modi regolamentati da leggi scritte o no e limitati nel tempo potendo, di solito, alla fine di una partita o di un torneo, ripristinare l’autocontrollo istintuale e tornare a comportamenti di convivenza pacifica con gli altri. Tale “soddisfazione” non avviene allo stesso modo per tutti gli appassionati: si va dalla tranquilla persona di fantozziana memoria che si agita in poltrona e partecipa emotivamente alle vicende della squadra del cuore “soddisfacendo” i suoi impulsi a casa sua, di fronte alla TV che trasmette la partita della “squadra del cuore” (per un processo psicologico cosiddetto della “sublimazione”), al tifoso psicopatico, armato di spranghe e/o coltelli, che va allo stadio per “scaricare” i suoi impulsi aggressivi o di dominio ipersviluppati sui tifosi avversari e/o sui poliziotti addetti all’ordine (si può vedere, al riguardo, anche Personality Disorders in questo stesso sito). Gli “scarichi” più violenti si possono osservare in quei gruppi nei quali monta l’aggressività od il senso di dominio ed il senso di appartenenza e di potenza del gruppo. Quest’ultimo facilità lo scardinamento dei “freni inibitori” degli istinti ed induce coloro che hanno maggiori difficoltà a controllarli e persino coloro che sono solitamente tranquilli a diventare violenti (“effetto del branco”). Non è un caso che la passione per calcio riguarda prevalentemente i maschi: le ghiandole del nostro corpo, nella grande maggior parte dei casi, producono fisiologicamente, più di quello delle femmine, ormoni androgeni che inducono i suddetti comportamenti aggressivi e di dominio. Esso appassiona un po’ tutti, poiché, attraverso l’identificazione con una squadra o con alcuni giocatori, consente di cercare e di trovare, in caso di vittorie, quelle gratificazioni che compensano le frustrazioni che la vita comporta un po’ per tutti. Una volta “investita” una squadra od anche un solo giocatore particolarmente in vista di “rappresentare se stessi” si difendono a spada tratta anche di fronte alle evidenze contrarie alla opportunità di farlo!

Naturalmente, oggi, almeno nel Mondo Occidentale, il calcio è divenuto anche un “business”, per investitori, ed un lavoro, per giocatori ed impiegati in squadre di calcio e in “fans club”, proprio per i suddetti motivi che ne hanno consentito la diffusione a livello di masse in tutto il mondo. Esso può anche essere usato a scopi educativi se si addestrano, soprattutto, i giovani a rispettare le regole del gioco (ciò che li abitua a rispettare le regole anche in società), a rispettare gli avversari (cioè, gli altri in generale), a superarli tecnicamente e/o tatticamente e non ricorrendo a falli (cioè, abituarli a competere con gli altri correttamente e non disonestamente), a scambiare il pallone coi compagni (cioè, a collaborare ed a fare gruppo che è un fattore di vittoria), a farlo secondo strategie studiate a tavolo prima della partita (cioè, ad operare secondo criteri razionali) ed a partecipare a campionati o coppe avendo degli obiettivi da raggiungere e delle strategie per raggiungerli (cioè, a fare progetti di vita).

Così come sono vari i motivi che possono appassionare al calcio sono vari anche i modi di giocare al calcio che si possono osservare nel gioco spontaneo dei ragazzi e, specialmente fino a qualche tempo fa, anche in varie popolazioni. La diffusione delle informazioni e l’emigrazione di calciatori ed allenatori, soprattutto tra squadre di club, oggi stanno mescolando le carte. Ma è possibile ancora notare tra squadre nazionali delle diversità nel modo di giocare che riflettono la diversità cultura dei vari popoli. Mentre, i vari modi di giocare al calcio espressi dalle squadre di club possono esprimere la “filosofia” di gioco del loro allenatore o del loro presidente.

