13. aprile 2013 · Commenti disabilitati su Psicologia del mancato soccorso · Categorie:Senza categoria

PSICOLOGIA DEL MANCATO SOCCORSO

 

Continua lo stillicidio di persone investite e non soccorse sulle strade italiane e non solo. Ricordo qualche caso tra i più “eclatanti” di qualche anno fa. Un giovane si lasciò cadere dall’alto su una spiaggia piena di bagnanti, nessuno lo soccorse, morì ed i bagnanti continuarono a prendere il sole!!! A Milano un uomo fu investito, prima, da un’auto, poi, da un’altra ed, infine, da una moto e nessuno dei tre autisti investitori si fermo per soccorrerlo!!!

Nella vecchia società contadina e pre-industriale cose del genere accadevano difficilmente, perché esse erano regolate soprattutto da rapporti umani, prima che di interesse, che rinforzavano il senso di responsabilità verso gli altri. Ricordo che, da bambino, vi era grande senso di appartenenza e di solidarietà tra gli abitanti di un quartiere al punto che, anche di notte, se si aveva bisogno dell’aiuto di una vicina di casa lo si chiedeva ed otteneva senza alcun problema. Oggi, invece, nei condomini si vive appartati, appunto, in…appartamenti o, peggio, si è in rapporti conflittuali coi condomini. Nelle società industriali e post-industriali di oggi, infatti, hanno avuto il sopravvento l’individualismo e l’egoismo, i rapporti di interesse ed il tornacontismo, il cinismo e l’avidità per il denaro ed il benessere sensoriale.

Un investimento stradale può avere conseguenze in campo penale (p. es., omicidio colposo o lesioni) o civile (p. es., penalità pecuniarie) per l’investitore e questi, di solito, preferisce fuggire sperando di non essere individuato, pur di tentare di evitare quelle possibili conseguenze per lui, anche a  costo che l’investito rischia di morire per terra e, magari, di lasciare al mondo dei figli ed un coniuge!

Nel primo esempio riportato, invece (il morto in spiaggia), di solito, non è l’indifferenza o l’apatia o l’angoscia che determinano il mancato soccorso, poiché tali casi, per lo più, si verificano, nei disturbati psichici. Quando il mancato soccorritore si trova in mezzo ad altri, pur avendo notato l’emergenza, tende a “nascondersi” in mezzo alla folla, finge di non aver visto, spera ed attende che qualcun altro intervenga, allo scopo di evitare responsabilità e “rogne” e potere continuare ad occuparsi delle faccende sue proprie; oppure, solo allo scopo di evitare di sentirsi in imbarazzo, che gli deriva dal sentirsi osservato, per non sapere bene come comportarsi in quei casi.

Nei casi di mancati soccorritori non affetti da disturbi psichici prevale, cioè, l’istinto egoistico di sopravvivenza individuale (vedasi, al riguardo, Personality Disorders in questo sito) e ciò costituisce un regresso, rispetto ai livelli di socialità raggiunti dai precedenti tipi di società.

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