A meno che l’allenatore di una nazionale sia straniero ed abbia il tempo e la possibilità di portare un diverso modo di concepire il gioco, rispetto a quello spontaneo indigeno. Si pensi, per esempio, ad alcuni allenatori occidentali che, in questi mondiali, hanno portato cambiamenti “razionali” ai modi di giocare tendenzialmente “istintivi” e “fisici” delle squadre africane od all’allenatore Fabio Capello (italiano) che ha portato modifiche più “riflessive” ai tradizionali modi di giocare più “disinvolti”, basati sulla corsa e sull’attacco, della squadra inglese.

Si pensi alle squadre di calcio del Brasile. Esse hanno sempre giocato e dato il meglio sfruttando la fantasia, l’estro e la libertà da rigidi schemi di gioco dei singoli giocatori e, così, hanno riflettuto la semplicità, la gioia di vivere ed il modo di vivere basato sulla improvvisazione, alla giornata, del loro popolo. Al contrario, si pensi alle squadre nazionali del Nord Europa (Germania ed Olanda in testa, ma anche Belgio, Svezia, Norvegia e Danimarca). Esse hanno sempre giocato e dato il meglio dal punto di vista calcistico basando il loro gioco sull’organizzazione e la coralità, sulla razionalità e sull’efficacia degli schemi o geometrie di gioco; non tanto sulle individualità e sull’improvvisazione (non a caso, la Germania è stata 12 volte semifinalista e ha giocato più partite nei tornei mondiali e l’Olanda fa scuola per il gioco “a zona”). Oppure, si pensi alle squadre sud-americane (l’Argentina in testa, ma anche il Cile, la Colombia od il Paraguay) ed alle spagnole: esse hanno ottenuto il meglio da se stesse quando sono scesi in campo giocatori che, oltre a mettere grande impegno personale, sono stati caratterizzati da grande tecnica individuale (per capacità di palleggio) riflettendo così l’orgoglio e la fierezza (“il sangue caliente”) che quei popoli tendono ad abbinare al vivere alla giornata (improvvisazione).

Lo stesso Diego Armando Maradona, che è stato probabilmente il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi e che, forse, ha superato anche il mitico brasiliano Pelé, ha dato il meglio di se stesso nella sua nazionale di calcio ed anche nel Napoli, la squadra della Città italiana che, per molti aspetti, è più una città “sud-americana”!

L’Italia ha giocato le migliori partite quando ha abbinato ad una certa organizzazione di gioco l’estro e la creatività individuale di alcuni suoi giocatori come Roberto Baggio, Roberto Bettega, Gaetano Scirea, Mario Corso, Gianni Rivera, Paolo Maldini, Paolo Rossi, Gianfranco Zola, Sandro Mazzola ed altri. Allo stesso modo di come gli Italiani, solitamente, danno il meglio di sé basandosi su un’organizzazione sociale che non raggiunge quella di altre Nazioni del Nord Europa, ma che è certamente superiore a quella tipica dei Popoli sud-americani e del sud-europei, che abbinano alla creatività ed all’estro. Infatti, l’Italia non è famosa nel mondo per le grandi organizzazioni industriali o di ricerca scientifica, ma per la creatività di singoli individui nella moda, nell’arte, nel “design”, nella musica, etc. che si esprime soprattutto nell’artigianato e nell’attività delle piccole e medie imprese. A voler essere completi e sinceri, l’Italia è anche famosa, purtroppo, per la diffusione della corruzione e delle pratiche truffaldine che stanno distruggendo la civile convivenza. Ed anche questo si riflette nel modo di giocare al calcio: infatti, i giocatori italiani sono famosi nel mondo anche per essere i più simulatori di falli subiti; cioè, per tentare di ottenere ciò che non spetta loro con l’inganno!

Tali modi di agire, insieme a tanti altri pessimi esempi di politici, amministratori, divi e dive dello spettacolo e vari personaggi pubblici, ha un riverbero negativo sull’intera popolazione, poichè rinforza comportamenti tendenti a procurarsi da vivere con sotterfugi ed inganni che, al momento in cui si mettono in pratica, possono procurare dei vantaggi, ma, alla lunga, diffondendosi tra la popolazione la pratica di essi, risultano controproducenti, poiché, ingannandosi e truffandosi a vicenda, si procurano dànni reciproci e non si fa il bene di tutti.

Quest’anno il selezionatore Lippi ha puntato tutto sul gruppo ed ha lasciato a casa i giocatori di talento che abbiamo in Italia, memore del successo ottenuto nel Campionato del Mondo di quattro anni fa, quando l’Italia fu uno dei “teams” più uniti e solidali e questo fu certo un fattore di successo. Certamente, lo spirito e la solidarietà di gruppo sono indispensabili al buon funzionamento e rendimento di qualsiasi tipo di gruppo, non solo sportivo. Ma essi non sono sufficienti a dare buoni risultati. Occorre avere anche una organizzazione razionale dell’atttività da svolgere e questa deve avere caratteristiche di efficienza (è più efficiente il gioco che, col minor numero di passaggi, cioè quello in profondità, mette un giocatore della squadra in condizioni di fare gol come, per esempio, quello adottato dalla Germania in Sud Africa) e di efficacia (è più effficace il gioco che, basandosi su una strategia concepita prima di entrare in campo, consente di raggiungere gli obiettivi prefissati come, per esempio, quello dell’Olanda, basato sulla strategia del controllo di tutte le zone del campo individuate prima, e quello della Spagna, basato sulla strategia di mantenere il più possibile il possesso della palla, consentito dalle conosciute capacità di palleggio dei suoi giocatori, sempre in Sud Africa) per produrre buoni risultati. Se, inoltre, sono presenti nel gruppo membri che hanno individuali capacità straordinarie, come i calciatori nominati sopra, i risultati possono essere ottimi (come nel caso del Brasile che ha vinto più Coppe del Mondo). Naturalmente, una partita si può vincere con un gol “trovato”, come è successo alla Spagna nella finale in Sud Africa. Ma in un torneo o in un campionato di calcio così come in qualsiasi attività lavorativa prolungata nel tempo e nella vita, in genere, non si va lontano senza un gruppoo solidale, un’organizzazione efficiente, una strategia efficace e membri validi! Questi alcuni degli insegnamenti che si possono ricavare dal gioco del calcio.

Al riguardo, si può leggere anche “La questione giovanile in Italia” in questo stesso sito.

L’Italia vista ai Mondiali del Sud Africa, almeno al di qua del teleschermo, non ha espresso alcun gioco organizzato né alcuna particolare individualità né la grinta tipica degli argentini e degli spagnoli né l’estro e l’inventiva che altre volte Essa ha espresso grazie ad alcuni suoi giocatori.

Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Lippi, prima della spedizione in Sud Africa, che la compattezza che mostrò l’Italia quattro anni fa fu dovuta a fattori extra-calcistici (allora era scoppiata “calciopoli” e molti giocatori e persino suo figlio erano stati accusati o sospettati di corruzione e/o di frode, la qual cosa aveva avuto effetti di “compattamento” del gruppo selezionatore-giocatori mettendoli su una posizione difensiva comune). Inoltre, quattro anni fa erano presenti in campo Pirlo, Del Piero, Totti e qualche altro che, pur non raggiungendo i livelli tecnici dei campioni citati prima, erano capaci di inventare, più degli attuali giocatori messi in campo, giocate tali da liberare se stessi od altri compagni di fronte la porta avversaria e metterli in grado di fare gol, quel gol che l’attuale squadra ha fatto una grande fatica a trovare!

Probabilmente, se avesse portato anche Balotelli e Cassano o se avesse fatto giocare Quagliarella, prima dell’ultimo quarto d’ora di campionato, tutti giocatori dai “piedi buoni”, anche se neanche questi raggiungono i livelli tecnici dei giocatori menzionati allo inizio, avrebbero potuto inventare giocate che avrebbero consentito a loro od loro ai compagni di fare quei gol che avrebbero evitato all’Italia la figuraccia che ha fatto davanti a tutto il mondo calcistico!

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